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Vetriolo – Giornale anarchico – Numero 2 – Autunno 2018

Vetriolo – Giornale anarchico – Numero 2 – Autunno 2018

E’ passato del tempo. Dopo un anno pubblichiamo un numero di Vetriolo, il numero 2. Fino ad ora non abbiamo dato al giornale una periodicità più assidua e nemmeno lo abbiamo voluto. Non che in questo tempo non avessimo avuto qualcosa da dire, anzi. D’altronde non abbiamo mai strenuamente inseguito la possibilità di dare una periodicità molto stretta alla pubblicazione, che per la propria forma (sia con testi di agitazione, d’analisi e di “attualità” più o meno brevi e concisi, sia con articoli teorici più estesi e complicati) non vi si addice. Allo stesso tempo desideriamo fare uscire il giornale in tempi non troppo dilatati. Comunque pensiamo che questo giornale sia uno strumento importante per il movimento anarchico aldilà dei tempi con cui riesce ad uscire. Le pagine di Vetriolo sono sempre state e continueranno ad essere un mezzo destinato alla discussione, al confronto e allo scontro tra anarchici. Questo giornale continuerà a dare spazio e tempo al dialogo e al dibattito tra rivoluzionari, anche a quelli che si trovano ad essere imprigionati. In questo numero vi sono alcuni scritti e articoli di Marco, Anna e Alfredo, imprigionati a seguito degli arresti per l’operazione repressiva “scripta manent” del 6 settembre 2016.

Gli anarchici si sono sempre appropriati di strumenti per alimentare, col dibattito e le azioni, le idee anarchiche e l’anarchismo stesso. Su questo giornale si cercherà di continuare a dare dello spazio e del tempo per il dibattito, la polemica, la riflessione, l’approfondimento, l’analisi. Non ci stancheremo di ripeterlo, si tratta di aspetti che riteniamo ben distanti e differenti dalle chiacchere, dalle sterili opposizioni, dai luoghi comuni e dalle beghe che, a nostro avviso, affliggono alcuni contesti del movimento anarchico. In quest’ottica, questo giornale non sarà mai rappresentativo, soprattutto di una qualche fazione, “tendenza” o linea da seguire o cui attenersi. Non abbiamo pensieri da contemplare, personaggi da ammirare e nemmeno bandiere da sventolare. Abbiamo, invece, la coscienza della netta differenza di determinate convinzioni nostre rispetto ad altre. Abbiamo la consapevolezza che la rinuncia dell’anarchismo significa la rinuncia di ogni possibilità rivoluzionaria e sovvertitrice. Abbiamo la volontà e l’intenzione di mettere al bando ogni gretta superficialità.

Oggi pare che, in tanti, sempre più, ci accontentiamo di assimilare fatti e nozioni facilmente memorizzabili e condivisibili. Le beneamate cose oggettive, immediate. Nulla di così complicato, e ben poco su cui poter riflettere. C’è chi esalta una vera e propria ignoranza, rigettando “la teoria” come qualche cosa di inopportuno, di noioso, di secondario. Perfino come qualcosa di autoritario. Difatti, non a caso, può capitare di sentirsi dire di “voler fregare” e ingannare qualcuno solo esponendo ed esprimendo le proprie idee. Ignoranza rivoluzionaria? Certo che no. Queste miserie sono tipiche di chi non riesce a percepire come complementari il pensiero e l’azione. Desideriamo che questo giornale non venga “fruito” passivamente, che il pensiero non resti cristallizato tra le righe e le colonne di una pubblicazione, ma che possa animare i dibattiti esistenti tra anarchici, contribuendo alla chiarificazione di intenti e prospettive, dando spazio ai vari aspetti della lotta antiautoritaria contro il potere. Proprio per questo invitiamo i compagni interessati a farsi carico della diffusione del giornale nei propri luoghi e in maniera più ampia possibile, e invitiamo anche a fare pervenire riflessioni e critiche.

Sappiamo che si tratta di un progetto ambizioso. Questo giornale raccoglie dei pensieri, ma non li raccoglie come un semplice contenitore. Ha la pretesa di volere esplorare svariati “fili” di lettura, di analisi e di riflessione che, di volta in volta, vengono approfonditi e sviscerati. Per cui, per ogni numero, non ci limitiamo a raccogliere dei testi, degli articoli, a metterli in fila e a comporli nel giornale. Inoltre una buona parte dei testi sono destinati e ideati specificatamente per questa pubblicazione, hanno un preciso significato in questo progetto. Ogni volta torniamo ad analizzare delle questioni, dei pensieri e delle idee che riteniamo importanti, necessarie o impellenti, e con queste intendiamo anche procedere nella comprensione della realtà che ci circonda. Abbiamo questa ostinazione, questa sorta di ottusità cui non vogliamo rinunciare. E voler comprendere non è, necessariamente, sinonimo di volere essere comprensibili per chiunque.

In particolare in questo numero abbiamo “scoperto” una spontanea “cospirazione” fra i principali articoli redazionali verso il tema dell’interpretazione da dare alla rivoluzione tecnologica in corso. Ne ha parlato Alfredo Cospito nella sua intervista, di cui abbiamo pubblicato la prima parte e che finiremo di divulgare nei prossimi mesi; l’abbiamo affrontata dal punto di vista filosofico dello “statuto teorico” da (non) dare al concetto di Natura, criticando i fraintendimenti metafisici all’interno dei movimenti ambientalisti; l’abbiamo ripreso anche da un punto di vista storico, sull’articolo dedicato alla nascita dello Stato, individuando nella transizione tra la cosiddetta Età del Bronzo e l’Età del Ferro il momento storico nel quale le società autoritarie implementano la loro struttura militare e la divisione del lavoro ad essa necessaria. Ma non ci siamo fermati alla teoria, abbiamo “osato” interpretazioni a nostro avviso fondamentali per comprendere l’attualità. Come nel numero precedente avevamo osservato la crisi sociale che le nuove tecnologie avrebbe recato alle classi più povere dell’umanità (a partire dal tema occupazionale, vero e proprio tabù per la riflessione anarchica degli ultimi anni), questa volta ci siamo spinti ancora oltre: abbiamo ipotizzato che le nuove tecnologie siano direttamente correlate con la cosiddetta “crisi della globalizzazione” (perché sfruttare un bambino in Vietnam, quando i padroni potranno “stamparsi” le scarpe direttamente con le stampanti 3D?) e che fenomeni come la Brexit, Trump, Orban, Salvini, ecc., siano il prodotto di questa tendenza storica verso un nuovo nazionalismo robotico.

Insomma analisi teoriche generali per afferrare gli strumenti idonei per l’attacco al mondo reale. Perché, rovesciando lo slogan che fu dei no global, “un altro mondo è impossibile, è questo che dobbiamo combattere”. Dunque si fa un gran parlare di elasticità, flessibilità, capacità di essere comprensibili dagli altri, felicità nell’adeguarsi ai tempi che corrono (ma dove vanno se corrono?). Spesso riferendosi all’elasticità si sottende l’arte del compromesso, e alla comprensibilità l’arte della mediazione. E per molti ciò significa essere flessibili, il che vuol dire anche divenire duttili, malleabili, manipolabili e allo stesso tempo incredibilmente rigidi. Perché questo mondo, in un certo senso, ci ha abituati ad essere rigidi, di una rigidità che porta ad avere i paraocchi e le catene ben piantate nella testa. Ma perché elasticità e flessibilità devono sempre, per forza, essere sinonimi di compromesso e mediazione con una realtà che ci disgusta? Pensiamo che si possa andare oltre. La nostra è l’elasticità della fionda, una flessibilità tesa a colpire più forte. Proprio per questo riflettiamo, analizziamo e studiamo lo Stato, il capitale, la scienza, la tecnologia, l’economia, le miserie della politica, le sorti del movimento rivoluzionario. Non certo per diletto, non certo per trovare un pertugio per un futuro collocamento.

