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[Italia] Così è… se vi pare – Scritto della compagna anarchica Anna Beniamino

Riflessioni ed aggiornamenti su di un processo

Non ci sono grosse riflessioni da fare su di un episodio repressivo, in fondo si tratta del semplice e ciclico presentarsi di azione e reazione – e neppure su quanto giochi sporco la repressione – altro fatto ben noto, al limite qualche nota a margine sullo svilupparsi delle sue tecniche e strategie.

Questo cercherò di fare, a più di un anno dagli arresti, a processo iniziato, aperta una breccia nella campana di vetro censoria e scoperte le carte giudiziarie, nella complessità della loro miseria, dopo lo scarno resoconto sullo scorso numero di Croce Nera e gli ulteriori sviluppi a cavallo della chiusura delle indagini e dell’udienza preliminare.

Prima di qualsiasi valutazione però, mi preme ribadire, semplicemente, l’orgoglio nell’anarchia e negli anarchici che mi hanno permesso di nutrirmi di solidarietà fatta azione, scritti, rabbia rimbalzata oltre i cancelli e da carcere a carcere, mostrando ancora una volta quanto la tensione anarchica sia viva, attuale e capace di irridere le categorie e saltare gli steccati che la repressione vorrebbe imporre, scrollandosi di dosso la zavorra di paure e del mito del consenso.

Ho sempre pensato che l’anarchia sia una cosa seria, se praticata da donne e uomini dotati di ragione ed istinto, di qualcosa che – quando viene chiuso nelle gabbie e nelle strettoie del dominio – gli si ritorce contro e si fa forza delle debolezze che vorrebbero istillare. Siamo qui per questo, in una partita a dadi senza fine tra l’autorità e la sua negazione.

Ho sempre pensato pure che l’anarchia abbia l’indubbio privilegio di poter poggiare su di un potente retroterra filosofico, storico e culturale, commisto ad un atavico istinto alla negazione: elementi che ancor oggi si miscelano spontaneamente in efficaci ricette distruttive.

“L’anarchia, quando vuole, essa è potente”, per citare il compagno anarchico Panagiotis Argyrou in un suo comunicato solidale, di quest’estate, agli arrestati al G20 di Amburgo.

L’idea anarchica continua ad esser un problema per l’autorità rendendo palese, alle menti libere, la concretezza insita nella sua negazione.

Non voglio creare equivoci però, non esistono meri processi alle idee: quando la repressione colpisce avviene sempre in seguito a fatti, azioni ben precise che vanno ad intaccare la quiescenza sociale diffusa e l’assuefazione al controllo tipiche di questi anni.

Azione e reazione: si istituiscono processi agli anarchici per quello che gli anarchici sono, nemici dello stato.

La repressione – e la conseguente codificazione ed applicazione del codice penale – cambiano forma e si adattano a seconda delle contingenze e del grado di pericolosità dello scontro in atto: possono muoversi con ferocia vendicativa, facendo tabula rasa di tutto quanto si para loro davanti, con blando paternalismo o con tutta una serie di gradazioni intermedie. A volte sono i refrattari stessi a dare il ritmo all’azione, a volte subiscono, e reagiscono – ai contraccolpi repressivi. Spesso si lamentano di muoversi quando stretti alle corde, piuttosto che attaccare per primi. Bisogna però aver coscienza che patire i colpi, non significa esserne “vittime”.

Sarà che per troppo tempo quello di vittima della repressione è stato un vecchio ruolo, di comodo per alcuni, nel teatro della democrazia, una falsa e sgradevole etichetta che ha prodotto pietismo, non coscienza combattiva.

Su questo passaggio sta l’importanza di questi tempi: sulla nuova o rinnovata coscienza di esser parte contundente, apportatori di germi sovversivi se si vuole, non solo negli ambiti ristretti di movimento ma nel porsi, sociali od antisociali che ci si senta, quali fieri portatori di una serrata critica all’era del dominio tecnologico, del controllo e dell’omologazione globali.

Denudare il re e le sue vergogne, ieri ed oggi, è stato e continuerà ad esser oggetto della repressione, con vecchi e nuovi arnesi. Le ridicole categorie del codice penale – apologie, istigazioni, associazioni – mirano a colpire il tessuto connettivo tra parola ed azione, la solidarietà.

Non possiamo permetterci di stupirci di questo, più di un secolo fa c’erano le associazioni di malfattori, la regia autorità faceva chiudere i giornali e perseguitava i sovversivi e le loro riunioni, sorvegliava i locali malfamati in cui si riunivano. Oggi si monitorano pure web e comunicazione digitale.

Differentemente dai tempi passati però, il controllo si è fatto pervasivo grazie all’avvento dei nuovi orpelli tecnologici, a cui speso si accompagna una minor consapevolezza e fiducia nelle proprie potenzialità e possibilità di opporvisi.

Modelli e tecniche repressive vengono riproposti ed ammodernati (a volte neppure più di tanto), somministrati al bisogno: ora, tra l’altro, utilizzati per arginare, o tentare di farlo, un’innegabile effervescenza degli ambienti anarchici.

Prender atto di questo non significa né immobilizzarsi come animaletti impauriti sorpresi dai fari di un tir in corsa né gettarsi – mani e piedi legati – nelle fauci del mostro, convinti della sua ineluttabile voracità. Un cambio di prospettiva piuttosto: aspirare, ora e sempre, ad esser un boccone indigesto, senza cadere nell’equivoco di un’onniscienza ed onnipotenza del dominio, dove spesso non c’è una strategia globale ma un intreccio informe di interessi carrieristici in contrasto, direttive impartite e funzionari variamente zelanti.

Non va dimenticato il fattore umano, anche nella forma più deteriorata che può emergere da un compilatore di carte di questura, che rubando e deformando pezzi di vita nostra, ci fornisce un’ampia panoramica della miseria della sua essenza.

Iniziando dalla fine: dall’associazione all’istigazione e viceversa
Con l’avviso di chiusura indagini dell’Aprile 2017 – per gli arrestati ed indagati a piede libero del Settembre 2016 – è stato aggiunto, oltre ai reati già contestati, per 12 dei 17 imputati iniziali, il 414 c.p. (istigazione a delinquere) con finalità di terrorismo come ideatori e/o diffusori di Croce Nera, giornale e blog, facendo esplicito riferimento ad alcuni editoriali ed articoli dal n° 0 al n° 3. Segno dei tempi, per quanto riguarda il reato di istigazione è indicata pure l’aggravante per “aver commesso il fatto attraverso strumenti informatici e telematici”.

Inoltre il 2 Giugno 2017, con suggestiva tempistica rispetto all’udienza preliminare del 5 Giugno, la catena di Sant’Antonio della repressione ha tirato dentro al carrozzone di S.M. Altri 7 compagni, a piede libero per 270 bis e 414 c.p. perché redattori (e non) di Croce Nera e del blog di RadioAzione e Anarhjia, oltre ad accusare ulteriormente 2 dei 7 succitati, per 280 c.p., per il rinvenimento, durante le perquisizioni del Settembre 2016, assieme ad altro materiale pubblicato su Croce Nera, di copia della rivendicazione dell’attacco al tribunale di Civitavecchia del Gennaio 2016, a firma del Comitato pirotecnico per un anno straordinario – FAI/FRI. Nell’udienza preliminare sono stati unificati i due filoni d’indagine, rinviando tutti a giudizio, senza cambiar nulla delle varie imputazioni. In pratica, dopo un anno di ossessivo controllo censorio (attraverso blocchi e sequestri sistematici della corrispondenza degli arrestati, che è confluita direttamente nei faldoni del pm, aggiunti agli atti all’udienza preliminare) e monitoraggio della solidarietà, il pm e la questura sono riusciti a partorire un provvedimento punitivo, “in direttissima”, per alcuni di quanti hanno continuato a mantenere contatti con loro e continuato l’attività editoriale.

L’utilizzo affiancato di 270 bis e 414 c.p. diventa paradigmatico delle loro strategie, se si ragiona su quanto successo con la sentenza Shadow a Perugia e l’utilizzo che in questo processo se ne vorrebbe fare.

Senza dimenticare l’intensificarsi, in questi anni, del 414 c.p. usato anche “in purezza”, come direbbero gli enologi, senza tenerlo come sponda nelle accuse associative, per colpire qualsiasi scritto che “difenda” l’agire anarchico, malleabile coperchio con cui cercar di soffocare le fiamme di parole ed azioni solidali.

C’è da sottolineare, d’altro canto, che i mezzucci da questurino non hanno intimidito nessuno.

