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Roma: Ordigno esposivo a San Giovanni – FAI-FRI

Ricevuto il 7 dicembre 2017

In tempi di pace sociale e di attendismo non c’è migliore risposta che l’azione. Uno stimolo, una continuità e uno scossone per svegliare chi dorme. Agire di proopria iniziativa rompe l’attendismo e l’immobilità e incendia coloro a cui ribolle il sangue.

La prassi anarchica dell’attacco deve essere lo stimolo base dell’anarchia, altrimenti è un morto che cammina. Un agire necessario a renderci vivi nei modi che riteniamo opportuni, fuori da ogni programma, struttura gerarchica e verticistica. Una delle tante pratiche rivoluzionarie che sono parte dell’anarchismo nelle sue viscere.

Abbiamo deciso di prendere in mano la nostra vita rompendo la pace opprimente che ci circonda.

La notte del 6/7 dicembre è stato collocato nella caserma dei carabinieri del quartiere San Giovanni, Roma, un termos d’acciaio con 1,6 kg di esplosivo.

Le nostre attenzioni si sono riversate verso i principali tutori dell’ordine mortifero del capitalismo: le forze dell’ordine. Senza di esse i privilegi, le prepotenze, le ricchezze accumulate dai padroni non sarebbero nulla. Perché hanno da sempre la funzione di reprimere, incarcerare, deportare, torturare, uccidere chi per scelta o necessità si ritrova al di fuori della loro legge.

La lotta contro lo Stato non è semplice e non si riduce a formule magiche. Ma gli obiettivi ci sono e non si possono sempre fare teorie e chiacchiere di convenienza. Ogni individuo libero per desiderio e necessità mette in campo l’azione, qui ed ora. Non c’è delega nella lotta per la libertà.

Non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto che questi tempi instillano a dosi massicce. Cosa sarebbero stati questi anni se una minoranza di refrattari non avesse preso in mano la fiaccola dell’anarchia? Se queste/i compagne/i avessero aspettato tempi migliori? Ne sa qualcosa l’allora presidente della Commissione Europea a cui è stato rovinato il Natale. Ne sa qualcosa il vampiro di equitalia, mutilato di alcuni dei suoi artigli. Deve aver sentito forte alle gambe il calore della fiaccola dell’anarchia lo stregone dell’atomo dell’Ansaldo Nucleare.

Oggi siamo noi a prendere in mano la fiaccola dell’anarchia, domani sarà qualcun altro. Purché non si spenga!

Chi vuole guardare resterà a guardare. Chi non vuole agire giustificandosi politicamente, continuerà a non farlo. Non stiamo aspettando alcun treno della speranza, non aspettiamo tempi maturi. Le condizioni si muovono con lo scontro. Il movimento è tale se agisce, se no sta fermo. L’emancipazione dell’individuo dall’autorità e della sfruttamento è fatta dai diretti interessati.

Eppure chi attacca contagia chi sente una pulsione. Questo vuol dire propaganda col fatto.
Contro sbirri, politici e i loro tirapiedi. Contro gli ingegneri della scienza e dell’industria. Contro tutti i padroni, ma anche contro tutti i servi. Contro la schiera dei cittadini onesti della società-galera.

Non ci interessa perdere tempo ed energie nella critica dei riformisti. Pur non considerandoci una minoranza elitaria, come anarchici abbiamo le nostre azioni e le nostre rivendicazioni. La nostra propaganda. Ogni individuo e gruppo di affinità sviluppa e accresce le proprie esperienze nel legame fraterno. Senza alcuno specialismo e senza voler imporre un metodo. Noi abbiamo scelto questo. Che ognuno trovi la sua strada nell’azione. L’organizzazione gerarchica strutturata oltre a uccidere la libertà dei singoli, rende anche più esposti alla reazione della repressione.

L’organizzazione anarchica informale è lo strumento che abbiamo ritenuto più opportuno in questo momento, per questa specifica azione, perché ci permette di tenere insieme la nostra irriducibile individualità, il dialogo attraverso la rivendicazione con gli altri ribelli, e infine la propaganda veicolata dall’eco dell’esplosione. Non è e non vuole essere uno strumento assoluto e definitivo.