All’interno:
Elastici come una fionda
2007 – 2017. Dieci anni, fra rivolte e riflussi
Convergenze parallele. Un contributo di Marco dal carcere di Alessandria
Dal fronte popolare al fronte civile
Monocultura 24 ore
Tutta la verità…
Considerazioni sulle gabbie della democrazia
L’insostenibile pesantezza dell’essere scientifico
I sogni di prigionia e la prigionia dei sogni
Infiniti occhi
Stupratore e padrone
Contro l’anarchismo di Stato
La nascita dello Stato
Quale internazionale? Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara. Prima parte
I Nuovi Mostri: l’anarchismo “sociale ma non classista”
Una storia sinistra. Seconda parte (1943 – 1962)
La pacchia è finita

Una copia: 2,00 euro. Per la distribuzione, a partire da almeno cinque copie: 1,50 a copia. Spese di spedizione: 1,30 (fino a 2 kg). Spese di spedizione in Europa. 5,00 euro approssimativamente. Gratis per le persone prigioniere.

Per richieste di copie, per contatti, riflessioni e critiche, e per spedire materiale potenzialmente interessante per la redazione del giornale fare riferimento alla e-mail: vetriolo[at]autistici.org

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Le prigioni greche stanno bollendo…

Striscione a Salonicco, Grecia (27/3/2014): “Tutti i valori della democrazia sono le carceri di massima sicurezza”

Il 24 Marzo, 2014, i detenuti in tutta la Grecia hanno annunciato mobilitazioni per protestare contro le condizioni di detenzione sempre più severe, chiedendo che il progetto di legge del governo per le carceri di massima sicurezza fosse ritirato. Secondo questa nuova legge, i detenuti “pericolosi” saranno inviati a delle unità di tipo C, non li saranno concessi permessi esterni ed avranno notevolmente limitati diritti di visita.

Il 25 Marzo, in mezzo alle crescenti tensioni nelle strutture penitenziarie, il detenuto di origine Albanese, Ilia Kareli, ha pugnalato a morte una guardia carceraria con un coltello improvvisato nel carcere di Malandrino. Anche se Kareli era imprigionato per un totale di 16 anni, gli è stato recentemente negato il permesso esterno. Il carceriere morto, che i media di massa abbiano ritratto come quasi un santo, era un infame torturatore sadico che usava di frustare i detenuti con cavi elettrici.

Il 27 Marzo, il prigioniero Ilia Kareli è stato trasferito in isolamento nel carcere di Nigrita (vicino alla città di Serres, nella Grecia settentrionale), dove è stato poi trovato morto a causa di molteplici lesioni interne e fratture gravi causate dai ripetuti pestaggi degli assassini in uniforme. In altre parole, dopo aver preso la vita miserabile di una guardia, è stato torturato a morte dal sistema carcerario.

In risposta all’omicidio di Ilia Kareli, nonché a questo mostruoso disegno di legge che il Potere sta preparando ad applicare contro i prigionieri in Grecia, detenuti in diverse carceri hanno tenuto proteste di massa, in alcuni casi con l’astensione dai pasti della prigione e/o col rifiuto di essere rinchiusi nelle celle.

Domenica pomeriggio, 30 Marzo, un raduno si è svolto all’esterno del carcere di Nigrita, in cui Kareli è stato trovato morto. L’azione è durata più di un’ora ed ha visto la partecipazione di 100 compagni dalle città di Salonicco, Serres e Kavala. La risposta dei detenuti era molto vivace, in quanto entrambe le parti si sono scambiate le grida contro i torturatori assassini dell’amministrazione penitenziaria, nonché slogan contro i sbirri e in solidarietà con la lotta in corso dei prigionieri.

Durante il raduno, l’amministrazione del carcere abbia provato di tutto in suo potere per ostacolare la comunicazione tra i detenuti e le persone in solidarietà. I allarmi del carcere sono stati avviati e degli annunci sono stati trasmessi continuamente attraverso gli altoparlanti in modo che i canti non potessero raggiungere l’interno del carcere. Tuttavia i prigionieri non sono stati scoraggiati dallo sforzo degli aguzzini; in particolare nel braccio C2 telecamere di sorveglianza e finestre di vetro ecc furono distrutte dai detenuti.

Solidarietà tra le persone che si rivoltano dall’interno e dall’esterno delle mura

in inglese

Atene: Terzo processo contro la CCF – Udienze 89-98

89 Udienza
L’udienza è stata interrotta, perché uno dei compagni è stato ricoverato per un’operazione prenotata e gli altri accusati non si sono presentati ma hanno inviato un comunicato solidale con Savvas Xiros, in merito alla sua richiesta di sospensione della pena.

90 Udienza
Il processo è continuato con la lettura di alcuni documenti da parte dei giudici.

91 Udienza
Continua la lettura dei documenti.

92 Udienza
In questa udienza, sono stati letti documenti riguardo alle armi da fuoco trovate agli arrestati a Nea Smyrni e Pireo. Questi prigionieri hanno ripetutamente rifiutato ogni associazione con la Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Comunque, i giudici hanno insistito nell’accusarli di far parte dell’organizzazione e li hanno definiti come membri della CCF “a capo” della cellula.

Nuovamente i compagni della CCF hanno dichiarato che queste persone non hanno avuto e non hanno nulla a che fare con la CCF.

93 Udienza
Viene completata la lettura delle centinaia di informative sul caso.

94 Udienza
Inizia l’esame di migliaia di foto delle prove trovate dall’antiterrorismo nei covi della CCF ma anche in altre case dei familiari dei compagni.

Tra le foto, una mostra una macchina, di proprietà di un agente di polizia portuale, espropriata dai compagni della CCF a Volos.

Uno dei compagni ha detto che in questa foto, che mostra la falsa targa del veicolo, la data è stata falsificata. Questo fatto era a conoscenza anche dei giudici, mentre esaminavano le foto. Il compagno ha continuato chiarendo che la falsificazione della data non è legalmente importante (dato che i compagni non riconoscono la legge o altra autorità) ma è importante per evidenziare questo fatto, al fine di mostrare i metodi usati dalla polizia per i casi di “alto interesse”.

95 Udienza
Continua l’esame di migliaia di foto. Durante l’esame di alcune foto, che mostrano alcuni copricapi di agenti municipali e portuali, trovati in uno dei covi della CCF, un compagno fa una breve dichiarazione.

Qualche giorno fa in un altro processo, per una rapina in banca presuntamente fatta dalla CCF dove è stato ucciso un cittadino-eroe che ha cercato di fermare i rapinatori, l’unica aggravante a carico dell’accusato è stata un cappello, presuntamente caduto ad uno dei rapinatori durante lo scontro.

Il compagno ha voluto chiarire con questa dichiarazione che gli oggetti mobili (come un cappello) possono essere trovati in posti dove i loro possibili proprietari non sono mai stati. Ha usato come esempio i cappelli degli agenti, espropriati dai compagni della CCF e trovati in un covo dell’organizzazione.

96 Udienza
Continua l’esame delle foto.

97 Udienza
In questa udienza, è stata riaperta la questione della rivendicazione da parte dei compagni, che sono membri della CCF, e più in generale di cosa comporti essere un membro della CCF in termini legali.

Due compagni della CCF hanno risposto alle corte dichiarando chiaramente che i membri della CCF sono solo chi ne ha rivendicato l’appartenenza e nessun altro.

