Atene: Rivendicazione di responsabilità per l’attacco esplosivo contro la macchina della direttrice del carcere maschile di Koridallos, nel quartiere di Dafni, il 7 Giugno 2013

PROGETTO FENICE
LIBERTÀ AGLI ANARCHICI DELLA PRASSI ITALIANI

i. Il ritorno della Cospirazione delle Cellule di Fuoco dalle ceneri

Solo nei momenti in cui la nostra tensione per la libertà si incontra con la prassi riusciamo realmente a vivere l’ anarchia, qui ed ora. Purtroppo il sogno che portiamo nel cuore è troppo grande per non rischiare di scontrarsi contro il mostruoso muro dell’autorità eretto a difesa di stato e capitale. Quando realmente mettiamo in gioco la nostra vita, inevitabilmente finiamo per scontrarci con la durezza insita nella lotta: la morte e il carcere.
Nicola Gai

La Cospirazione delle Cellule di Fuoco – FAI/IRF, in collaborazione con i compagni delle Bande di Coscienza, onorando la nostra vecchia e diacronica amicizia, abbiamo fatto saltare l’auto della direttrice delle carceri maschili di Koridallos, Maria Stefi, come segno di genuina solidarietà verso i nostri dieci imprigionati fratelli e sorella, Giorgos P., Olga, Gerasimos, Christos, Michalis, Giorgos, Haris, Teofilos, Panagiotis, Damiano, che hanno assunto la responsabilità per la loro partecipazione alla Cospirazione.

Dopo quasi due anni di silenzio nel territorio greco, la CCF ritorni. In fronte comune con le Bande di Coscienza, i nuclei della FAI (fronte antifascista, nucleo illeso di vendetta, Lupo Solitario, ecc) e la Setta dei Rivoluzionari, sosteniamo e rafforziamo la cospirazione internazionale della Federazione Anarchica Informale (FAI) – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FRI) .

La bomba piazzata nel veicolo della direttrice delle carceri maschili di Koridallos è la goccia prima della tempesta. Come è stato scritto, inoltre, nell’ultima rivendicazione della CCF contro il ministro della Giustizia…

“Certamente la necessità di una strategia ora è più chiara che mai. Il fulmine non viaggia mai in linea diretta e ripetuta. Scoppia senza preavviso. Anche un silenzio apparente, non è un ritiro, ma la tranquillità prima del tuono.”

Così ora è arrivato il momento di fare di nuovo rumore. Rumore contro la militarizzazione delle carceri e le continue invasioni degli infami EKAM (Unità repressive speciali dell’antiterrorismo). Rumore per la Santa Inquisizione dei consigli delle carceri, con i quali i pubblici ministeri e i direttori avvelenano con speranze i detenuti, mentre, allo stesso tempo, i rifiuti per le licenze e le sospensioni si raggruppano una sopra l’altra. Rumore per tutti questi insignificanti che indossando la divisa del carceriere credono che siano diventati il Potere e danno ordini. Rumore per il silenzio terrificante della maggioranza dei detenuti che abbia scambiato da tempo la libertà e la dignità con una dose di eroina, con i salari, con un trasferimento più “favorevole”, un nuovo cellulare… Rumore per il prolungato silenzio e l’inazione di uno spazio che vuole essere chiamato anarchico, ma in sostanza è così piccolo-borghese e decadente quando la cultura della società contro la quale sta presumibilmente lottando.

ii. Cronaca di una guerra annunciata

Negli ultimi mesi c’è un nuovo regime carcerario. Il ministero della Giustizia, i dirigenti e procuratori delle carceri promuovono il modello della militarizzazione del sistema penitenziario. Ad oggi ci sono state effettuate decine di invasioni armate dei sbirri degli EKAM nelle celle dei prigionieri, nel contesto della ristrutturazione delle carceri. Non sono state poche le occasioni in cui i “polli” con i cappucci e il pieno equipaggiamento della polizia hanno mostrato il loro coraggio picchiando uomini che indossavano le manette. Nel bordello carcerario di Grevena i maiali hanno utilizzato anche dei taser – dispositivi di scarica elettrica – su detenuti incatenati. Nelle carceri di Koridallos l’operazione dell’invasione dei quaranta-cinquanta sbirri degli EKAM è stata effettuata con la”cortesia” della direttrice Maria Stefi e la procuratrice Troupi, dove non sono mancate le provocazioni e il bullismo, a distanza di sicurezza.