Carta riciclabile…
…La struttura dell’indagine
Sarà che gli scritti rimangono ma, con Scripta Manent, la procura e la Digos torinesi non hanno voluto buttar via proprio niente. Hanno riesumato dal cimitero degli elefanti delle archiviazioni e dei processi già fatti, rimasticandoli e risputandoli, circa 20 anni di monitoraggio e repressione:

Processo ORAI (pm Marini, ROS, Roma) del 1995;

Indagine sull’attentato a Palazzo Marino a Milano nel 1997 a firma Azione Rivoluzionaria Anarchica;

Indagine su Solidarietà Internazionale (pm Dambruoso, Digos, Milano) archiviata nel 2000;

Operazione Croce Nera (pm Plazzi, ROS, Bologna) che nel 2005 aveva portato agli arresti dell’allora redazione di Croce Nera, poi risoltasi in breve tempo, in una sentenza di non luogo a procedere;

Indagine su plico incendiario a questore di Lecce del 2005 a firma Narodnaja Volja/FAI;

Indagine sull’attentato alla caserma allievi C.C. Di Fossano e plichi incendiari a firma FAI/RAT del 2006 (pm Tatangelo, ROS, Torino) archiviata nel 2008;

Indagine sui plichi incendiari ed attentato alla Crocetta a firma FAI/RAT del 2007, archiviata nel 2009 (pm Tatangelo, Digos, Torino);

Operazione Shadow (pm Comodi, Digos, Torino) iniziata nel 2009 per 270 bis, 280 c.p.; risoltasi nel 2016 con condanne per 414 c.p. per il periodico KNO3 e 2 condanne per furto d’auto e tentato sabotaggio a linea ferroviaria;

Operazione Ardire (pm Comodi, ROS, Perugia) iniziata nel 2010, che porta a 8 custodie cautelari nel 2012, poi confluita integralmente in Scripta Manent dopo passaggi di competenza territoriale prima a Milano, poi a Torino;

Indagini Kontro, Replay, Sisters, Tortuga (pm Manotti, ROS, Genova) su attentati a caserme C.C. di Genova, RIS di Parma del 2005 e altri attacchi;

Indagine Evoluzione, Evoluzione II (pm Musto, Milita, ROS, Napoli) Iniziata nel 2012 sull’attacco ad Adinolfi “evolvendosi” poi in monitoraggio su RadioAzione e RadioAzione Croazia;

Indagine Moto (pm Franz, Piacente, ROS, Genova) che nel 2012 ha portato agli arresti di Nicola Gai e Alfredo Cospito;

Indagine su pacco-bomba ad Equitalia (pm Cennicola, Polino, Digos, Roma) del 2011, riaperta nel 2014;

Indagine si attentato al tribunale di Civitavecchia e molotov ai C.C. di Civitavecchia del 2016 (pm Cennicola, ROS, Roma).

Questo lungo elenco è fatto spulciando l’indice – e dimenticando sicuramente qualcosa – senza citare tutta un’altra serie di monitoraggi e informative travasate da un’inchiesta all’altra, da una questura all’altra, spesso contesi a suon di competenze territoriali attraverso le scappatoie permesse dalla formulazione del reato associativo.

La strategia sottesa a tutto questo è abbastanza evidente, la stessa mole di carte per quanto contraddittoria diventa suggestiva. Si consideri che vengono quasi interamente riversati in Scripta Manent gli atti dei procedimenti succitati, che aggiunti alle elucubrazioni del duo Sparagna/Digos torinese diventano 206 e più faldoni di atti giudiziari.

Schedatura e scrematura: centinaia di nomi e curriculum vitae, di episodi di sovversione quotidiana, schedati, sezionati e ricomposti ad hoc. Alle traiettorie esistenziali, ai frammenti di discussioni e ai giornali pubblicati si sovrappongono interpretazioni discordi a seconda dell’occhiuto controllore di turno, acrobazie attributive spazio-temporali, neo-lombrosiani studi comportamentali. Non è la prima volta che accade, così come è ben collaudato il tentativo del setaccio tra “buoni e cattivi”, l’utilizzo della stampa anarchica come “clandestina” e prodromica all’”associazione”.

Spesso capita, e son la prima a farlo, di dar dell’ironia su grossolanità ed incongruenze palesi delle carte giudiziarie, dimenticandosi però che c’è una consapevole arroganza del potere in questo.

Al di là della pescata grossa o piccola che faccia, l’apparato repressivo è ben consapevole della manovrabilità che le sue operazioni anti-terrorismo permettono. Sorvegliare e punire… monitoraggio approfondito su contatti, reazioni, tentativi di pressione sulla “tenuta” e ampiezza solidale, lunghe carcerazioni preventive.

Ritengo però miopi e sbagliate le analisi che vorrebbero vedere la repressione contro determinati settori di movimento come un laboratorio dove in vitro si sperimentano tecniche repressive che verranno poi allargate a vasti strati sociali. In questo c’è una certa paternalistica, per quanto ingenua, presunzione oltre al tentativo di cercar consenso, attraverso il cemento della repressione, nel dissenso tiepido di questi anni.

Quando invece, l’utilizzo del bastone e della carota è molto più articolato e subdolo.

Il potere non ha bisogno di testare in vitro la repressione sugli anarchici, semplicemente applica sugli anarchici un frammento della violenza dispiegata in modo molto più feroce altrove: quando lo stato non si fa problemi ad addestrare bande armate di mercenari per difendere i propri confini ed interessi, ad affogare quotidianamente migliaia di esseri umani, di utilizzare gli allontanamenti coatti dal proprio territorio ogni settimana per meri reati d’opinione (basta un semplice click sulla pagina del primo idiota, integralista religioso del 21° secolo per ritrovarsi imbarcati sul primo volo).

LA repressione somministra, per ora, punizioni ben diversificate ed è ben consapevole di dove può allargarsi in maniera indiscriminata, con la più ampia ed asservita copertura mediatica. Senza nulla togliere al fatto che anche in ambiti di movimento le pene “esemplari” non mancano.

Spesso risulta che i compagni siano più cautelati e consapevoli nell’affrontare la repressione. Non è casuale che arrivino da queste parti le attenzioni maggiori all’evoluzione delle tecniche di schedatura, controllo, monitoraggio massivo nonché a quelle di manipolazione del consenso.

Psico-antropologia da questura
In un quadro di accuse dove tutto si muove si deduzioni/illazioni a cercar di far da collante interviene in dosi massicce una sorta di studio comportamentale. La consapevolezza – ed il sottrarsi – all’occhiuto ed onnipresente controllo poliziesco diventano essi stessi suggestivi.

Esistono prassi ormai consolidate negli ambienti di movimento, anzi ormai una prassi sociale diffusa per i più disparati motivi: parlare in maniera evasiva per telefono od utilizzarlo in maniera limitata, non compulsiva come vorrebbe la guida del cittadino-consumatore perfetto; porre attenzione a pedinamenti; eliminare microspie e telecamere da casa, auto, luoghi di lavoro; porre attenzione al controllo telematico, per far qualche esempio.

Conosciamo da anni pure le opportunistiche interpretazioni sbirresche delle frequentazioni con amici e compagni e nelle iniziative di movimento: ad insindacabile giudizio del guardone di turno e/o miopia calcolata, a seconda della necessità, si è troppo o troppo poco presenti. Conosciamo pure la passione questurina per scambiare qualsiasi iniziativa, viaggio o gita fuori porta come “incontro tra sodali” (l’eccesso di zelo dei birri piemontesi è arrivato a nutriti video-reportage al mare, in Liguria sugli scogli a Ferragosto, con tanto di nuotate alla boa come “incontri riservati”).

Ora, in un perfetto incrocio tra psico-polizia e commedia all’italiana diventa suggestiva l’assenza: assenza fisica, assenza di telefonate e contatti. Questo non è ancorato, nella tesi accusatoria ad un particolare evento od azione ma vale di per sé il sottrarsi al controllo, o meglio il non essere monitorati passo a passo, e non è ben chiaro se ciò avvenga per volontà dei controllati o per incapacità manifesta dei controllori.

Troppa ironia? Forse sì, visto che la realtà è fatta di un controllo ossessivo ed inquietante che non si tira indietro di fronte a nulla: perquisizioni estemporanee travestite da controlli sul malfunzionamento dei microfoni occultati in casa, controlli e radiografie delle spedizioni postali prelevando direttamente la corrispondenza da buche delle lettere e uffici di smistamento postale: duplicati delle chiavi per entrare nei luoghi di lavoro in assenza degli indagati, telecamere nascoste in luoghi pubblici in quanto “presunti obiettivi”.

Questi sono solo alcuni esempi di un’applicazione piuttosto capillare del controllo, oltre a quelli tradizionali: telefoni intercettati per anni, microspie in casa e sul lavoro, gps in auto, telecamere sugli ingressi di casa, cantina e luoghi di lavoro, controllo incrociato di tabulati telefonici e positioning dei cellulari, pedinamenti con foto e videoriprese, intercettazione traffico mail e ascolto ambientale tramite i computer.

Poi, sempre nella suggestione tecno-logica e pseudoscientifica del nuovo millennio, un fiorire di statistiche, diagrammi, percentuali, incroci di dati tra i più curiosi: quante volte gli imputati si sono incontrati nel corso degli anni (…anche a casa loro, tra parenti e conviventi, nonché ai loro stessi processi) e quante volte si sono incontrati… i rispettivi telefoni; in quali giorni della settimana arrivano più plichi incendiari; quali centri urbani siano interessati da più attentati; quali parole preferiscano utilizzare gli anarchici… ma lì si sconfina dallo studio sociologico statistico e comportamentale, ad un altro caposaldo da tribunale…

La suggestione di una perizia
In questo processo balza agli occhi evidente una tecnica sartoriale per attribuire i reati specifici ai singoli imputati. Per dar corpo alle supposizioni accusatorie viene fatto un utilizzo massiccio di perizie grafiche, linguistico-stilistiche per attribuire ad un paio di imputati la scrittura di alcuni testi rivendicativi.

Detta così sembrerebbe una cosa seria (e lo è in quanto funge da pretesto per la custodia cautelare), addentrandosi nella lettura di una moderna perizia che utilizza sia la tecno-logica che la mente umana si vede però quanto i metodi utilizzati siano discutibili e malleabili ed i risultati aleatori.