Olga Ekonomidou è intervenuta dicendo che su basandosi su prospetive legali, agenti e giudici hanno etichettato chiunque avesse relazioni d’amicizia con i membri della CCF come membro della stessa.

Dopo, un altro compagno ha parlato della foto che è circolata mentre era ricercato ma che raffigurava una persona che non era lui.

Questo dimostra, ha detto, come l’antiterrorismo cerca di impressionare l’opinione pubblica coinvolgendo quante più persone possibili nel caso della CCF.

98 Udienza
Termina l’esame delle foto.

Atene – Quarto processo contro la CCF: Aggiornamento sulla 34a udienza (25/2/2014)

Durante la 34a udienza del quarto processo contro la CCF, Vassilis Foukas era tra i testimoni dell’accusa. Vassilis Foukas è stato uno dei principali membri (un ufficiale) della mafia giudiziaria. Ha lavorato come presidente della Corte d’Appello per il caso della “17 Novembre” e come investigatore per i casi di “17 Novembre”, “ELA”, “1 Maggio”, per il caso dell’omicidio di Michalis Prekas e per quello dello scontro armato a Gyzi (Atene) dove Christos Tsoutsouvis e 3 poliziotti sono morti.

Foukas si è mostrato a suo agio in aula visto che ha familiarità col contesto. I compagni della CCF sono accusati di un attacco incendiario contro la sua abitazione nel 2009. Dopo aver testimoniato – durante l’esame dei giudici – di essere rimasto terrorizzato dall’attacco, e che se non fosse stato per lui, sua moglie sarebbe potuta morire, è toccato ai compagni della CCF porre delle domande. Ed ecco che la sua vecchia attitudine investigativa si è “risvegliata”…

Visto che le domande dimostravano che lui abusò del suo potere giudiziario (accedendo a dichiarazioni dei testimoni, ecc) ha iniziato ad indisporsi e ha cominciato ad essere sgarbato nelle risposte. Ad un certo punto quando si è sentito “messo all’angolo” ha interrotto la testimonianza e ha cercato di lasciare l’aula prima che le domande fossero terminate. E lì i compagni della CCF lo hanno attaccato. Uno di loro è saltato oltre i banchi verso di lui e gli ha tagliato la strada, un altro gli ha dato un bel ceffone. Prima che partissero gli altri compagni, gli agenti sono riusciti a farlo scappare. Prima di ciò, l’ex procuratore aveva detto “Non ho nulla da rispondere!” e si era sentito rispondere da un compagno: “Coglione, abbiamo bruciato la tua casa, la prossima volta la faremo esplodere…”.

La corte si è ritirata e ha deciso che il testimone dovrà essere richiamato in modo da completare le domande.

Messico: Perquisite due abitazioni di anarchici/che

Nella notte del 31 Gennaio, agenti della Polizia Federale hanno fatto irruzione in due abitazioni per eseguire mandati di perquisizione. Una volta entrati non hanno trovato nessuno in entrambe le case. I vicini di casa hanno capito cosa stava succedendo, risultandogli strana la presenza di circa 20 persone vestite di nero all’ingresso, le quali non ricevendo alcuna risposta agli appelli, hanno forzato la porta di una casa e la serratura dell’altra.

Per motivi di sicurezza, i nomi degli abitanti delle case non verranno diffusi, senza dubbio, riteniamo importante far sapere questi fatti, visto che sicuramente fanno parte della caccia alle streghe che lo stato messicano ha avviato contro gli anarchici.

Questi mandati sono relazionati ad indagini in corso che la PGR sta conducendo per terrorismo. Ci preoccupa soprattutto il fatto che questi mandati siano stati fatti in modo irregolare; senza la presenzia degli/le abitanti, loro possono dire di aver trovato qualsiasi cosa durante la perquisizione.

Per il momento non si sa altro, non dubitiamo che le perquisizioni continueranno.

Croce Nera Anarchica Messico

fonte

Atene: Aggiornamento sul processo e dichiarazioni dei compagni accusati

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Un altro processo-terrore è iniziato oggi, 3 Febbraio 2014, nel carcere di Korydallos, con 7 compagni anarchici accusati di partecipazione alla CCF e rapine a Pirgetos e Filota. 5 dei compagni sono già stati accusati di far parte della CCF, sebbene anche gli stessi prigionieri membri della CCF hanno più volte negato il loro coinvolgimento. L’antiterrorismo cosi come i giudici comunque insistono di proposito nel presentarli come membri della CCF.

I compagni accusati G. Mihailidis e G. Naxakis hanno dichiarato di non volere difesa legale. La corte ha nominato dei legali d’ufficio.

In queste processo sono riuniti tre casi. Due per le rapine a Pirgetos e Filota, e anche l’ordinanza 207, che è sotto processo contemporaneamente in un altro processo a Koridallos e presso la corte d’appello a Via Loukareos. Infatti, non si è mai visto che un’ordinanza viene aggiudicata tre volte (e non sappiamo quante altre ancora), perché questo adesso è il metodo del capo dell’antiterrorismo E. Hardalias.
L’avvocato dei compagni F. Harisis e A. Ntalios ha detto che ad un certo punto bisognerà esaminare la questione del rinvio del processo e che non si potranno fare processi in posti che sembrano delle baracche. Appena nominati gli avvocati, la corte si è ritirata.

I compagni G. Sarafoudis, A. Ntalios, F. Harisis, N. Romanos e G. Mihailidis hanno fatto le loro dichiarazioni. Continue reading Atene: Aggiornamento sul processo e dichiarazioni dei compagni accusati

Brutte notizie dal Messico: “Paulina”, la tua morte ha molti Mi piace

O: Perché la disinformazione dovrebbe riguardarci tutti, visto il nostro tentativo di produrre controinformazione…

Alla fine, il 25 Gennaio 2014, l’infame fino ad ora “facebook.com/Bloque.Anarko.Oriente” ha rilasciato un comunicato dove dichiara che loro (ma chi sono realmente?) si scusano per l’errore di aver diffuso la notizia della brutale morte di Maria Paulina Inefavel Lorandi; si scusano di aver diffuso delle cavolate fin dall’inizio. Non faremo ulteriori riferimenti allo schifo di facebook; comunque, l’account pubblico di “Bloque Anarko Oriente” è stato la fonte originale del disgustoso nonsense riguardo alla morte di Maria Paulina, mai accaduta.

Tristemente, questa storia è stata diffusa dal 21 Gennaio (fino ad oggi) anche sui siti di controinformazione. Perché esattamente tali siti hanno diffuso questa notizia non verificata che, per quanto ne sapevano, arrivava direttamente da un account facebook (anche quelli che erano stati avvisati della sua probabile falsità, senza però oscurarla)? Perché si è ritenuto cosi necessario diffondere la notizia di un’anarchica stuprata e uccisa in Messico senza essere sicuri della realtà di questo atroce fatto, senza prendersi un momento per controllare la storia con gli anarchici degni di fiducia che sono attivi nel territorio controllato dallo stato messicano, al fine di evitare che la credibilità crolli a causa delle falsità su facebook? Perché le notizie su facebook si impongono sulla ampia diffusione di controinformazione? E cosa alcuni di questi siti, i vari media di sinistra, e ogni sorta di blogger pensavano quando hanno diffuso le false foto di “Paulina”? Fin dal primo momento della diffusione di questa notizia, alcuni utenti facebook(!) avevano espresso forti dubbi riguardo alla veridicità dei fatti. Il “Bloque Anarko Oriente” ha avuto ripetutamente segnalazioni riguardo al fatto che le foto messe sul loro account come foto “della compagna messicana Paulina” erano invece di un’altra donna cilena, che non ha un bambino di 7 mesi ma uno di 5 anni… Chiunque sia la donna nella foto, il “Bloque Anarko Oriente” non solo ha insistito senza sforzarsi di confermare la notizia, e senza ammettere che nessuno di loro avesse conosciuto di persona “Paulina”, ma hanno persino organizzato un corteo il 25 Gennaio a Città del Messico in ricordo della “loro compagna”, per poi annullare tutto e smentire l’intera notizia all’ultimo minuto.