Un gruppo di azione nasce e si sviluppa sulla conoscenza, sulla fiducia. Ma altri gruppi e singoli possono condividere, anche solo temporaneamente, una progettualità, un dibattito, senza conoscersi di persona. Si comunica direttamente attraverso l’azione. L’azione diretta distruttiva è la risposta elementare di fronte alla repressione. Ma non solo. La prassi anarchica è anche un rilancio, una proposta che va altre la solidarietà, rompendo la spirale repressione-azione-repressione. Le azioni di solidarietà sono importanti, ma non possiamo rinchiuderci nella critica, per quanto armata, di qualche operazione repressiva o di qualche processo.

I/le compagni/e prigionieri/e sono parte della lotta, ci danno fianco e ci danno forza. Ma è necessario agire e organizzarsi. L’avanzata dello sviluppo tecnologico, le politiche di controllo e repressione non danno molti margini di valutazione sul che fare. Si sta ridisegnando la vita e la repressione nelle metropoli. Muoversi, agire, può diventare sempre più complicato.

Al contrario degli ”scontri” spesso preannunciati da un certo antagonismo, l’imprevedibilità è l’arma migliore contro la società del controllo. Colpire dove non ti aspettano. Oggi colpiamo nel cuore della capitale militarizzata per sfidare i deliri securitari. Domani chissà, magari in periferia dove non immaginate. Non dare tregue, ma scegliere noi i tempi. È da sempre il principio della guerriglia metropolitana. Con la differenza che la cospirazione delle cellule informali non conosce gerarchie e direzioni strategiche. E per questo è ancora meno prevedibile.

Lo stato italiano è all’avanguardia delle politiche repressive e militari. Per collocazione geografica si trova spesso a fare il lavoro sporco per difendere i confini della fortezza europea.

I recenti accordi del ministro Minniti coi sanguinari colonnelli libici ne sono la prova recente. Raggiunto il numero di schiavi necessari ”sfruttiamoli a casa loro” oltre ad essere popolare è
pur sempre un buon affare.

La notte scorsa abbiamo portato la guerra a casa del ministro Minniti. I diretti responsabili in divisa, coloro che obbediscono tacendo e tacendo crepano, hanno ricevuto un assaggio di quello che si meritano.

Con questa azione lanciamo una campagna internazionale di attacco contro uomini, strutture e mezzi della repressione. Ognuno con lo strumento che ritiene più opportuno e se lo desidera contribuendo al dibattito.

FEDERAZIONE ANARCHIA INFORMALE –
FRONTE RIVOLUZIONARIO INTERNAZIONALE
Cellula Santiago Maldonado

Dedichiamo questa azione all’anarchico argentino rapito e assassinato dai sicari della Benetton. Che venga presto il giorno in cui a sparire dalla faccia della terra finalmente saranno gli oppressori.

Roma: Incendio ad auto in solidarietà ad anarchici

Ad agosto roma è vuota e fa caldo, presto ci si annoia a fumare e bere birrette in piazzetta. per rompere con una quotidianità reiterata e arrabbiati per i troppi prigionieri della guerra sociale, una sera abbiamo deciso di andare in giro a fare danni.
Presto abbiamo incontrato una macchina del corpo diplomatico, a cui abbiamo dato fuoco con gioia. È facile, basta una scatola di diavolina!

Con quest’azione abbiamo voluto mandare un saluto solidale a tutti i prigionieri anarchici in carcere, in particolare a paska e ghespe e a riccardo rinchiuso nelle carceri di Amburgo.

Comitiva Allegri Incendiari

[Italia]: Processo in cassazione per articolo sul mensile “Invece”

Giovedì 19 ottobre c’è stata la cassazione a Roma per il processo al compagno accusato di istigazione alla
violenza per un articolo apparso sul mensile anarchico “Invece” nel maggio del 2012.