Da un lato è evidente la scelta di procedere ignorando scientemente i risultati contraddittori rispetto alle tesi da sostenere, per cui i confronti con esiti negativi vengono ignorati e si setacciano i testi cercandone di adattabili al bisogno. Termini di uso comune o propri del linguaggio politico-poetico anarchico diventano caratterizzanti tanto che in questo parossismo di abbinamenti abbondano le attribuzioni… cioè ne escono fuori delle più disparate, che pure travalicano le accuse ed imputazioni stesse.

Il meccanismo repressivo è ben consapevole dell’inconsistenza di determinati confronti e perizie – e lo ammette pure tra le righe – però è parimenti consapevole che l’utilizzo del DNA e di altre perizie tecnico-scientifiche è stato venduto all’opinione pubblica come tecnologia certa ed inoppugnabile e così si cerca di utilizzarlo anche in tribunale. In realtà la casistica di errori manipolazioni ed approssimazioni è notevole (ed ormai pure la giurisprudenza è costretta ad ammetterlo, dopo i primi anni di utilizzo “acritico” di qualsiasi reperto biologico). Ne abbiamo traccia anche di recente, in giro per il mondo, in processi che hanno riguardato compagni.

Da questo compulsivo raccattamento di materiali e confronti incrociati si ricavano però alcuni dati sulla loro raccolta e utilizzo sistematici.

Il DAP si offre come serbatoio, oltre che di foto segnaletiche ed impronte, anche di altre tracce di carcerazioni passate, fornendo schede personali e reperti grafici di tutti gli anarchici transitati per le patrie galere, cavando fuori dai propri archivi addirittura corrispondenze, istanze, domandine, etc. Se un arresto o una perquisizione non ci sono stati si arriva addirittura all’anagrafe o altri archivi cittadini.

Svariate banche-dati del DNA sono in uso da più di 10 anni, non solo con i prelievi fatti durante perquisizioni, ma conservando campioni e facendo confronti incrociati di reperti in possesso ai vari archivi.

Questi sono solo alcuni aspetti, da ampliare e su cui ragionare. Rimane il discorso che, in un quadro dove i procedimenti repressivi sono vasi comunicanti, l’assenza è accusatoria, la solidarietà è un’aggravante, se Scripta Manent cercava di colpire alcuni anarchici, ha invece contribuito a far fiorire solidarietà e consapevolezza e questo – a conti fatti – nonostante la ristrettezza del mio attuale orizzonte, non può che continuare a farmi sorridere.

Anna

Roma, Gennaio 2018

in portoghese

Italia – Aggiornamenti udienze Operazione Scripta Manent

Testo scritto da Anna e Marco circa l’andamento del processo in cui sono imputati per l’operazione Scripta Manent.

Nelle udienze di gennaio e febbraio sono continuati a scorrere i testimoni dell’accusa (in origine il PM Sparagna ne ha citati una settantina) principalmente digos torinesi, polizia, carabinieri, artificieri, testimoni, relatori della scientifica di Roma e del Ris di Parma, tutti in relazione ai reati specifici contestati. Inoltre sono stati chiamati a deporre alcuni redattori, od ex redattori, di Radio Blackout di Torino sul ricevimento di alcune rivendicazioni ed un occupante dell’Asilo in relazione ai rapporti di conoscenza e corrispondenza tenuta con gli imputati.

Nelle udienze del 7 e 8 marzo hanno fornito le loro relazioni quelli che dovrebbero essere i pilastri dell’impianto accusatorio, ovvero i prestatori dell’opera “d’ingegno” che va a puntellare il tutto: i periti grafici, l’esperto d’analisi linguistico/stilistica, ed un digossino torinese addetto a dare il quadro generale dell’accusa.
Il duo di grafologhe Rosanna Ruggeri e Paola Sangiorgi, periti/consulenti del PM ed esercitanti il mestiere privatamente, non presso Scientifica, Ris o quant’altro, ha relazionato durante l’udienza del 7 marzo, sulla perizia effettuata nel 2014 confrontando testi normografati e indirizzi vergati a mano dei plichi incendiari/esplosivi a Torino Cronaca, Coema Edilità ed all’allora sindaco Chiamparino del luglio 2006 e delle relative rivendicazioni con i campioni di mano scritture di tre degli imputati (appunti prelevati durante perquisizioni, lettere dal carcere, modulistica varia).
Il duo ha manifestato la certezza che le scritture effettuate a normografo non sono attribuibili. Per quanto riguarda i confronti sulle mano scritture ha cercato di mettere in rilievo le somiglianze o i tratti grafici peculiari tra singoli caratteri scelti tra i vari campioni di scrittura: l’esito sarebbe una probabile somiglianza con alcuni campioni di due degli imputati.
Il duo ha impiegato un paio d’ore, più che a motivare la “probabilità”, a difendere la serietà delle prestazioni offerte e del metodo utilizzato che appunto… non consente attribuzioni su base certa ma appunto ad un discorso probabilistico.

Oltre a questo la difesa, facendo riferimento alla loro ignoranza di analisi precedentemente effettuate, ha fatto notare che gli stessi reperti (le etichette manoscritte dei pacchi del 2006 e le relative rivendicazioni) sono state oggetto di perizia nel corso di indagini effettuate all’epoca dei fatti, in particolare nella relazione del Ris di Parma del luglio 2006 era stato appurato che si trattava di scritture ricavate da ricalco, quindi non attribuibili.
Il perito linguistico/stilistico consulente del PM, Michele Cortelazzo, tenutario di cattedra all’Università di Padova ha relazionato sulla perizia fatta nel 2014 in cui ha confrontato testi di articoli pubblicati da tre degli imputati e diversi testi di rivendicazioni a firma di diversi gruppi FAI. La perizia ammette che il linguaggio utilizzato fa parte dell’“universo discorsivo dei movimenti antagonisti”. Crea però degli abbinamenti fra testi degli articoli ed alcune rivendicazioni in base al metodo “qualitativo” e a quello “quantitativo”.
L’analisi quantitativa, viene spiegato, è effettuata tramite un software che crea degli abbinamenti in base a termini trovati setacciando porzioni di testo.
In particolare vengono indicati alcuni “tratti caratteristici” quali l’utilizzo di termini, non frasi, quali “palestra”, “anonimo”, dittologie (abbinamenti di due termini) contenenti “forza” e/o “gioia”, “di turno”, “più o meno” e via dicendo.
Senza ricorrere alla sinergia tra un software e un cattedratico, pare che questi termini facciano parte del linguaggio comune, non solo di movimento.

Esposte le incertezze peritali è stata la volta della lunga relazione, durata più di un’udienza e terminata il 15 marzo di quello che sembra lo scheletro dell’inchiesta. Il tuttologo della Digos torinese tal Luciano Quattrocchi ha esordito magnificando le proprie doti di investigatore su operazioni su aree non anarchiche, per poi esporre la sua personale applicazione dello schema accusatorio su suggerimento del PM Sparagna e del suo nuovo strumento d’analisi, il binomio esclusione/inclusione (si suppone dal novero dei buoni e dei cattivi…) per contestualizzare l’inserimento di frasi estrapolate da giornali, scritti, commenti e documenti pubblicati negli ultimi 20 anni, discussioni e conoscenze dirette fra compagni, eventi repressivi passati (vengono in questo caso ripresi integralmente, senza spostare una virgola, intercettazioni ambientali, ricostruzione indagine sui fatti del quartiere Crocetta, a Torino, archiviate nel 2009) ed indagini riaperte ad hoc.
Sotto la lente degli indagatori passa un po’ di tutto: da Emile Henry a Horst Fantazzini e Baleno, dai documenti di Azione Rivoluzionaria per cui uno degli attuali imputati è stato processato più di trenta anni fa e su cui altri imputati stavano preparando una memoria storica (parte di un libro più ampio sulle pratiche di lotta anarchica, negli scorsi anni) a quelli inerenti al dibattito durante il processo Marini (un documento letto in tribunale, in gabbia, per la morte di Baleno nel 1998, discussioni sulla necessità di dare voce alle varie posizioni su metodi organizzativi, comunicati dal carcere).
È passato poi all’analisi di CroceNera, vecchia e nuova, fino ad arrivare agli articoli pubblicati sull’ultimo numero, proprio su Scripta Manent e l’analisi della corrispondenza, sotto censura, degli arrestati.

Con l’udienza del 12 aprile, su richiesta dell’accusa, è stata assegnata ad una perita la traduzione dallo spagnolo della vecchia corrispondenza finita agli atti, di alcuni imputati. Si è poi passati al contro-esame del digossino torinese da parte della difesa.
Nel corso del contro-esame uno dei compagni imputati è intervenuto ripercorrendo il proprio vissuto dal dicembre ‘69, all’esperienza in Azione Rivoluzionaria, alla latitanza, il carcere, fino ad oggi. Nelle prossime udienze del 18 aprile e 3 maggio, dovrebbero comparire i Ros di Perugia e di Napoli per riferire sulle rispettive indagini, poi confluite in questo procedimento: le cosiddette operazioni Ardire, Evoluzione I e II.

Berlino: Attentato incendiario a fasci di cavi

26 marzo 2018

Con una dichiarazione pubblicata addirittura su vari Paste-Bins” (dove si può diffondere anonimamente dei testi), un cosiddetto Gruppo Vulcano rivendica di nuovo un attentato all’infrastruttura di comunicazione: Il “Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete” dice di avere incendiato una grossa quantità di cavi sotto il ponte Mörsch a Berlino. Secondo la dichiarazione pubblicata furono tranciati in modo specifico dei cavi usati “dai militari e i loro prestatori di servizi, dal picchetto aereo del governo federale, dall’amministrazione del Land Berlino, da grandi imprese, da gestori di nodi Internet e dall’aeroporto Tegel”.