Ovviamente gli errori capitano. Ma ad un livello più pratico, dobbiamo tutti cercare di nascondere ogni traccia di tutto ciò subito, e per la miseria togliere le foto di quella donna, che è stata super esposta su internet come presunta deceduta. La controinformazione è un’arma; non va trasformata in un cattivo scherzo.

Prigione di Koridallos, Atene: Lettera aperta di Gerasimos Tsakalos

Da quando è fuggito il guerrigliero urbano Christodoulos Xiros, l’antiterrorismo, che si promuove come elite poliziesca del Potere, ha iniziato una caccia alla streghe nel tentativo di ottenere vendetta e ripristinare il prestigio ferito.

In parallelo, i media ufficiali in quanto proprietari e creatori esclusivi di verità hanno consolidato la propria falsità tramite una guerra di comunicazione contro la nostra organizzazione. Stavolta la propaganda dei giornalisti ha optato per dipingerci come “mafiosi”, “leader carcerari”, “custodi”, sfruttando un evento – il pestaggio del calunniatore G. Naxakis – e un paio di testi dei suoi compagni che illustrano situazioni e fatti, offrendoli ad ogni prospettiva nemica – polizia, giudici, giornalisti. Non parleremo ancora di ciò; da ora parleranno i fatti se necessario.

All’interno di tale contesto, il 16 Gennaio* abbiamo saputo che Kostas Sakkas è stato nuovamente arrestato, accusato nel caso Halandri sulla base di alcune impronte trovate sui sacchi della spazzatura.

Fin dal primo momento abbiamo chiarito in ogni modo e con ogni tono che nessuno degli arrestati per presunta appartenenza alla CCF, chi non ha mai rivendicato la propria partecipazione, non ha ALCUN TIPO di relazione con l’organizzazione e le nostre pratiche. L’abbiamo detto in aula, l’abbiamo scritto nei nostri testi, e soprattutto, è evidente a causa dei percorsi, valori e convinzioni diverse che abbiamo scelto, in contrasto con quelle di molti di loro.

Quindi, ci ritroviamo in un periodo di intensa campagna antiterrorista contro la CCF.

Gli agenti hanno scoperto “per caso”, dopo 4 anni e mezzo, impronte di K. Sakkas su un sacco della spazzatura che conteneva residui di un dispositivo esplosivo connesso al caso della CCF. Ma gli agenti stessi sanno la verità; è solo che essa non fa comodo al fine del loro piano.

La verità è che K. Sakkas non ha avuto e non potrà avere mai alcun tipo di relazione con la CCF. Il suo unico collegamento all’intera vicenda è la passata amicizia con me – e questo è ben noto ad agenti e giudizi.

Pertanto, il motivo del ritrovamento delle sue impronte sui sacchi – se esso è vero – sta nel fatto che io personalmente ho usato quei sacchi, quando li ho presi dalla casa che condividevo con K. Sakkas. Quindi, è molto probabile che lui abbia toccato uno di quei sacchi, visto che erano in uno spazio comune di quella casa. Continue reading Prigione di Koridallos, Atene: Lettera aperta di Gerasimos Tsakalos

Messico: Aggiornamenti sul compagno Gustavo Rodriguez

Compagni, cercheremo di essere il più concisi possibile.

Dalla serata del 29 Dicembre 2013, ultimo giorno del Simposio Anarchico Internazionale/Giornate Anarchiche Informali, fino ad oggi (31 Dicembre), il compagno Gustavo Rodriguez Romero risulta scomparso.

Nella serata del 29, intorno alle 19:30, Gustavo ha lasciato l’auditorio Che Guevara (nel campus UNAM) da solo per andare a Metro Copilco; avrebbe dovuto incontrare la sua compagna e tornare insieme a casa – cosa mai successa, dato che Gustavo non si è fatto vivo.

Cinque minuti dopo l’uscita di Gustavo, una compagna che era all’evento ha ricevuto una telefonata da Gustavo, molto strana nel tono, e qualche secondo dopo la chiamata è caduta; questo le è sembrato sospetto, quindi ha cercato di chiamarlo più volte, ma senza risposta, presumendo che l’avrebbe richiamata dopo come concordato.

Ieri pomeriggio, 30 Dicembre, la stessa compagna ha ricevuto un messaggio dalla compagna di Gustavo, che chiedeva notizie non avendolo visto tornare a casa, perché quando questo accade lui glielo dice sempre e si fa sentire, visto che Gustavo non fa scherzi, o va alle feste, e altre cose così.

Fino ad oggi (31 Dicembre) non lo abbiamo trovato, in ospedali, caserme o centri di detenzione per stranieri, dato che lui è nato a Cuba e ha passaporto americano; non lo abbiamo rintracciato. L’ufficio del Procuratore Generale dice che non c’è nessuno con quel nome in custodia.

Vogliamo sottolineare che ciò accade in un clima di pressione da parte della polizia del governo federale, iniziato perché alcuni collettivi antiautoritari, anarchici e libertari affini hanno ripreso lo spazio chiamato Auditorio Che Guevara, situato nella facoltà di lettere e filosofia della UNAM; ma la pressione si è intensificata con l’inizio del Simposio Anarchico Internazionale/Giornate Anarchiche Informali. Da quel momento ad ora, i compagni che sono entrati e usciti dall’auditorio sono state infastidite da gente che li fotografava, o li seguiva a piedi e in auto, camuffandosi anche come “giornalisti” che facevano domande scomode, ecc.

Gustavo Rodriguez è un compagno anarchico, quasi 54enne, che ha scritto molti articoli di politica sociale, soprattutto sull’anarchismo, e ha dato contributi importanti allo sviluppo della prospettiva anarchica insurrezionale. L’ultimo suo contributo è un’antologia per il libro “Che si illumini la notte!” Genesi, sviluppo e ascesa della tendenza anarchica informale in Messico, recentemente pubblicato dalle edizioni Internazionale Nera. Ha preso parte al simposio anarchico informale e come partecipante ha fornito il proprio contributo, un discorso su anarchismo, insurrezione e guerra sociale.

Ricordiamo che il compagno Gustavo ha ricevuto minacce verbali e scritte da alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria, a causa delle critiche rivolte ad essi, questi per vendicarsi hanno cercato di farlo passare come un “capo” o portavoce dei gruppi d’azione anarchici che hanno agito nel
contesto anarchico Messicano.

Vogliamo che il compagno Gustavo Rodriguez Romero ritorni sano e salvo!

Riteniamo soprattutto il governo del distretto federale messicano come responsabile per la sua sparizione coatta, dato il clima di repressione sorto negli ultimi mesi contro gli anarchici!

Vi pressiamo a mostrare solidarietà; perché la solidarietà è la nostra arma!

***

Qualche ora fa, il compagno Gustavo, sparito dal 29 Dicembre, ha comunicato con i suoi cari. Ha brevemente spiegato che è stato arrestato dagli agenti federali, detenuto e sottoposto a duri interrogatori. Gustavo ha detto di essere stato picchiato, e dopo qualche ora deportato negli Stati Uniti, dato che non c’era modo di accusarlo di nulla.

Questa deportazione è parte della politica anti-anarchica che il governo Messicano applica da mesi; ecco perché chiediamo a tutti di essere attenti riguardo a ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni.