L’articolo riguarda un libro scritto da Pierpaolo Sinconi, capitano dei carabinieri. Egli ha partecipato alle missioni di guerra in Bosnia Erzegovina, Kosovo ed Iraq. Ha insegnato presso centri di formazione per il peacekeeping in Africa, America, Asia ed Europa. Fa parte del gruppo di esperti in peacekeeping e peacebuilding dei paesi del “G8”. E dal 2006 insegna Diritto Internazionale e Diritto Internazionale Umanitario presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza.

Il reato contestato è “istigazione alla violenza”.
Nonostante l’articolo fosse firmato, i Ros di Roma e Trento hanno svolto indagini per individuare chi fosse l’autore, da lì le perquisizioni nel settembre 2013.

La sentenza è stata confermata a un anno e tre mesi di reclusione, inoltre il PM ha dichiarato il ricorso in cassazione inammissibile quindi il compagno riceverà anche una multa.
La condanna essendo sotto i tre anni non avrà l’arresto immediato, si hanno ora 30 giorni per depositare gli incartamenti necessari per la richiesta delle possibili pene alternative.

CONTRO CHI VIVE DI GUERRA LA VERNICE È IL MINIMO!

Anarchici ed anarchiche di Trento e Rovereto

Roma: Presentazione del progetto editoriale Croce Nera Anarchica

CNAFuochi di rivolta continuano a rischiarare le tenebre di un mondo altrimenti volto all’annientamento dell’individuo ed alla schiavitù omologata: queste pagine sono destinate ad attizzare questi fuochi e ad accenderne di nuovi.

Uno dei pochi vantaggi forniti dalla parossistica ricerca di informazione globale è lo scoprire che anche agli antipodi ci siano cuori che battono allo stesso ritmo dei nostri e che armano mani abili a fare molto più che battere su una tastiera. La corsa verso l’abisso della società tecnologica si fa sempre più forsennata, ma i combattenti di tutto il mondo tengono il passo e, pur a rischio di venir schiacciati da un mostro così gigantesco, provano ad ostacolarlo ed a farlo cadere a terra. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e fare sempre di più.

Con questa tensione abbiamo deciso di dar vita ad una nuova Croce Nera Anarchica. Iniziamo questo percorso con la consapevolezza di  vivere in tempi in cui è sempre più facile pagare un alto prezzo per la scelta di continuare a diffondere certe idee e pratiche, ma abbiamo sempre sostenuto che la rassegnazione sia complicità e – sebbene non siamo tra quelli che reputano che “la penna valga quanto il fucile” – risulta oramai evidente che anche all’interno del cosiddetto movimento anarchico si sia venuta a creare un’intollerabile omogeneità  di pensiero, che le pratiche collegate appaiano sempre più il risultato di un’asta al ribasso e che quindi sia imprescindibile  tornare a far sentire altre voci. Rompiamo il silenzio assordante di questi ultimi anni, consapevoli del fatto che certe voci, anche le nostre voci, troppo a lungo non si sono fatte sentire.

Questa nuova Croce Nera nasce con lo specifico obiettivo di diventare una palestra di idee con come minimo comun denominatore la centralità  della pratica distruttiva: non basta più usare la definizione “azione diretta”, visto che sembra aver acquisito il significato di “tutto ed il contrario di tutto”… Ovviamente daremo il più ampio spazio possibile al contributo dei compagni finiti nelle maglie della repressione, senza ridurci  ad una sorta di croce rossa ridipinta, ma supportando in ogni modo la continuazione del loro percorso di lotta.

Lo scopo del progetto, che mai dovrà  assumere i toni o le forme dell’assistenzialismo, è quello di rilanciare certe idee e conseguentemente certe pratiche.

Speriamo che, partendo da questi presupposti, si crei un reale dibattito, che non scada mai nella misera partigianeria, ma che piuttosto sia vivo al punto da farsi acceso fino allo scontro, perché siamo stanchi del tiepido ed ipocrita “va bene tutto”.