Lx sabotatorix mettono in guardia da una totalità dell’attuale sviluppo tecnologico che potrebbe sfociare in una “forma moderna di fascistizzazione” e in modo coinvolgente in questo contesto ricordano il sistema delle carte forate Hollerith che tra l’altro fu usato dai nazi per l’esecuzione della Shoa. Sottolineano che nessuna persona sarebbe stata messa in pericolo.

Inoltre il Gruppo Vulcano raccomanda urgentemente di usare il Torbrowser per accedere ai link.

Dichiarazione:

Le reti del dominio sono attaccabili
dal “Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete”

VERSIONE BREVE

Il dominio sulle persone s’organizza in modo inedito: con le reti, gli algoritmi e la presa dello Stato e delle grandi imprese – sulla nostra vita e il nostro quotidiano. Sui nostri sentimenti, sul nostro pensare, e fare. Ora e in futuro. E s’allarga e si approfondisce. Siamo sorvegliatx, pilotatx e guidatx.

Oggi abbiamo interrotto alcuni importanti collegamenti in rete e così anche la presa sulla nostra vita – un contributo umile, creare un momento di vita non controllata. Colpiti dal nostro attentato erano gestori di reti come: BASE (telefonia mobile belga, in Germania E-Plus), Level3, Globalmetro Networks (che alimenta tra l’altro delle basi militari), Tele-Com, LIT (azienda di tecnica informatica regionale; ora centro prestazione di servizi IT Berlino, competente per la rete amministrativa centrale della città), COLT (reti del governo) a altri gestori civili e militari.

Il nostro obiettivo concreto era anche infastidire l’aeroporto Tegel, le amministrazioni federali e regionali, l’esercito federale, il picchetto aereo del governo federale e le grandi imprese industriali e tecnologiche.
Per questo scopo il 26.3.2018 abbiamo dato fuoco a due fasci di cavi ciascheduno largo quattro metri, distanti 30 metri l’uno dall’altro e situati sotto il ponte Mörsch a Berlino. Le condotte del gas su tutt’e due i lati erano lontane 15 metri dai nostri focolai d’incendio. I focolai all’interno della costruzione del ponte non erano raggiungibili e schermati da muri di cemento spessi un metro e messi ad un’altezza di due metri e passa. Né pedoni né vetture né sotto né sopra il ponte potevano essere toccati dal fuoco. Abbiamo escluso ogni pericolo per le persone.

Il danno economico che speriamo sia grande ci ha fatto piacere! Le reti del dominio sono attaccabili.

Date le circostanze: Armi tedesche e militari turchi fuori da Afrin! I responsabili della guerra ad Efrin stanno anche in Germania. Si possono trovare.

Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete

Nota sulla militanza partecipativa: La censura è ormai molto massiccia. Deve essere spezzata. Perciò per accedere al nostro testo usate Tor. E poi diffondete la nostra dichiarazione.

Fonte: Indymedia, Pastebin

Traduzione dal tedesco mc, CH

Osnabrück, Germania: Vernice a locale dei lupi grigi

26 marzo 2018

Nella notte a lunedì la cellula d’azione Anna Campbell ha commesso un attentato alla vernice contro il locale dei lupi grigi nella Meller Straße a Osnabrück.

Più che mai il fascismo turco va combattuto anche a livello internazionale; contrapporre qualcosa ai crimini contro le persone ad Afrin e in Kurdistan; esprimere la nostra solidarietà con la rivoluzione a Rojava.

Per la rivoluzione sociale! Ax fascistx neanche un millimetro; abbasso Erdogan e la dittatura AKP! Faşizme geçit yok!
In commemorazione ax combattenti cadutx.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Berlino: Vernice e pietre a Zalando

22 marzo 2018

“Dobbiamo essere i più aggressivi, tanto aggressivi da sorprendere tutti!” (Oliver Samwer, CEO Rocket-Internet)
Con tali e simili parole si mette in mostra Oliver Samwer, il cofondatore e direttore del cd incubatore-Internet Rocket-Internet. Tutto stile Amazon & Co, il gruppo tenta la corsa all’egemonia. Quasi ammiratx si deve dire che con la sua strategia Copy&Paste la “fucina imprenditoriale” porta agli apici mondiali il progresso capitalista e la massimizzazione dei profitti ottenuti dallo sfruttamento. Addirittura nella tana del leone, nella Silicon-Valley,i sedicenti pionieri Start-Up si sono fatti ogni onore. Perlomeno per la temuta nomea d’imprenditori che copiano e rivendono sotto nuova marca tutto quel che si può.

Uno di questi progetti di successo è Zalando. Fondato nel 2008, l’impresa ottenne notorietà con lo slogan pubblicitario “Urla di gioia”. Di questo successo resta oscuro se è dovuto alla penetranza del ciclo continuo di pubblicità TV che ha prodotto acufeni a non pochx oppure al suo humour cretino e insolente che si è impresso a fuoco nella memoria delle persone. Nel frattempo l’impresa ha raggiunta un valore di circa sei miliardi di dollari e si è fatta la maggiore commerciante di moda della Germania.
Ma anche se questo ambiguo Samwer-mondo con i suoi stivaletti e le sue scarpette di lacca c’interessa ben poco, ora purtroppo ci riguarda del tutto direttamente con il suo atteggiamento imprenditoriale aggressivo. Vicino all’arena Mercedes-Benz si pianta un enorme mucchio di merda sotto forma del nuovo campus Zalando. Dove 5000 nuovi sviluppatori, analisti di dati, professionisti pubblicitari etc. andranno a servire l’impero Zalando. E pensare che tutta Berlino è già disseminata di tanti altri siti ancora. Nel Ostbahnhof, nel vecchio edificio del supermercato Kaufhof innalzano molto discretamente un’altra fortezza in vetro che getterà la sua ombra “moderna” sulla città. Alcune strade più in là, pure l’edificio della vecchia posta alla Skalitzer Straße fu eletta tempio Rocket. Così il club privato, un luogo per concerti, vive già ora delle grosse limitazioni e conta di dover sgomberare l’esercizio affinché abbiano via libera i vibes innovativi della Start-Up-Community. La disdetta del contratto con il Cuvry-Campus si può considerare una piccola consolazione. Anche lì in origine era progettato un grande sito.

Non è che sia uno sviluppo tutto nuovo. Quel che una volta era una Kreuzberg a effetto malfamato-alternativo, attualmente nuota nel bel mezzo della corrente trendy. Nella sciccosa Zalando-Lounge /Zeughofstraße, la tech-community hip vive nella sua Shopping-Club-Centrale. La Start-Up-Factory al Görlitzer Park offre ai suoi membri esclusivi con 14.000m² il maggiore club per l’innovazione e lo sviluppo d’Europa. E anche Google s’assicura il proprio posto al sole nel quartiere e s’annida nel Umspannwerk/Kreuzberg investendo proprio ora un bel mucchio di soldi.
Così l’arrivo delle ditte internet di gran successo economico e impiegatx produce il ricambio d’interi strati di popolazione. Vecchi negozietti sempre aperti con i generi più urgenti e bettole diventano negozi di scarpe fair-trade oppure di sapone. Quel che prima era spazio abitativo si fa appartamento esclusivo o casa vacanziera.
Ma anche il valore aggiunto attacca i nostri quartieri a un altro livello. Il global-player s’interessa sempre di più anche degli immobili di questa città e spreme del profitto dal focolare di tante persone, come se si trattasse di smerciare un altro paio di scarpe. Diventando in modo mirato socio nelle unioni di proprietarx, Rocket-Internet costringe alla vendita parziale all’asta degli immobili per sopprimere l’unione e alla fine diventarne proprietario unico.

Ma il nostro odio contro Zalando non si limita alla gentrificazione. Quest’impresa è simbolo dell’industria 4.0. La smart-ificazione della vita è accelerata con tutta la forza. La tecnologia invade così tutti gli ambiti della nostra vita e li collega in rete. Quel che palesemente spacciano per pura filantropia è ottuso senso per gli affari.
“Presupponiamo che il marketing in futuro deve basarsi sempre di più sui dati. Per questo ci serve una quota maggiore di sviluppatori e analisti di dati” (Rubin Ritter, co-capo di Zalando)

Le persone pagano due volte: Con i propri soldi e i propri dati. Quel che prima quasi nessunx avrebbe svelato di se stessx, ormai si può rilevare nei profili user. Queste informazioni permettono non solo la previsione dei bisogni ma rendono possibile anche il comando diretto. La pubblicità è impiegata in modo mirato, le informazioni fluiscono come per caso nel retroscena oppure ne sono filtrate. Quel che neanche troppo tempo fa sarebbe stato eliminato come teoria paranoica della cospirazione, è oggi realtà onnipresente. Con 0 e 1 s’esprimono le nostre caratteristiche e gli algoritmi permettono la correlazione secondo dei valori di probabilità e statistici. La continua valorizzazione di tutti gli ambiti di vita è il modello di affari convincente della New Economy.
In un rating e scoring permanente si valutano sempre di più delle persone sempre più trasparenti come il vetro. O cliente o collaboratrice, il valore economico si misura in base alle azioni ed esternazioni individuali. La persona non è più proprietaria della propria forza lavoro e la vende. Sono tutte le sue caratteristiche ed il suo Essere a diventare bene economico.