Vogliamo ringraziare chi ha diffuso il comunicato sulla sparizione di Gustavo, e chiediamo di diffondere anche queste ultime notizie.

Solidarietà a Gustavo!
Libertà per tutti!

Croce Nera Anarchica

fonti: i, ii

Resistenza al Pacific Northwest Grand Jury: Supporto a Steve, che si trova in fuga

28 Settembre 2013 – Un aggiornamento sulla situazione di Steve

Ci rattrista di annunciare che l’indagine della grande giuria ha ricevuto una proroga di sei mesi e molto probabilmente si concluderà il 4 Marzo del 2014. Nel corso degli ultimi sei mesi ci sono state poche notizie sullo stato attuale o sulla portata delle indagini e sulla successiva repressione . L’unica novità è quella che è già stata detta, la grande giuria continuerà.

Steve sta ancora lottando contro la giuria. Si sta adeguando alla vita in una nuova città, circondato da buoni amici che sono fonte sia d’ispirazione e di supporto. Tuttavia, la scorsa settimana, Steve ha sperimentato molteplici istanze di molestie da parte della polizia; molestie di grado superiore da quelle sperimentate finora.

Circa due settimane fa, all’una della notte, mentre stava camminando verso il negozio d’angolo, Steve è stato avvicinato da due agenti di polizia locale che gridando il suo nome lo hanno gettato alla loro macchina e sul sedile posteriore. Dopo alcuni minuti di domande e insulti, in cui Steve rimase in silenzio, la vettura ha guidato Steve fuori dal parcheggio. L’episodio è durato un’ora, mentre i due poliziotti hanno continuato a insultare e molestare Steve. Continue reading Resistenza al Pacific Northwest Grand Jury: Supporto a Steve, che si trova in fuga

Cile: Trasferimento di modulo per Freddy Fuentevilla

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Il compagno Freddy Fuentevilla ha sollecitato il trasferimento al modulo H-sur del Carcere di Alta Sicurezza.

Ora i prigionieri rivoluzionari al C.A.S sono suddivisi cosi:

H-Norte : Marcelo Villaroel e Hans Niemeyer
H-Sur : Freddy Fuentevilla
J : Juan Aliste Vega

Supporto e solidarietà ai prigionieri rivoluzionari!

fonte

Salonicco, Grecia: L’occupazione “Orfanotrofio” è stata rioccupata ed evacuata; detenzioni di massa

(riprese da media corporativi: 1, 2, 3, 4)

Sabato mattina, 28 Settembre 2013, un gruppo di compagni ha rioccupato lo squat Orfanotrofio che era stato evacuato nel quartiere di Toumba, a Salonicco. Poco dopo, hanno rilasciato un comunicato collettivo circa la loro azione, e sono saliti sul tetto dell’edificio dispiegando uno striscione che scriveva “RIOCCUPAZIONE”. Nel frattempo, i solidali in strada sono stati circondati da pesanti forze di polizia. L’occupazione è stata infine sgomberata a mezzogiorno. Tutti gli occupanti sono stati arrestati cantando “La passione per la libertà è più forte di tutte le prigioni!”

Prigioni greche: Aggiornamento sul caso dell’anarchico Babis Tsilianidis

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Il compagno imprigionato, Babis Tsilianidis, aveva chiesto una sospensione della sua detenzione. Il 18 Settembre, l’udienza è stata rinviata per il 15 Gennaio 2014 a causa di uno sciopero del personale giudiziario. Tuttavia la domanda di libertà vigilata è stata ripresentata, quindi una nuova udienza è stata fissata per la fine dell’anno.

Un consiglio giudiziario esaminerà la richiesta del compagno per una interruzione della sua detenzione Mercoledì, 20 Novembre 2013, a Salonicco.

in inglese

Pireo, Grecia: L’antifascista Killah P pugnalato a morte dai nazisti

Pavlos Fyssas

Nelle prime ore del 18 Settembre 2013, il 34enne antifascista Pavlos Fyssas (Killah P) è stato accoltellato a morte dai nazisti del partito dell’Alba Dorata al Pireo (porto di Atene).

I primi rapporti su indymedia descrivono che l’omicidio è avvenuto poco dopo la mezzanotte del Mercoledì ad Amfiali, nel quartiere di Keratsini del Pireo. Sembra che Pavlos Fyssas e la sua piccola compagnia di amici sono stati perseguitati ed attaccati da un gruppo più ampio di nazisti. Tutto ciò in presenza di poliziotti dell’unità motorizzata DIAS. Pochi minuti dopo, l’antifascista è stato accoltellato due volte da uno dei nazisti che è uscito da un veicolo e lo abbia attaccato. L’aggressore è stato arrestato dai poliziotti in scena. Tuttavia, le esatte circostanze dell’assassinio sono ancora da confermare, e gran parte di questa notizia arriva dal corrente principale dei media di massa.

Pavlos Fyssas è ceduto alle sue ferite poco dopo il suo trasferimento all’ospedale di Nikaia. Il suo funerale è stato fissato per il 19 Settembre presso il cimitero di Schisto.

Nel corso dell’ultimo periodo, ci sono stati diversi tentativi di omicidi ed omicidi di “persone di colore” (immigrati, ecc) in tutta la Grecia. Questa volta, una persona di origine greca, di colore bianco e di sinistra è stato assassinato da una feccia fascista. Sembra, però, che Pavlos Fyssas non era membro di alcuna organizzazione di sinistra, ma piuttosto un combattente di strada con una forte azione antifascista. Killah P era il suo nome d’arte come hip-hop rapper:

Nel frattempo, ci sono stati grandi “ripercussioni” nella politica ufficiale. I vari partiti hanno già cercato di manipolare questo incidente mortale verso benefici elettorali, mentre i teppisti parlamentari dell’Alba Dorata, come sempre, hanno smentito ogni coinvolgimento dei loro seguaci devoti in qualsiasi omicidio, ancora una volta per ottenere benefici elettorali. Tuttavia, il 45enne assassino, Giorgos Roupakias, residente a Nikaia, ha confessato il suo gesto alla polizia, così come la sua stretta associazione con l’Alba Dorata (la quale è ben documentata, ad esempio qui il parlamentare dell’Alba Dorata Kostas Barbarousis e l’assassino Giorgos Roupakias a destra). L’assassino è in custodia, ed altri tre nazisti, tra cui la moglie, sono stati anche arrestati (per occultamento di prove dell’associazione di Roupakias col partito nazista).

Striscione anarchico nella piazza centrale di Tebe: “Nemmeno un centimetro di terra ai fascisti – Viva l’insurrezione anarchica internazionale”.
Striscione di solidarietà all’angolo delle strade Rigaer e Liebig di Berlino (vicino alle case occupate rigaer94 & liebig34): “Niente e nessuno è dimenticato! Organizzare l’autodifesa antifascista! “

Nel corso di una grande manifestazione durante la sera nei pressi della scena del delitto a Keratsini, pesanti scontri sono scoppiati contro la polizia e decine di manifestanti sono stati arrestati durante i scontri di strada (molti affrontano delle accuse). In precedenza, il leader del partito di estrema destra “Greci Indipendenti” insieme con i suoi scagnozzi patrioti sono stati effettivamente attaccati dagli antifascisti. Almeno un manifestante ha subito gravi lesioni agli occhi da un colpo diretto di gas lacrimogeno dalla polizia, e subito un intervento chirurgico in un ospedale locale. I medici dell’ospedale di Tzaneio hanno dichiarato che dai 31 manifestanti che sono stati soccorsi dopo il corteo antifascista a Keratsini tutti erano stati feriti alla testa dai poliziotti DIAS e DELTA. Inoltre, i squadroni dell’antisommossa e teppisti in borghese hanno attaccato gli antifascisti congiuntamente durante quella manifestazione a Pireo (video).