Abbiamo deciso di dare forma cartacea al bollettino, più tangibile e duraturo dello scorrimento veloce della rete, mantenendo comunque il corrispondente blog con  fondamentale funzione di volano e di strumento più rapido per la diffusione di notizie e comunicati su azione e repressione. Sentiamo la scelta della forma fisica del giornale non come sterile feticcio nostalgico, ma convinti che non ci si possa continuare a lamentare dei danni distruttivi della società  tecnologica e ignorare come anche noi anarchici ci si sia lasciati ridurre a semplici “utenti” di un mondo sempre più virtuale in cui anche le lotte rientrano nell’idiota meccanismo di essere maggiormente “di successo” in base a quanti più “mi piace” ricevono…

Inoltre desideriamo ricreare un luogo fisico in cui incontrarsi, confrontarsi e trovare nuovi complici. Ci aspettiamo di ricevere molti contributi, anche critici e faremo il possibile per creare occasioni per presentare il bollettino e finalmente tornare a guardarsi negli occhi mentre si parla di quello che continua ad  essere il nostro più ardente desiderio: la distruzione di quest’esistente che ci annichilisce e la gioia di contribuire a vederlo crollare in macerie.

Bencivengaoccupato@distruzione.org
Via Bencivenga 15 Roma
Bencivengaoccupato.noblogs.org

Roma: Azione in solidarietà con i/le compagnx arrestatx il 9 decembre

Roma. Alle 5.15 di mercoledi 29 gennaio una catena con due mattoni è finita sui cavi della corrente della linea AV in un tratto urbano in solidarietà con i compagni e la compagna arrestati il 9 dicembre scorso, ai quali sono stati bloccati i colloqui. Contemporaneamente è stato attaccato uno striscione sul cavalcavia con scritto:

NO TAV LIBERI/E
TUTTI/E LIBERI/E
TERRORISTA è LO STATO

Roma: Blocco stradale in solidarietà ai 4 compagni arrestati il 9 dicembre

In solidarietà con i compagni arrestati il 9 dicembre 2013 per alcune azioni contro l’alta velocità, lunedì 27 Gennaio, verso sera, un gruppo di una ventina di anarchici ha interrotto il traffico sulla tangenziale est nei pressi della nuova stazione Tiburtina, che presto sarà dedicata ai T.A.V.

Rallentando il traffico con fumogeni e torce in una strada a percorrenza veloce abbiamo messo in mezzo alla strada dei cassonetti legati tra loro con un filo d’acciaio al quale è stato legato uno striscione in solidarietà e contro le condizioni di isolamento in cui si trovano ora i prigionieri rivoluzionari. I cassonetti infine hanno preso fuoco!

Un saluto a tutti i prigionieri rivoluzionari!
Libertà per tutti!
Terrorista è lo stato!

Repressione 15O: Lettera di Francesco dai domiciliari

129275799-786385_0x410 (1)Ciao a tutti,

Sono Francesco mi trovo agli arresti domiciliari da ormai 9 mesi per i fatti accaduti a Roma il 15 ottobre 2011, durante le più o meno lunghe giornate trascorse tra le mura di casa ho potuto fare molti ragionamenti sulla repressione e comprendere maggiormente quanto sia importante la solidarietà e  quanto basti poco per attuarla.

Anche solo due righe su un foglietto da parte di un amico o di uno sconosciuto o un saluto dal vicolo sotto casa riempiono il cuore e danno la forza di andare avanti e resistere, per questo voglio ringraziare tutti coloro che  mi sono stati e sono vicini senza i quali non so davvero come avrei potuto fare.

Sono già parecchie le condanne inflitte per quella giornata e a settembre ripartirà il processo, derivante dal terzo filone d’indagini, nel quale con altre 17 persone siamo imputati con l’accusa di devastazione e saccheggio per tutti,  resistenza e tentato omicidio per alcuni.

Con pene che vanno dagli 8 ai 15 anni di reclusione, lo stato vuol renderci dei veri e propri spaventa passeri, degli esempi di cosa succede a chi osa alzare la testa e ribellarsi in questo sistema marcio e infame. Così  succede anche in Val Susa con perquisizioni, fogli di via e arresti mirati a  valligiani e  compagni più presenti e attivi, operazioni che tendono  a smorzare la forza d’animo di un movimento popolare che vive da più di vent’anni.