Questa coazione agisce in modo onnipresente e ci forma a massa normata e disciplinata. Un taylorismo digitale ridurre in pezzetti e riorganizza non solo la produzione ma anche le nostre abitudini di consumo e da tempo libero. Una fede quasi devota nella tecnologia e nelle sue promesse salvifiche fa sperare nella soluzione di tutti i problemi sociali.

Ma allo stesso modo si muove anche la resistenza nei più vari angoli della città. Contro questi sviluppi ci furono indubbiamente già tanti attacchi con il fuoco, le pietre e la vernice. Con lo slogan a libera interpretazione: “Urla di gioia – oppure rimandalo indietro!” rimandiamo al mittente il nostro saluto di contestazione. Con vernice e pietre nella notte del 22.03.18 abbiamo attaccato il sito della Zalando-Lounge nella Zeughofstraße.

Fuck off Google, Zalando and Factory Berlino!

Alcunx anarchicx non troppo smart

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Kassel, Germania: Attentato incendiario ad auto di fascista turco

21 marzo 2018

Mentre a Rojava la popolazione civile è massacrata e scacciata con il tacito consenso del governo federale tedesco, esattamente lo stesso governo sulla stessa onda sostiene il nazionalismo e il fascismo turco nel proprio paese. Il pensiero fascista turco e con ciò l’inasprimento del conflitto sono obiettivo costante del governo federale tedesco. Gli interessi di potere sono imposti sulla pelle della popolazione civile curda. Il governo federale tedesco si fa così cagnolino da salotto di Erdogan.

Come anche in altre città tedesche anche a Kassel si può riscontrare una struttura individuabile d’ultra-nazionalisti turchi. S’organizzano apertamente e sotto tutela e sostegno finanziario delle autorità tedesche su di una base fascista facile da riconoscersi. Delle moschee turche predicano l’annientamento dex curdx, e questo davanti alla porta di casa d’ognunx di noi. Incitano addirittura allo stupro di donne curde e al linciaggio dex curdx che vivono qui. Senza conseguenze giuridiche.
Mehmet Tüfekci è un tale fascista. Era editore del giornale fascista turco Ayna molto vicino all’ideologia ISIS. Mehmet Tüfekci si è spesso espresso in modo offensivo contro la comprensione dei popoli e per la guerra contro la popolazione curda iniziata da Erdogan. Il massacro di centinaia di civili ad Afrin lo riempie di soddisfazione. Dichiarando la propria simpatia per l’assassino, appoggia addirittura il barbaro assassinio contro Charlie Hebdo.

Il fascismo non è un’opinione. Il fascismo è un crimine. Chi glorifica i massacri perpetrati contro la popolazione civile curda ad Afrin e Rojava troverà la risposta adeguata!
Il team vendetta Sehîd Kawa ha eseguito una notevole azione di vendetta relativa per dichiarare guerra anche alle strutture fasciste in Germania. L’azione di vendetta fu eseguita nella notte al 21.3.2018 alle h 01:00 circa. In questo giorno in tutto il mondo lx curdx festeggiano il giorno dell’insurrezione contro ogni forma d’oppressione. A Kassel la festa di capodanno fu salutata con quattro gomme in fiamme e il conseguente danno totale dell’auto del fascista Mehmet Tüfekci.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Wuppertal, Germania: Devastato posto di polizia

21 marzo 2018

Nella notte dal 20 al 21 marzo 2018 abbiamo fatto irruzione nel costruendo posto di polizia di Elberfeld. Abbiamo lasciato la nostra rabbia sotto forma d’arredamento distrutto e fluida. Speriamo che la polizia di Wuppertal si diverta con quella robaccia! In ogni caso il nuovo arredamento è distrutto. Per il vostro comportamento avete meritato ogni litro d’acido butirrico e ogni danno mobiliare! L’entrata del posto in costruzione è adornato con la scritta “Welcome to hell”.
D’ora in poi ogni azione contro lx nostrx amicx sarà rimandata doppiamente al mittente, e subito!

Divertitevi riparando quest’inferno nauseabondo.
Alle schifose vessazioni della polizia di Wuppertal da fine gennaio in poi si rispose con quasi 100 graffiti nella città nord e sud e con una manifestazione non annunciata. Ma la loro repressione continuava e aumentava. Non permettiamo che ci tolgano i nostri spazi vitali bensì li togliamo a loro. Tutti i nostri attacchi degli ultimi tempi sono intesi come vendetta per i controlli e la brutalità della polizia di Wuppertal e pensati come saluto alla nuova unità BFE+­ (unità per l’istruzione preventiva e catturandi) che stanno progettando.
Abbiamo però deciso di andare oltre ad alcune gomme bucate.
Ultimamente la polizia ha assediato per ore e giorni la città nord di Wuppertal. Inoltre, durante varie demo curde a Wuppertal, Duisburg e Colonia l’8. e 9. centuria della celere ha iniziato ad insultare lx manifestanti in turco con slogan fascisti prima di iniziare con lo spray al pepe e le manganellate. Le nostre azioni notturne intendono dimostrare che non continueremo a tollerarlo.

All cops are targets!

Salutiamo anche lx nostrx amicx nelle prigioni, ogni singolx prigionierx G20 è unx di troppo!
Ogni attivista Hambi dovrebbe stare nella sua casetta sull’albero e non in una cella!
Non vi abbiamo dimenticatx, anche se dovete passare le ore più scure.
Speriamo di potervi illuminare il volto con un piccolo sorriso e che sappiate che non vi dimentichiamo.
Finiamo con la nostra resistenza solo quando l’ultimx di voi è liberx!
Free all G20 and Hambi aktivist’s!
Non abbiamo dimenticato nemmeno lx amicx ad Afrin, vi promettiamo che tuttx pagheranno!
La SPD, la CDU, Rhein Metall e tuttx lx altrx sbirrx!
Continueremo a lottare al vostro fianco!
Non dimentichiamo le nostre sorelle e i nostri fratelli cadutx!
Noi abbiamo superato la nostra impotenza, unitevi e organizzatevi!
Welcome to Hell! Aspettateci!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Berlino: Vetri rotti a filiali Commerzbank

19 marzo 2018

In solidarietà con la lotta di liberazione ad Afrin nella notte dal 18 al 19/03 abbiamo attaccato con martelli e vernice la Commerzbank sul Kottbusser Damm a Berlino.
La Commerzbank è uno dei principali finanziatori delle maggiori imprese tedesche delle armi come ThyssenKrupp, Heckler&Koch e Rheinmetall. Così sono direttamente implicate nel sostegno tedesco alla guerra d’aggressione fascista turca su Afrin.

La lotta per la libertà, per la liberazione della donna e contro il fascismo non si limita al Kurdistan. In Europa, nel cuore del capitalismo, dobbiamo trovare i nostri percorsi per condurre e sostenere questa lotta. La guerra viene finanziata dall’Europa, chiariamo che la resistenza insieme ad Afrin si solleva anche qui.
Con questa nostra piccola azioni ci riferiamo anche solidalmente agli innumerevoli attacchi degli ultimi tempi in tutto il mondo.
Lx nostrx amicx lottano per la libertà ad Afrin, è nostro dovere di portare la guerra nelle strade d’Europa!

Non lasciamo Afrin sola!
Dedichiamo quest’azione a tuttx lx combattenti per la libertà che si sono sacrificatx per la difesa di Afrin! Sehid namirin!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Eschede, Germania: Attentato incendiario a pozzetto di cavi ferroviari

19 marzo 2018

Il 18 marzo jiadisti e soldati turchi stavano sul balcone del comune di Afrin e festeggiavano il loro ingresso. Nella notte dal 18 al 19 marzo abbiamo incendiato i pozzetti dei cavi lungo i binari presso Eschede (Bassa Sassonia). Il nostro obiettivo era il sabotaggio della tratta ferroviaria Amburgo-Hannover perché sulla tratta c’è una fabbrica dell’impresa Rheinmetall dove producono sia munizioni sia componenti del il carrarmato (Leopard 2) impiegato anche nella guerra contro Afrin.

La nostra azione è diretta contro l’impresa Rheinmetall a Unterlüß che con la sua produzione e fornitura d’armi e il rilascio di brevetti alla Turchia per la costruzione di queste armi la sostiene direttamente nella sua guerra offensiva in violazione del diritto internazionale contro il cantone di Afrin nel nord della Siria. Sono solo le armi dell’impresa Rheinmetall e d’altre imprese tedesche come per es. Kraus-Maffai Wegmann che rendono possibile questa guerra di aggressione in violazione del diritto internazionale. Quasi ogni giorno ad Afrin sono assassinatx o gravemente feritx bambinx dagli attacchi aerei e d’artiglieria della Turchia. Ogni giorno muoiono delle persone innocenti perché il governo turco bombarda appositamente la popolazione ad Afrin per indebolirne la morale e perché tutti gli altri Stati stanno a guardare senza fare nulla.
Quotidianamente le unità d’autodifesa effettuano una fortissima resistenza contro le unità d’attacco dei soldati turchi e delle milizie jihadiste. Oppongono resistenza al fascismo globale che in Turchia, attualmente come Stato Islamico, di peggio non potrebbe fare. La Turchia sotto il governo Erdogan attacca le persone che come uniche e da anni combattono con successo l’IS e che lo hanno respinto in profondità, vale a dire quasi vinto. Con la rivoluzione a Rojava in Siria del Nord si costruisce una società basata sulla democrazia di base, la liberazione dei generi e l’ecologia dove già ora convivono pacificamente persone di religioni e appartenenze popolari diverse. A Rojava tante donne s’organizzano in strutture autonome ed attaccano così la società patriarcale. Questo forte movimento delle donne e questa forte lotta di liberazione delle donne sono alla radice del successo che la rivoluzione ha avuto fino adesso e come tali unici. Il governo turco vuole annientare tutto questo con ogni mezzo e per farlo è pronto all’annientamento della storia ed esistenza curda nella regione. L’attuale fascismo in Turchia è espressione del fascismo globale in fase di rafforzamento. È nostro dovere di mettere in campo tutto quel che possiamo e siamo capaci di fare per contrastarlo.