Scontri si sono verificati, inoltre, a Salonicco e Patrasso dove sono stati segnalati arresti di massa.

Cile: Prolungata di un mese la custodia preventiva per Victor Montoya

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Il 4 Settembre 2013 c’è stata una nuova udienza nel caso della procura sul compagno Victor Montoya secondo la legge antiterrorista. Questa volta la procura ha sollecitato il tribunale affinché venisse esteso il tempo per indagare e di conseguenza la custodia preventiva, chiedendo due mesi aggiuntivi. La difesa si è opposta e, alla fine, i giudici hanno concesso un altro mese per chiudere le indagini e andare a processo.

Dall’altro lato, la famiglia ha informato che la difesa è uscita ad ottenere dal tribunale l’autorizzazione per far lavorare un perito riguardo al commissariato di las Vizcachas (dove c’è stato l’attacco esplosivo attribuito a Victor) dopo vari rifiuti da parte della procura.

Basta con la legge antiterrorista e i suoi processi!

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Bolivia: Aggiornamento sulla situazione di Henry

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Il giorno 4 Settembre 2013 era in programma un’udienza del caso nel quale è coinvolto il compagno Henry.

L’udienza era stata sollecitata dal procuratore, e aveva l’obiettivo di risolvere un incidente per giustificare il pieno svolgimento delle indagini e che per questo il caso non può chiudersi. L’udienza è stata sospesa per l’assenza di tre dei cinque imputati, erano presenti solo Henry e un altro imputato.

Questa udienza è stata la seconda ad essere sospesa. La prima era stata sospesa ad Agosto per l’assenza del procuratore e la mancata notifica agli imputati che pertanto erano assenti.

L’udienza, con lo stesso fine, è stata stabilita per il 25 Settembre.

Come Solidaridad Negra inviamo un abbraccio solidale a Henry che nuovamente si ritrova vittima di questi meccanismi e ritardi amministrativi, cosi come a tutti/e i/le guerrieri/e che in varie parti del mondo restano dignitosi in situazioni simili o peggiori. Forza a tutti/e.

Fino alla liberazione totale, contro ogni gabbia!
Continua a ruggire Henry!

Solidaridad Negra

Melbourne: Cellula Felicity Ann Ryder FAI/FRI risponde agli agenti del “dubbio”

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“Gli anarchici hanno rivendicato l’incendio della concessionaria di auto di lusso a Melbourne ovest, ma la polizia ha dei dubbi”, è il titolo del Herald Sun che strilla il giorno dopo la nostra piccola visita a Gran Turismo Autos.

Apparentemente gli “investigatori” non credono al “misterioso gruppo anarchico” responsabile dell’incendio e la feccia del Herald, che è di fatto il portavoce della polizia di Melbourne, sceglie di non citare il sito dove è apparso all’inizio il nostro comunicato di rivendicazione – sceglie inoltre di includere solo alcune frasi del nostro testo.

Ma anche noi abbiamo dei dubbi da parte nostra.

Dubitiamo molto che i poliziotti e la feccia del Herald siano affidabili, e pensiamo che anche il lettore casuale dell’articolo di martedì dubiterebbe della fiducia dei poliziotti e dei loro media asserviti.

La feccia del Herald “segnala” che gli “esperti” degli artificieri e i pompieri hanno analizzato e negato la “teoria” secondo la quale siamo stati noi i responsabili dell’attacco di lunedì… e ancora nel paragrafo dopo Mr Doubtfire stesso, il detective senior sergente Jeff Maher (non hai abbastanza titoli coglione?) ammette che la causa dell’incendio è “imprecisata” e che dovrebbero avere dei risultati “nei prossimi giorni”.

Detective Maher, ancora stiamo aspettando questi risultati, e già sono passati diversi giorni – perché non informate la gente attraverso i vostri media come la feccia del Herald in merito a ciò che è successo se siete cosi certi che non siamo noi i responsabili? La feccia del Herald continua dichiarando che “si crede” che il fuoco possa essere iniziato a causa di una sigaretta ma non è “chiaro” se ci sia stato dolo o no – nessuna fonte viene portata a sostegno di tale tesi.

Quindi ricapitoliamo: i poliziotti e i pompieri non hanno idea di come sia partito il fuoco né se sia stato doloso o no. La feccia del Herald crede che il fuoco sia nato da una sigaretta (anche se Gran Turismo Autos era un edificio per non fumatori) ma sia i poliziotti, i pompieri e i loro piccoli aiutanti della feccia del Herald sono uniti nel credere che l’incendio non sia stato causato da noi.
Perché dubitare che un gruppo abbia colpito nel nome della nostra compagna fuggitiva Felicity Ann Ryder?
Perché la feccia del Herald e i porci omettono il nome di Felicity nel loro “articolo”? Perché non nominano il sito dove è apparso per primo il nostro comunicato e perché omettono di citare la FAI/FRI e riportano solo alcune frasi del nostro comunicato?

Forse perché sanno bene che siamo stati noi ad attaccare e sapere che ci sono cellule attive della FAI/FRI in questo paese che sono pronte a fare qualcosa di diverso rispetto a prendere parte ad un inutile attivismo sociale porgendo l’altra fottuta guancia è troppo pericoloso per dirlo nella loro misera propaganda poliziesca?

La polizia pensa che gli anarchici a Melbourne e nello stato di Victoria non potrebbero raggiungere il punto che abbiamo raggiunto noi – ovvero quello che si tocca quando si è stanchi di decenni di brutalità poliziesca, oppressione e sorveglianza?

I poliziotti e i loro media di merda non capiscono il concetto della solidarietà rivoluzionaria internazionale? Non capiscono che se i nostri compagni in altre parti del mondo stanno soffrendo nei buchi infernali delle prigioni noi rispondiamo – non con le solite patetiche proteste – con l’azione diretta?

I poliziotti e la stampa fascista in questo paese di merda non capiscono che siamo capaci di colpire di nuovo, in ogni luogo e momento a danno di ogni obiettivo che scegliamo?

Capiscono quanto questa azione è stata semplice? Che è servito un minimo di organizzazione e qualche minuto per farla? Che non ci vuole del talento eccezionale per causare molti danni ad un edificio che vende veicoli inquinanti per ricchi, ciò che serve è la voglia di farlo!

Ovviamente capiscono – ed ecco perché “dubitano” del nostro comunicato – perché hanno paura di questo tipo di azioni che potrebbero essere replicate in altre zone di questa città, e in tutto il fottuto paese – perché è impossibile predirle e affrontarle – i fieri colpevoli sono impossibili anche da comprendere.

Non dubitate della nostra possibilità di colpire ancora e ancora – non dubitate della nostra determinazione di diffondere l’insurrezione anarchica a Melbourne e non dubitate del fatto che siamo parte di una rete informale internazionale di anarchici d’azione che ha alzato la sua testa colma di nero odio nei territori dell’Australasia!

Basta inutile attivismo sociale
Basta rintanarsi dalla polizia!
Nessuna ritirata, solo attacco!!
Per una Internazionale Nera,
Cellula Felicity Ann Ryder FAI/FRI

Melbourne 6/9/13

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Ioannina, Grecia: L’occupazione Antiviosi è stata sfrattata

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Ancora un altro spazio anti-autoritario è stato sigillato dallo Stato greco.

Giovedì, 29 Agosto, alle 07:00, pesanti forze di polizia e ufficiali dei vigili del fuoco hanno sfrattato l’occupazione Antiviosi nella città di Ioannina, in presenza di un pubblico ministero. Non c’era nessuno all’interno della casa occupata. I poliziotti, però, sono stati affrontati da quasi 60 solidali per strada; non sono stati segnalati arresti.