Ebbene io non voglio essere uno spaventa passeri per nessuno, anzi…convinto del fatto che la miglior difesa sia l’attacco e che bisogna rispondere colpo su colpo alla repressione la giusta reazione  è continuare a lottare con più determinazione e rabbia ad ogni arresto, e pensare ai prigionieri come compagni da liberare e non come esempi di quello che può succedere lottando…essere consapevoli dei rischi vuol dire accettarli,con timore magari, ma non averne paura!

Questa mia situazione attuale di detenzione la vivo come una fase, un periodo di rafforzamento interiore contro il sistema  a cui mi oppongo cercando di continuare a combattere come posso, non sono certo il rimorso o il pentimento  che mi pervadono, anzi la rabbia e la determinazione a continuare a lottare.

Un pensiero particolare va al mio amico e compagno Albe anche lui costretto agli arresti domiciliari per essersi opposto alla devastazione, al saccheggio e alla militarizzazione della Val Susa, speriamo di rivederci presto tra i vicoli e i sentieri!!

tutta la mia solidarietà va ai prigionieri nelle case, nelle carceri e nei cie, ai detenuti in lotta, e a chi continua a ribellarsi nelle strade, valli e città…
non c’è miglior solidarietà dell’azione diretta.

Ogni giorno 15 ottobre.
Fra

Roma: Undici anni dopo il G8 di Genova, i manifestanti sono stati condannati al carcere

Non perdoniamo, Non dimentichiamo

Secondo un report iniziale sul linksunten.indymedia, il 13 Luglio 2012, la Prima Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione (la più alta corte del sistema giudiziario italiano) ha parzialmente confermato la dura sentenza contro i dieci attivisti accusati.

Processati per le battaglie di strada contro il G8 di Genova nel Luglio 2001, due persone sono state condannate fino a 15 anni di carcere. Tre hanno ricevuto riduzione nelle loro pluriennali pene detentive da nove mesi fino ad un anno, mentre cinque possono appellarsi ancora una volta, visto che per quanto riguarda il resto degli interessati, il giudizio non può più essere impugnato in qualsiasi altro tribunale. Quindi, cinque persone saranno chiuse nella carcere e gli altre cinque dovranno affrontare un nuovo processo.

Tutti i manifestanti sono stati processati e condannati per lo stesso reato,”saccheggio e devastazione” (apparentemente più grave del “reato” di turbare l’ordine pubblico), quindi in realtà il potere giudiziario ha applicato il cosiddetto Codice Rocco, un paragrafo che risale all’epoca del fascismo.

Vi saremmo grati se siete in grado di fornire in prima persona contro-informazione.

Striscione di solidarietà dai compagni anarchici, al cancello di fronte al Politecnico nella Strada Patission, Atene

Leggi anche:
Roma, Italia: Sentenze definitive della Corte Suprema di Cassazione per le forze di polizia coinvolte nel massacro della scuola Diaz al G8 2001 di Genova
Atene, Grecia: Testo dal collettivo anarchico ‘cerchio di fuoco’ in solidarietà con i 10 combattenti processati di Genova

Anarco-insurrezionalisti pronti a uccidere – ESCLUSIVO!?!

Culmine pubblica integralmente l’ultima perla dell’idiozia mediatica nostrana. Viene spacciato per scoop il copia-incolla dell’ultimo comunicato della Federazione Anarchica Informale, in rete e tradotto in varie lingue da alcuni mesi.

Anarco-insurrezionalisti pronti ad uccidere“? Che paura!!!

Ma quando mai noi anarchici abbiamo ripudiato -quale metodo di lotta- la violenza rivoluzionaria individuale o collettiva!?!

L’ignoranza che trasuda da questo falso scoop si presenta da sé. Buona lettura…

* * *

fonte: scribacchino di merda, 21 ottobre 2011

“Gli anarco-insurrezionalisti (i Black bloc per antonomasia) che, in Italia, negli ultimi dieci anni hanno spedito un’infinità di pacchi bomba e sono sempre in prima linea negli scontri di piazza (da Genova a Roma alla Val di Susa, dove sono attesi domenica 23 ottobre), sarebbero pronti a uccidere. La nuova linea è annunciata all’interno di un importante documento programmatico diffuso recentemente su Internet sui siti d’area più duri come Informa-azione e Culmine.