Speriamo che la nostra azione ha compromesso i cicli produttivi di Rheinmetall. Speriamo anche che più gente possibile venga a sapere il motivo degli odierni ritardi in tutta l’area del nord della Germania e che riescano a comprendere che per noi la vita delle persone è più importante dei tempi d’attesa e di alcuni appuntamenti saltati. Noi in ogni caso esulteremo di gioia se il treno che prenderemo le settimane prossime non partirà causa una tale azione oppure avrà ritardo, poiché significa che delle persone si sono ribellate e dimostrano: ora basta.

Vorremmo un’altra volta anzitutto rivolgerci all’impresa Rheinmetall e a chi vi lavora: ingiungiamo i responsabili di Rheinmetall a terminare o ritirare subito tutte le forniture d’armi e la concessione di brevetti alla Turchia e ad altre dittature fasciste.
Ingiungiamo tuttx lx impiegatx dell’impresa di fare subito uno sciopero comune, di mettersi in malattia, di licenziarsi oppure sabotare la produzione. Sono tuttx responsabili per quel che fanno e per le conseguenze di quel che fanno. Non c’è scusa o giustificazione fare qualcosa che contribuisce all’aggressione, alla mutilazione e all’assassinio d’innocenti.

Incitiamo tuttx che si sentono legatx alla lotta di liberazione curda e alla rivoluzione a Rojava e che conducono lotte femministe e antifasciste di fare del tutto nei giorni e nelle settimane seguenti per difendere la rivoluzione nel nord della Siria! Anche qui ci sono tanti obiettivi d’attacco per noi e le bombe su Rojava grandinano anche sui nostri sogni. Ci furono già tante azioni negli ultimi giorni e speriamo che ancora di più persone s’attivino determinate e creative.
La gente ad Afrin e in tutta Rojava è decisa a rischiare tutto per respingere il fascismo un’altra volta, costruendo invece una società alternativa. Anche noi dovremmo essere prontx a rischiare tanto.

Viva la solidarietà internazionale!
Viva la resistenza di Afrin!
Jin jiyan azadi!
Fuoco e fiamme al fascismo!
sehid haukur hilmarsson

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Amburgo: Pietre a filiale Haspa e incendiato container per l’immondizia

18 marzo 2018

Nella notte del 16 marzo eretta una barricata in fiamme all’incrocio Grindelallee/Renzelstrasse e distrutti i vetri della Haspa. Si lasciarono dei volantini dove sta scritto per esempio “Libertà per lx prigionierx! Fuoco alle galere! Libertà per Nero! Solidarietà sovversiva significa attacco!”.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Heidenheim, Germania: Vernice a casa e auto di Thilo Rieger (AfD)

17 marzo 2018

Abbiamo visitato Thilo Rieger nella notte a sabato 17 marzo. Thilo Rieger è assessore sia nella direzione regionale AfD di Baden-Württemberg sia nella direzione dell’associazione circondariale Ostwürttemberg. Insieme al resto della direzione regionale ha invitato al congresso regionale del partito a Heidenheim il 17 e 18 marzo.
Abbiamo ricoperto con mezza dozzina di bombe alla vernice rosso scuro la facciata della sua casa nella Andreasstraße 22 a Heidenheim. La sua Chevrolet argentata (HDH-TR-500) è ora piena di lacca nera e già da lontano individuabile come auto AfD. Pare una zona abitativa piacevole e tranquilla. Forse passiamo un’altra volta.
Chi invita al congresso di partito dex razzisti e nemici dell’umanità deve aspettarsi fastidi.
Antifa rimane attacco!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Monaco, Germania: Bucate le gomme della vettura di una ditta

17 marzo 2018

Attaccare è facile. Alcuni giorni fa si sfilava nella strada con tanta rabbia. Una sciarpa sulla faccia e un coltello in tasca. Un auto della Securitas. Sibila, sibila, sibila, sibila. Un’altra auto della sicurezza: Sibila, sibila. Due auto di Spie che in Francia partecipa alla costruzione di galere: Sibila, sibila. Un’auto Telekom che sviluppa della tecnologia di sorveglianza e che fa produrre nelle galere: Pure le gomme abbassate. Le auto di queste imprese ci sono in ogni città, in ogni quartiere. È facile attaccare. È dedicato a tuttx che si trovano in lotta con il sistema galera. Forza e saluti!

Traduzione dal tedesco mc, CH

Berlino: Vetri rotti a ufficio dell’assicuratore Allianz

16 marzo 2018

Nella notte dal 15 al 16 marzo 2018 abbiamo lasciato vetri rotti e graffiti “fight4Afrin” a una filiale dell’assicuratore Allianz nella Karl-Marx-Straße. Potemmo ritirarci senza essere riconosciutx.

L’eroica resistenza YPG e YPG nel cantone di Afrin nel nord della Siria dura ormai da più di 50 giorni. Lx nostrx compas affrontano uno dei più grandi eserciti NATO che come aiuto per la loro guerra hanno cercato niente di meno che ex membri di DAESH/IS ed altri jihadistx che passano sotto il pseudo-nome di FSA. Nel Medio Oriente incombe un ulteriore genocidio, i jihadisti hanno già iniziato a fucilare civili e le forze armate fasciste turche si autodefiniscono come il “Nero” di Afrin e sognano un regno ottomano 2.0. In Turchia pubblicizzano Afrin già come nuovo territorio statale della Turchia e DAESH/IS già non vedono l’ora di una nuova versione del califfato su territorio siriano con sostegno turco.

Per “l’operazione ramo d’ulivo” non sono responsabili solo i militari turchi e le loro bande jihadiste come Al-Nusra. L’operazione è attuata con armamenti prodotti da imprese nella RFT. Dal 2006 hanno venduto 354 carrarmati Leopard II alla Turchia. E giusto con questi carrarmati ora ammazzano e tirano ax nostre amicx e terrorizzano la popolazione civile di Afrin.
Il carrarmato da combattimento Leopard II è costruito anzitutto dall’impresa di Monaco “Kraus-Maffei Wegmann”. Ma con la fornitura di componenti innumerevoli altre imprese partecipano alla costruzione di questo carrarmato. Costruzione finanziata anzitutto dalle banche e dalle imprese che investono in Kraus-Maffei Wegmann e Rheinmetall per rifornire di capitale la produzione di queste armi. Dietro il finanziamento del carrarmato Leopard II in una rete opaca e oscura c’è tra altri anche l’assicuratore Allianz, anche se pubblicamente preferisce negarlo.

Da internazionalistx consideriamo Afrin e tutto il progetto Rojava come progetto anche nostro. Come rivoluzione anche nostra alla quale si deve partecipare e la quale, in conclusione, va difesa. L'”operazione ramo d’ulivo” è un attacco a tutti i movimenti libertari e rivoluzionari del mondo e non solo al movimento di liberazione curdo. Anche se non combattiamo sullo stesso fronte, come rivoluzionarix internazionalistx ci sentiamo profondamente legatx al movimento di liberazione curdo e alla lotta dex nostrx compas in tutta Rojava per una democrazia radicale di base, per la liberazione della donna e per la creazione di una società ecologica. Riteniamo nostro dovere d’individuare e d’attaccare chi qui in Europa profitta concretamente della guerra. Ci uniamo all’appello delle Autonome Gruppen e della rete fight4Afrin e all’appello della gioventù apoista di portare nelle metropoli europee la guerra che Afrin deve subire. Ringraziamo lx compas che hanno fatto lo sforzo di chiamare per nome la logistica di guerra e i costruttori d’armi sul blog ImHerzDesKrieges, facilitando così molto il nostro lavoro di ricerca.

Le nostre azioni non sono dirette in nessun modo contro la popolazione civile che vive in Germania. Gli obiettivi sono coloro che tacciono, mentono, cooperano e profittano della guerra dello Stato occupante fascista turco oppure lo sostengono. Questa linea di divisione è da trarre. Creiamo una, tre, tante Afrin!

Incitiamo tutte le altre forze rivoluzionarie a partecipare alle future azioni di resistenza e di attivarsi in prima persona. Anche qui nel retroterra: non lasciamo alcuna tranquillità ax nemicx della libertà.
Dedichiamo la nostra azione a tuttx coloro che hanno sacrificato la propria vita nella difesa di Afrin. Siete un’ispirazione per tuttx lx rivoluzionarix del mondo. Sehid namirin!

Viva la resistenza di Afrin e di tutta Rojava.
Abbassola dittatura fascista AKP-MHP in Turchia.

Per la rivoluzione sociale mondiale
Smascherare e attaccare i profittatori delle guerre, guerrafondai e fascisti.
Serkeftin!