Questo pomeriggio, alle 19:00, un raduno si terrà davanti alla ex edificio della Prefettura di Ioannina. Dettagli sullo sfratto saranno rilasciati in seguito.

Forza ai compagni dell’occupazione Antiviosi!

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Atene: Resoconto delle ultime udienze del 3° processo alla CCF

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Udienza 58

Questa udienza è stata interrotta di nuovo a causa dello sciopero della fame di uno dei compagni accusati che non fa parte della CCF.

Udienza 59

L’udienza è iniziata con delle tensioni. La corte spesso segna le udienze nei giorni in cui i compagni della CCF hanno le ore di colloquio in carcere. Quindi l’udienza inizia con ritardo, dato che i membri della CCF hanno chiarito che non faranno a mano delle ore di colloquio per andare in aula. Per vendetta, i giudici hanno convocato l’ispettore del carcere, al fine di fare fretta ai compagni per essere “in tempo” in aula. Appena l’hanno saputo i compagni, hanno inveito contro i giudici sottolineando che “il ricatto non passerà”, sbraitando contro il presidente della corte. I giudici hanno fatto marcia indietro sulla questione dei colloqui e l’udienza è stata nuovamente rinviata.

Udienza 60

Udienza rinviata a causa dello sciopero della fame.

Udienza 61

Il processo è continuato dopo la decisione della corte d’appello di rilasciare il compagno accusato in sciopero della fame. L’accusa in una delle dichiarazioni ha fatto riferimento al contenuto politico dei
comunicati della CCF riguardo all’invio dei pacchi bomba contro le ambasciate. Dato che c’è una confusione riguardo alla separazione tra responsabilità politica e penale, un compagno della CCF è subito intervenuto, dichiarando che i compagni della CCF supportano ogni parola e azione della Cospirazione, senza distinzioni tra politico e penale.

Udienza 62

Il processo è continuato con l’antiterrorismo che costantemente produce nuova documentazione per gli attacchi della Cospirazione avvenuti tre anni fa.

Udienza 63

In questa udienza si sono presentati gli impiegati della compagnia di consegne come testimoni dell’accusa. Nello specifico una è quello che aprì il pacco (a causa della curiosità poliziesca degli impiegati), è apparsa molto stressata (la compagnia di consegne per la quale lavora è stata attaccata con un ordigno dalla FAI qualche mese fa, come vendetta per la collaborazione). Ha testimoniato di essere stata spinta dai poliziotti dato che non ricordava molte cose e che i poliziotti l’hanno aiutata nella testimonianza scrivendone direttamente loro stessi delle parti.

Udienza 64

Nessuno dei testimoni dell’accusa convocati si è presentato. La corte ha annunciato nuove date, la presidente ha detto di avere già i biglietti per le vacanze, pertanto che c’era bisogno di una pausa di 3 settimane. A questo punto, due compagni della CCF sono intervenuti e tra le urla dirette ai giudici, hanno fatto presente i trasferimenti punitivi a loro carico con la scusa dell’interruzione del processo, il che consiste con la loro separazione in varie prigioni della Grecia.

Udienza 65

Due testimoni dell’accusa si sono presentati, dei quali uno ha testimoniato, mentre l’altro testimonierà in futuro. Il testimone ha riferito della sparatoria tra un membro della CCF e i poliziotti. Ha detto
che i proiettili volavano e quando lei è arrivata ha visto due poliziotti a terra feriti e il compagno che si teneva la gamba ferita. Secondo quanto ha detto, ciò che le ha fatto impressione fu la calma e la serietà del compagno che non parlava o urlava in confronto ai due poliziotti che, come lei ha detto, “piagnucolavano”. La descrizione dei fatti ha fatto ridere i compagni della CCF e imbarazzare i poliziotti.

Udienza 66

Questa udienza è stata breve dato che il testimone era il corriere che consegnò il pacco bomba all’ambasciata bulgara. Non ha detto altro e l’udienza prossima è stata fissata al 27 Agosto.

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Intervista al blog incarcerato “Culmine”

(Tratto da “Aversión”–publicación anarquista, n°8, Maggio 2013)

1.-AVERSIÓN: Negli ultimi anni. Per ragioni che rifuggono da quest’analisi e che hanno a che vedere più che altro con l’indirizzo che sta prendendo il sistema, ma che evidentemente colpiscono la nostra maniera di relazionarci, ci sono nati blog e siti web che hanno rimpiazzato il compito che fino ad ora veniva svolto dalle nostre pubblicazioni. Come credete che ciò influenzi le lotte e la loro percezione?.

-CULMINE: siamo sicuramente convintx che stiamo vivendo un periodo nuovo all’interno dell’anarchismo. I blog ed i siti web permettono la diffusione di comunicati, scritti, elaborazioni in maniera veloce in tutte le parti del pianeta, e permettono lo scambio di idee e proposte tra compagnx che probabilmente non avranno mai la possibilità di incontrarsi fisicamente. Si tratta di una vera e propria rivoluzione all’interno dei rapporti tra anarchicx. Siamo ben consci dei grandi limiti presenti in questo nuovo modo di rapportarsi, sia perché lo strumento utilizzato non è neutro, ma gestito e controllato dal nemico, sia perché i rischi che si corrono sono molto elevati, come è accaduto con “Culmine”, che comunque non ha scelto l’anonimato. Il blog anarchico “Culmine” è stato ingabbiato il 13 Giugno 2012 anche per il suo lavoro di controinformazione.

Piuttosto complesso è il discorso relativo alle lotte ed alla loro percezione. Bisogna partire dal dato di fatto che, attualmente – nel 2013 – , tutti movimenti utilizzano internet: politici, ecologisti, culturali e persino antitecnologici (questo paradosso meriterebbe un approfondimento ma non in questa sede). Anche all’interno dell’anarchismo praticamente tutti i gruppi di qualsiasi tendenza hanno a che vedere con la rete, ma negli ultimi tempi c’è stata l’irruzione delle reti sociali, come twitter o facebook. Con effetti deleteri. Ad ogni modo non abbiamo mai pensato che i blog di controinformazione debbano sostituire le pubblicazioni in cartaceo.

2. A: Sembra che attualmente internet abbracci molti aspetti della nostra esistenza influendo in maniera radicale nelle relazioni umane, contribuendo enormemente all’isolamento, all’atomizzazione e all’alienazione. Non credete che manchino delle posizioni critiche dall’ambiente anarchico su questo strumento?.

-C: sì, è vero che internet è fortemente presente nelle nostre vite esistenti ma noi tuttx, anarchicx compresx, utilizziamo questo strumento nella vita quotidiana anche per viaggiare o leggere un quotidiano. Non ci sono posizioni di forte e dura critica e distacco nei confronti di tale tecnologia e non crediamo bastino alcune analisi di critica e distacco nei confronti della rete, con un atteggiamento di snobismo elitista da parte dei pochi che tutto hanno compreso. Condividiamo l’urgenza del problema, ossia che corriamo il rischio di isolarci sempre più e di rendere virtuale qualsiasi aspetto della lotta, anche il confronto umano, ma al contempo noi non cessiamo di immaginare le potenzialità insite in una diffusione in tutti gli angoli del pianeta delle nostre idee e pratiche iconoclaste. Più che altro manca una doverosa riflessione su come impostare la nostra esistenza totalmente fuori dalla virtualità. Si tratta, in fin dei conti, del dilemma dell’anti civilizzazione, ancora troppo ancorato all’attuale modello della nostra società. A tal proposito “Culmine” più di una volta ha dimostrato di apprezzare questa tematica rimandando però ad un futuro indefinito un proprio scritto di riflessione. Premessa l’attuale estrema difficoltà di poterlo stilare congiuntamente in tempi celeri, non esclude di farlo prossimamente.