Nel documento si legge: «L’azione diretta distruttiva può andare dal lancio di una molotov all’assassinio, senza alcuna gerarchia di importanza, ogni gruppo o individuo deciderà come meglio vorrà, nel rispetto della propria etica rivoluzionaria che sicuramente mai dovrà acconsentire a colpire nel mucchio».

Il proclama, che preoccupa non poco gli uomini del nostro Antiterrorismo, è firmato dalla Federazione anarchica informale (Fai) impegnata nel gettare le basi ideologiche del nascente Fronte rivoluzionario internazionale, una sorta di federazione di 35 sigle insurrezionaliste presenti in 9 paesi: Italia (12 gruppi), Grecia (dove imperversa la «Cospirazione delle cellule di fuoco») e Messico (8), Cile (2), Gran Bretagna, Olanda, Russia, Perù e Indonesia (1 a testa). Ma se uccidere non sembra essere più un tabù, i terroristi spiegano pure che gli attacchi non avverranno più solo attraverso i pacchi bomba o altri singoli attentati. Infatti nel lungo testo si legge: «Noi della Fai italiana continuiamo a percorrere tutte le strade che possano affluire nel fiume rivoluzionario. Scontri di piazza, lotte popolari, progetti di lotta radicale più circoscritti contribuiscono tutti a dar nuova linfa alle nostre pratiche d’attacco». Continue reading Anarco-insurrezionalisti pronti a uccidere – ESCLUSIVO!?!

Menidi, Atene: Poliziotto della squadra motorizzata DIAS uccide bimba zingara di 6 anni

Il 5 di gennaio, un poliziotto della squadra motorizzata DIAS, ha trascinato e ucciso una bimba zingara di 6 anni nella zona di Menidi ad Atene (nel nordest di Atene, dove ci sono gli accampamenti zingari). Secondo i testimoni oculari, la bambina è stata trascinata mentre era per le strade, cantando i canti tradizionali natalizi di porta in porta con altri bambini (in Grecia, I bambini usano andare per le strade e le case a cantare canti tradizionali la vigilia del giorno dell’ epifania). I testimoni oculari inoltre affermano che Il poliziotto ha trascinato la ragazza avanti per 150 metro e non hanno smesso di offrire qualsiasi aiuto. Circa 100 persone si sono riunite sul luogo dell’ uccisione ed hanno attaccato le squadre antisommossa dopo che le notizie della morte della ragazza sono state sparse (foto qui). La stessa sera, l’ assassino della squadra motorizzata DIAS, è presentato davanti al procuratore generale ed è stato rilasciato su cauzione, malgrado le testimonianze dei locali che ha abbandonato la sua vittima. Continue reading Menidi, Atene: Poliziotto della squadra motorizzata DIAS uccide bimba zingara di 6 anni

Comunicato dei tre membri prigionieri di Lotta Rivoluzionaria riguardo agli attacchi alle ambasciate a Roma

In merito ai pacchi-bomba che sono stati inviati alle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma il 23/12/2010, che hanno provocato il ferimento di due funzionari e la rivendicazione da parte della FAI informale – Cellula rivoluzionaria Lambros Fountas, dichiariamo quanto segue:

Come Lotta Rivoluzionaria abbiamo sempre scelto di compiere le nostre azioni con dei fini politici. Abbiamo sempre puntato contro status-quo, le istituzioni e chi le rappresenta e protegge. Abbiamo sempre organizzato le nostre azioni in questo modo, per evitare infortuni di persone che non sono i nostri bersagli politici, inoltre non abbiamo mai fatto azioni con il risultato di infortuni, ad esempio quello casuale di un ufficiale d’ambasciata, come è accaduto nel caso dei pacchi bomba. Continue reading Comunicato dei tre membri prigionieri di Lotta Rivoluzionaria riguardo agli attacchi alle ambasciate a Roma