Commando Sehid Andrea “Ronahi” Wolf

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Solidarietà con la ZAD dalla regione dei Wiradjuri, nella cosiddetta Australia

ricevuto il 13 aprile 18

Per quasi un decennio la ZAD di Notre-Dame-Des-Landes è stata una zona autonoma, liberata dalla repubblica francese. In questo momento la zona è attaccata da un’imponente operazione di polizia, determinata a distruggere totalmente i germi di un altro mondo possibile, un mondo libero dalla logica capitalista.

ZAD Partout!

in inglese, tedesco

Heidenheim, Germania: Vernice a luogo d’iniziative AfD

15 marzo 2018

Nella notte da martedì a giovedì abbiamo marcato il Congress-Centrum a Heidenheim con sacchetti alla vernice e lo slogan “No AfD”. In questo edificio il 17 e 18 marzo vogliono riunirsi per il loro congresso di partito AfD.

La politica AfD è contro gli interessi di chi lavora e contro le donne, propaga un immagine obsoleta dei ruoli e vorrebbe affibbiare alle donne il ruolo della casalinga e madre. I diritti delle donne sono rilevanti solo quando si possono strumentalizzare per il razzismo. Inoltre, il loro razzismo si esprime con l’abolizione di fatto del diritto all’asilo, con la chiusura di tutte le frontiere chiedendo anche, all’occasione, di sparare ax profughx. La colpa per i problemi provocati dal capitalismo va cercata da chi è fuggitx. Complessivamente la AfD non perora altro che un nazionalismo popolar-sciovinista. AfD vorrebbe costruire uno Stato autoritario, restringere la libertà di stampa, ampliare la massiccia crescita dell’apparto di polizia e d’altri organi repressivi e dello Stato di sorveglianza e abolire le istanze di controllo rimaste.
In Germania è espressione parlamentare della pressione verso destra. Le sue posizioni non sono discusse solo interne ai congressi di partito ma anche pubblicamente, per esempio nei Talk show. Ma le loro posizioni non sono discutibili e una loro normalizzazione non può essere.

Contro la normalizzazione si deve resistere a tutti i livelli:
Perciò dobbiamo smascherare le loro posizioni, chiamare per nome e attaccare gli autori, disturbare e possibilmente impedire le iniziative. Si tratta di contendergli lo spazio dove pubblicizzano la loro posizione di disprezzo dell’umanità, dove sotto il pretesto della democrazia è pubblicamente discussa come “legittima” e dove la votano.

Niente spazio alla AfD – Niente spazio al fascismo!
Lotta di classe e non patria!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Ulm, Germania: Distrutti i vetri a ufficio AfD

15 marzo 2018

Contro il razzismo, il sessismo, il dominio e le strutture che li riproducono e accelerano!

Distruggere l’infrastruttura di destra: Nella notte al 15 marzo abbiamo distrutto il fronte in vetro dell’ufficio AfD nel centro di Söflinger. Motivo è il congresso federale del partito AfD sabato prossimo a Heidenheim. Non vogliamo accettare che le forze reazionarie si possono incontrare per accelerare la propria politica razzista senza incontrare la resistenza determinata di forze libertarie.
Inoltre, la presenza AfD nel quadro urbano non deve farsi normalità. Ogni metro, ogni quartiere e ogni villaggio deve essere conteso alle forze di destra. Perciò chiediamo: Niente AfD nel centro di Söflingen o altrove!

Con questo ci posizioniamo con chiarezza contro il sessismo, il razzismo e altre forme strutturali di discriminazione diffuse e normalizzate dalla AfD. Il che inizia con le esternazioni sprezzanti l’umanità che riduce le persone alle loro origini oppure al loro genere, passa per le richieste allo Stato di procedere con più durezza, di attuare un maggior numero di espulsioni e di rafforzare i controlli alla frontiera per arrivare fino alle aggressioni violente in mezzo alla strada.

Non accettiamo che lo Stato che già esercita la violenza repressiva si sposti sempre più a destra. Ma c’è da considerare che lo Stato è basato imprescindibilmente sull’oppressione e l’emarginazione anche senza il contributo delle forze di destra. L’emarginazione è continua con lo Stato che decide quali persone gli appartengono e quali non. Un esempio per l’oppressione sarebbero le tante regole umilianti per Hartz4. Oltretutto, reprime già tuttx coloro che non osservano le sue leggi per mantenere il proprio dominio e giammai per garantire una vita decente per  tuttx .

In questo contesto AfD è solo un esempio rappresentativo di tutte le organizzazioni e strutture che mantengono e acuiscono ancora questa miseria. Anche essa fa parte di uno Stato democratico funzionante. Che offre una piattaforma ad ogni tipo di pensiero purché sia legittimato dalle elezioni e non attacchi lo Stato come tale. Così la democrazia può favorire il fascismo ed essere abolita dallo stesso. Tra l’altro è per questo motivo che la lotta non può limitarsi ai gruppi di destra ma deve essere condotta anche contro lo Stato e le sue istituzioni.

Noi alla società gerarchica e diseguale contrapponiamo il concetto di una democrazia di base dove sia possibile una vita con pari diritti indipendenti dal genere e dall’origine. Dove sono indispensabili i seguenti quattro punti. Noi siamo per una società:
Senza concorrenza – I beni di produzione devono essere socializzati, vale a dire essere sotto controllo regionale.
Senza sessismo – Per una decostruzione dei ruoli di genere per togliere la base alle attribuzioni di peculiarità basate sul genere o la sessualità.
Senza gerarchie – Le persone si costituiscono in piccoli gruppi oppure quartieri e partecipano con pari diritti. Questi gruppi inviano dei mandati imperativi con il compito di portare le decisioni nelle strutture sovraregionali. Così le decisioni sulle questioni sociali vengono dal basso.
Senza razzismo – Una società nella quale tuttx possono muoversi liberamente e dove la loro origine non importa.

Oltre alle azioni pratiche riteniamo importante il lavoro teorico. Riteniamo raccomandabili:
Il giornale Gaidao del FdA https://fda-ifa.org/gaidao/, come anche il libro AnarchaFeminismus – Auf den Spuren einer Utopie (-Sulle tracce di un’utopia) Silke Lohschelder

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Kassel, Germania: Attacchi a punti d’incontro ATIB e posto di polizia

13 + 14 marzo 2018

> Attacco a punto d’incontro ATIB a Kassel eseguito dal commando vendetta Şehid Cekdar Botan.

Nella notte di lunedì nuova azione contro il punto d’incontro ATIB nella Schillerstraße a Kassel. ATIB è l’unione delle associazioni culturali turco-islamiche in Europa, un’organizzazione di copertura dei lupi grigi fascisti. I fascisti turchi di ATIB acclamano la guerra d’aggressione, condotta in violazione del diritto internazionale dall’esercito turco e dalle sue bande assassine jihadiste contro il cantone curdo di Afrin.

> Attacco a posto di polizia nella Holländische Straße da parte d’antifa internazionalistx.

La notte dopo scheggiarono i vetri del posto di polizia nella Holländische Straße. La polizia tedesca è all’avanguardia nella criminalizzazione di curdx. Invece di riconoscere che la Turchia si trasforma in una dittatura religioso-fascista e che la resistenza della popolazione è legittima, si criminalizzano, perseguitano e vietano le strutture curde in Germania. Sono vietate le bandiere curde e le manifestazioni contro la guerra ad Afrin e sequestrano libri e musica. Ci dichiariamo solidali con la lotta per la democrazia, la pace e la libertà in Kurdistan e condanniamo la crescente repressione contro lx curdx in Germania. La polizia continuerà ad essere un obiettivo d’attacco se non finirà la repressione.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Philadelphia, USA: Attacco a un veicolo di cantiere in solidarietà con la ZAD e Camp White Pine

I bulldozer li vogliamo solo dopo che son stati distrutti…

Ricevuto il 14 aprile 18

Car* teppist* anarchic*, illegalist*, casseurs e difensori della natura di tutto il mondo, vi scriviamo direttamente da Philadelphia. Un attacco è appena stato compiuto, una chiave inglese nell’ingranaggio del progresso… beh, per essere letterali alcuni cavi sono stati tagliati e i finestrini spaccati su uno dei loro stupidi bulldozers.

Corre voce che sia stato effettuato in solidarietà con la ZAD e Camp White Pine (ciao!), entrambi devono affrontare le stronzate dei bulldozer locali. Gli assalitori hanno anche mandato dei saluti ribelli agli/lle anarchic* della zona che hanno mantenuto la fiamma (e specialemente chi ha condiviso i particolari dell’attacco per permettere agli/lle altri di riprodurli altrove).

Fanculo il lavoro
Fanculo il progresso

Signing off for now,
Team Illegale

[Nota di Contra Info: i lavoratori della Sunoco hanno abbattuto gli alberi usati dal Camp White Pine nella resistenza in corso contro la costruzione dell’oleodotto Mariner East 2 (Pennsylvania, USA).]

in inglese

Milano: Attacchiamo i padroni (prima gli italiani): assemblea pubblica e corteo contro ENI, devastazioni e guerre

Francoforte sul Meno: Vetri rotti a filiale della Deutsche Bank

14 marzo 2018

Nella notte dal 13 al 14 marzo abbiamo distrutto tutti i vetri e lasciato le scritte “Fight for Afrin” e “Fight Rheinmetall” a una filiale della Deutsche Bank a Francoforte-Bockenheim e anche eretto una piccola barricata sulla strada.