3. A: Concretamente, “Culmine” è il primo caso che si sappia di repressione contro un blog anarchico di controinformazione. A cosa credete si debba questo?. Perché “Culmine” e non altri blog e siti?.

-C: in primo luogo la repressione contro “Culmine” ha a che vedere con la legislazione antiterrorista italiana. Erede delle leggi speciali utilizzate nei cosiddetto “anni di piombo”. Bisogna specificare che noi di “Culmine” non siamo solo accusatx di violazione delle leggi sull’informazione o sull’apologia, ma di aver progettato, finanziato ed effettuato materialmente degli attentati esplosivi. Perché “Culmine” e non altri blog?. Perché, a nostro avviso, “Culmine” negli anni della sua esistenza s’è caratterizzato nel non censurare comunicati di azioni dirette da tutto il mondo, dando anche spazio alla voce dex tantx prigionierx anarchicx. Non siamo i soli a farlo, abbiamo visto nascere tanti altri blog o siti con i quali abbiamo condiviso riflessioni ed esperienze. L’ingabbiamento di “Culmine” è un brutto segnale da parte della repressione in quanto rappresenta uno scenario che potrebbe ripetersi anche per altre esperienze simili a livello controinformativo. È significativo, per esempio, che secondo l’accusa riprova della nostra non resipiscenza dopo la perquisizione del 29 Marzo 2012 (che già preannunciava una repressione crescente) sia stata la nostra immediata diffusione di un comunicato per avvertire altri blog dell’accaduto e della violazione dello stesso “Culmine”. Continue reading Intervista al blog incarcerato “Culmine”

Brasile: Cumplicidade, nuovo progetto di contro-informazione contro il Potere e verso la Liberazione Totale

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CONTRO-INFORMAZIONE. COSPIRAZIONE. SOLIDARIETÀ. AZIONE DIRETTA.

Compagni,

Vi invitiamo a visitare e condividere le informazioni tramite il nuovo blog di contro-informazione dalla regione controllata dallo Stato Brasiliano: Cumplicidade (“Complicità”).

Questa iniziativa sta emergendo nel contesto effettivo in cui la guerra sociale si sta intensificando di giorno in giorno, e la rabbia accumulata di coloro che sono oppressi su una base quotidiana è scaturita come uno tsunami sulle strade di numerose città, da nord a sud del Brasile. Riteniamo che, in mezzo a questa tempesta, la presenza di un nodo di contro-informazione è di estrema importanza, cercando di comunicare notizie da una prospettiva anti-autoritaria, rompendo con ogni discorso moderato o di neutralità, al fine di dare voce alla guerra contro il Potere e verso la Liberazione Totale.

Pensiamo anche che è molto importante che i progetti online possano servire come canali di comunicazione e di solidarietà tra gli insorti che sono attivi in diverse latitudini e longitudini di questo territorio, pertanto sottolineiamo la necessità di ricevere le vostre riflessioni, analisi, notizie, foto, video, ecc in modo che possiamo pubblicarle.

Sottolineiamo inoltre che rifiutiamo in modo assoluto l’uso irresponsabile di Internet come strumento di comunicazione, e di conseguenza non siamo interessati a qualsiasi tipo di collegamento in rete per questo blog attraverso i social media come Facebook o Twitter. Apprezziamo l’uso di strumenti virtuali che rispettano l’anonimato e la sicurezza dei loro utenti e non facilitano la sorveglianza della polizia.

Speriamo che si possa diffondere questo messaggio, e che questo piccolo sforzo potrebbe diventare una scintilla in più scintilla che dia vita all’anarchia!

Grecia: Riguardo lo sgombero delle occupazioni nella città di Patrasso, 05/08/2013

Nell’alba di Lunedì, 5 Agosto, alle 06:30, si è effettuata a Patrasso una vasta operazione di polizia con l’obiettivo di evacuare lo spazio autogestito occupato “Spazio TEI – N.Gyzi”, l’occupazione “Maragopouleio” e la storica “Occupazione Parartima“. All’interno di un clima di polizia e di repressione assoluta, con l’arresto da parte dei poliziotti di cinque compagni che si trovavano in quel momento a Maragkopouleio e con la detenzione di molti altri in solidarietà all’esterno dell’edificio, ma anche da altre parti della città, lo Stato ha fatto un’altra prova di forza e di “pugno democratico” come conseguenza della sua mossa di pochi mesi fà contro le occupazioni e i luoghi di lotta in tutto il territorio greco.

Di fronte all’assalto della sovranità a coloro che scelgono di combattere e di definire se stessi la loro vita, quello che abbiamo da contrapporre è la solidarietà e la nostra lotta sociale e di classe quotidiana e multiforme. Le occupazioni, come parte integrante di questa lotta, non costituiscono per noi delle isole di libertà utopiche ma bensì dei focolai di rottura e di resistenza, delle basi di affinità nella nostra guerra contro lo Stato e il Capitale, contro ogni genere di oppressori. Le occupazioni non sono delle mura, per essere prese d’assedio e spegnersi. Come parte della nostra lotta, sono le stesse persone che le costituiscono, le fanno diventare spazi vivi di creazione, di espressione, di solidarietà e di resistenza. Finché queste persone non smetteranno di combattere, gli attacchi contro le occupazioni non riusciranno di far altro che infuriarci e di raggrupparci ulteriormente. Gli edifici possono essere evacuati e sigillati, ma le idee restano salde e forti nel tempo. Se abbiamo qualcosa da dire ai padroni di questa grottesca operazione è che non abbiamo paura, non ci terroriziamo e continueremo ad essere qui.

SOLIDARIETÀ A TUTTI I PERSEGUITATI DELLE OCCUPAZIONI

NON CI SPAVENTANO – CI INFURIANO

Anarchici/e, Solidali/e

Grecia: Invasione della polizia a tre spazi occupati nella città portuale di Patrasso

Il 5 Agosto 2013, alle 06:30 circa, poliziotti in divisa e in borghese hanno fatto irruzione e sfrattato tre spazi occupati a Patrasso, in particolare l’occupazione PARARTIMA all’angolo di Via Corinthou ed Aratou, l’occupazione Maragopouleio sulla Via Gounari, e lo spazio autogestito all’interno dell’Istituto dell’Educazione Tecnologica (TEI) di Patrasso. Tutti e tre gli spazi occupati sono stati sfrattati e sigillati dalla polizia.

Le forze repressive, aiutate dalle autorità comunali, hanno confiscato vari materiali dai centri sociali, e anche sigillato l’ingresso dell’occupazione PARARTIMA con mattoni.

Un totale di 16 compagni sono stati detenuti: 5 occupanti che hanno resistito all’invasione dal tetto dell’occupazione Maragopouleio, così come 11 solidali che hanno cercato di avvicinarsi alla casa occupata, mentre lo sgombero era in corso. Poco dopo, i 11 solidali sono stati rilasciati, ma i 5 occupanti di Maragopouleio affrontano accuse e sono stati tenuti in custodia presso il quartier generale della polizia sulla Via Ermou, dove i compagni hanno tenuto un raduno di solidarietà prima al mattino. Inoltre, a mezzogiorno, un raduno di contro-informazione abbia avuto luogo presso la Piazza Olgas.

Più tardi i 5 arrestati sono apparsi davanti al pubblico ministero e sono stati tutti rilasciati, con l’obbligo di comparire in tribunale il 6 Agosto. [Aggiornamento: Il processo contro i cinque compagni è stato rinviato al 13 Agosto.]

Ulteriori aggiornamenti appena disponibili.