Deutsche Bank è un investitore della multinazionale degli armamenti Rheinmetall che tra l’altro fornisce armi alla Turchia fascista con le quali in Kurdistan massacra la popolazione e le forze rivoluzionarie.
Pure la Deutsche Bank finanzia e profitta della guerra ad Afrin.

Tutti gli occupanti fuori dal Kurdistan!
Lotta all’industria degli armamenti e investitori!
Fight for Afrin!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Berlino: Pietre a filiale Commerzbank

13 marzo 2018

In solidarietà con lx curdx combattenti ad Afrin, la notte passata attaccati i vetri della filiale Commerzbank presso la stazione metrò Tierpark a Lichtenberg. Inoltre alla facciata incollati dei manifesti con un messaggio di saluto (già tolti).

La Commerzbank finanzia tra l’altro la produzione del Leopard 2 e altre armi con le quali l’esercito turco massacra il movimento curdo. Così sostengono esplicitamente anche il terrore contro una delle maggiori lotte femministe dei nostri tempi. Anche la filiale di Lichtenberg non è da considerarsi senza responsabilità. Non c’è retroterra tranquillo per chi ne trae profitto.

Ogni giorno è giorno di lotta delle donne – solidarietà con le donne in resistenza. Portare la guerra nelle strade d’Europa.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Berlino: Bottiglie alla vernice a Pierburg s.r.l.

12 marzo 2018

Nella notte dell’11 marzo 2018 è stata attaccata la fabbrica dell’affiliata alla Rheinmetall, la Pierburg s.r.l., a Berlino Wedding. La fabbrica nella Siemensstraße 2 attaccata e marchiata lanciando tante bottiglie verdi-rosse-gialle.

Dichiarazione: “Con ogni giorno di guerra contro Afrin, cresce il nostro odio contro l’ipocrisia dello Stato tedesco. Senza l’appoggio tedesco non ci sarebbe un fascismo in Turchia. Se lo Stato tedesco non ferma questo sostegno, continuerà anche la nostra resistenza. L’industria bellica tedesca è un obiettivo d’attacco naturale e legittimo. Biji berxwedana Afrinê!”

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

Amburgo: Vernice e vetri rotti a filiale di Commerzbank

12 marzo 2018

Da più di 50 giorni lx compas resistono alle truppe imperialiste della Turchia.
Da più di 50 giorni ad Afrin muoiono delle persone uccise da armi tedesche.
Da più di 50 giorni la Germania e il mondo tace sulle aggressioni fasciste al progetto Rojava.

Per infrangere questo silenzio, la notte passata abbiamo attaccato con la vernice la filiale della Commerzbank in via Amburgo, lasciata una scritta e rotti dei vetri. Con i propri investimenti in imprese delle armi come Kraus-Maffei Wegmann anche la Commerzbank profitta della guerra ad Afrin. Il carrarmato Leopard 2 fornito alla Turchia è stato prodotto da Kraus-Maffei Wegmann, finanziata tra l’altro dalla Commerzbank. Ora il Leopard 2 ammazza delle persone ed è impiegato contro il progetto Rojava per abbattere la rivoluzione. Attacchiamo l’imperialismo nel cuore della bestia per dare ax combattenti di tutto il mondo un attimo di respiro.

Lunga vita alla resistenza di Afrin.

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH

[Madrid] Antonio Morillo resterà nella memoria anarchica per sempre

Antonio Morillo, un anarcosindacalista connesso alla sezione pulizia del Metrò di Madrid, è morto a casa propria, non aveva nemmeno 40 anni e lascia una compagna e una figlia di 4 anni.

Vorremmo ricordare il compagno, sempre risoluto e combattivo nella lotta contro i padroni. “Non ci potrà essere pace sociale finché i lavoratori e le lavoratrici non otterranno l’emancipazione”.

Resterà per sempre nella nostra memoria anarchica.

Salute e rabbia.

Fonte: il numero nº8 di “Amotinadxs”, aprile, (paruzione mensile del Local Anarquista Motín, in spagnolo), ricevuto il 9 aprile 2018.

in inglese, portoghese, tedesco

Stoccarda: Vernice a sede di “Zentrum Automobil”

7 marzo 2018

Nella notte dopo le elezioni del Consiglio di fabbrica noi antifa abbiamo marchiato la sede dell’associazione “Zentrum Automobil” a Stoccarda – Untertürkeim con sacchetti alla vernice e scritte.

Zentrum Automobil è il tentativo di portare un’organizzazione fascista nelle aziende. È nata nel 2010 nel Daimler Werk Untertürkeim attorno al membro della ex-rockband di destra “Noie Werte – Nuovi Valori” Oliver Hilburger. L’organizzazione attualmente si presenta a livello federale alle elezioni dei CdF 2018. Zentrum si dà arie da “rappresentanza di chi lavora” e “sindacato alternativo”, sparge una critica cruda, errata e appositamente deviante del capitalismo e attacca le vere organizzazione di rappresentanza, cioè i sindacati liberi.

Nei suoi attacchi, Zentrum si concentra sui sindacati, gli errori individuali e sulla critica della collaborazione della dirigenza sindacale con i capitalisti e i loro manager. Purtroppo questa critica è giusta poiché le direzioni sindacali sono caratterizzate da una politica riformista e socialdemocratica. La corruzione e l’errore della collaborazione con la classe dirigente è un problema reale.
Ma Zentrum gira questa critica a destra e attacca i sindacati in toto promettendo mari e monti a chi lavora. Zentrum mente quando promette a chi lavora di poterlx rappresentare in modo migliore. Visto che l’organizzazione sostiene che ci sarebbe un’unità d’interessi tra chi lavora e capitalisti, dimostra di stare dalla parte della borghesia. Poiché chi lo sostiene si fa appendice della politica dei capitalisti e non gli potrà imporre mai nulla. La supposta “rappresentanza di chi ha un lavoro dipendente” si scioglie nel nulla, poi non dovranno comunque mai sottoporsi alla prova della prassi.

Solo se si riconosce che esiste una contraddizione fondamentale e inconciliabile tra lavoro e capitale si può ottenere qualcosa per la classe lavoratrice, formulare degli interessi e contrastare gli attacchi del capitale. Zentrum è demagogica non solo in questo caso.
Anche la loro critica diffusa al capitalismo è, alla fine, diretta contro chi lavora. Così Hilburger e altri cianciano volentieri di “globalisti” ma criticano anche mali autentici come le pensioni troppo basse, Hartz 4 o un sistema sociale scadente. Il senso di questa presunta critica consiste nel sviare la vera collera contro i rapporti di dominio in pratiche favorevoli al capitale. Pensioni più alte e la fine di Hartz 4 va bene ma queste richieste sono valide davvero solo se si riconosce che l’autentica soluzione del problema è l’abbattimento del capitalismo.

Nessun capitalista ha un problema se l’odio contro di lui e la sua politica è dirottata verso degli anonimi “globalisti”. I signori della classe dominante s’arrangiano addirittura con alcune prestazioni sociali finché rimangono nella misura del sistema.
È che Zentrum, e coscientemente, non aspira a una rottura rivoluzionaria e a una società senza sfruttamento. Preferiscono aggrapparsi al sogno di una comunità popolare. Sappiamo cosa vuole dire: Subordinazione totale agli interessi del capitale, guerra e lavoro coatto.
Ancora meglio per i padroni: Zentrum sparge razzismo e divisione, assumendosi così la tensione verso destra per portarla nelle fabbriche. Poiché una classe lavoratrice che, aizzando contro presuntx stranierx e profughx, lotta contro se stessa non può organizzarsi unitariamente contro gli interessi del capitale.

Zentrum Automobil ha ottimi contatti con il lato fascista d’AfD, con gli identitari e con il Compact Magazin. Zentrum organizza insieme all’organizzazione d’alleanza fascista “EinProzent – UnPercento” la campagna “Patriotische Gewerkschaft – Sindacato patriottico” che fa e organizza le liste di destra per i CdF.
Malgrado i soldi di AfD ed EinProzent i fascisti non riuscirono ad ottenere un pieno successo nelle elezioni dei CdF nell’area di Stoccarda. Nella centrale Daimler fallirono del tutto e non ottennero neanche un seggio nel CdF. Nella fabbrica Daimler Sindelfingen ottenevano il 3,4 % dei voti ossia due seggi. Nella fabbrica Daimler Untertürkeim, la loro sede originaria, ottenevano il 13,4% (nelle ultime elezioni il 10% e 4 seggi) ed hanno ora sei seggi. Inoltre, a Rastatt, dove si presentarono per la prima volta, conseguirono tre seggi.
Ma le elezioni non sono ancora finite! Nell’Est si presentano varie liste del Zentrum. Informatevi se nella vostra città si presenta una lista Zentrum e contrastatela!

Mentre il movimento di sinistra e rivoluzionario si deve finalmente dedicare a una politica che si occupa di più degli interessi e delle condizioni di vita della classe proletaria, non dobbiamo lasciare perdere la lotta ai nemici di chi lavora. Solo con un antifascismo coerente anche sul posto di lavoro possiamo difendere il terreno che abbiamo conquistato.
In poche parole:
Zentrum Automobil sono nemici di chi lavora. Zentrum sono fascisti. Zentrum vorrebbe dividere la nostra classe. Dietro Zentrum non si nasconde che un’organizzazione di crumirx e razzistx.

Attaccare Zentrum!
Fermare la pressione verso destra!
Organizzate la lotta di classe!

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc, CH