Sappiamo che non calla mai il buio nelle vostre prigioni. Lì dentro i ricordi graffiano e qualcuno dimentica come sia il cielo senza le sbarre e il filo spinato. Se la morte avesse il suo colore, con questo dovrebbero essere dipinte le vostre prigioni. Perché lì è il regno della morte lenta che lo senti ogni giorno. Appeso alle mura, nei corridoi, si sente nella chiusura della porta, piange in silenzio nelle celle disciplinari… Non c’è alcun motivo per continuare la critica al vostro sistema penitenziario.

Abbiamo detto queste cose in passato, quando abbiamo posizionato tre anni fa una bomba di 20 chili sulle mura esterne delle carceri di Koridallos. Lo dicono sicuramente meglio di noi, i nostri fratelli e sorelle imprigionati della CCF attraverso i loro testi, partecipando al dialogo internazionale della FAI-FRI.

Inoltre, non aspettavamo nulla di meglio dall’impero del potere aromatizzato con la “cortesia” della democrazia. Tutti i suoi funzionari portano alla fine perfettamente il loro dovere.

I giudici seduti sul loro trono imperiale distribuiscono delle pene che mettono in discussione la durata scientifica della vita media dell’uomo: “due volte carcere a vita”…”Duecento anni”…”Ottanta anni”… Per loro i nomi degli accusati non sono che, in ultima analisi, delle fastidiose macchie d’inchiostro nelle loro grosse accuse che devono essere cancellate.

Al di sotto si trovano i direttori delle carceri. I piccoli dei delle strutture penitenziarie che, da dietro da i loro lontani uffici impartiscono degli ordini con l’auto-confidenza del “padrone di casa”. È loro comunque il negozio.

Accanto a loro, i pubblici ministeri delle prigioni, la mano di dio. La loro firma apre le porte del paradiso o dell’inferno. “Rilascio condizionato… respinto”. “Licenza di cinque giorni… respinta”. “Respinta”… “Respinta”… “Respinta”… è l’unica parola che sanno dire. Ma tutti questi sono nemici. Dal tuo nemico l’unica cosa che chiedi è la guerra totale.

L’ascia pesante della critica e la nausea delle domande senza risposta cade sugli abitanti delle carceri del paese. Cade sugli stessi prigionieri, la maggioranza dei quali accetta passivamente la sua incarcerazione nelle segrete della democrazia. Lontano dalla sottocultura dell’immaginario rivoluzionario dei detenuti “combattenti”, come una visione intensificata della vita di qui, la realtà delle carceri suona spaventosamente brutta: Passività… collaborazione con i carcerieri… individualismo… leccare il culo dei carcerieri… essere “fatti”… razzismo… codardia… autocommiserazione… falsità…

Eppure, questa folla patetica si trasforma in un’attimo e diventa “combattente” quando si tratta di una dose di eroina, di debiti, di prestiti, della sovranità della tribù. Allora, l’ingegno dei prigionieri trionfi. Un pezzo di ferro diventa coltello omicida nelle mani più abili ed un calzino con piombini arma per la guerra civile dei detenuti che hanno imparato meglio da qui fuori di mangiare la loro pelle.

Con la stessa splendida inventività nascondono nei luoghi più improbabili la droga che vogliono trasportare. Eppure questa inventività è assente quando si tratta di vendetta contro coloro che gli sbattono dentro e gli privano della libertà. Quanti ex ed attuali detenuti sono stati coinvolti nella reale vendetta verso i loro carcerieri? Quanti hanno trovato l’indirizzo di un sergente o hanno fatto un agguato a un pubblico ministero che abbia gettato la loro richiesta di licenza o di sospendere nel cestino?

Per questo invitiamo la minoranza dei prigionieri che hanno ancora dignità, di progettare decine di atti di vendetta.

iii. La cospirazione internazionale della FAI / FRI

Noi, qui, dalla nostra parte, con l’ordigno contro la direttrice delle carceri maschili di Koridallos, coordiniamo i nostri attacchi attraverso la sua rete internazionale. L’inizio è cominciato con i nostri fratelli del Nucleo Insurrezionale “Argyrou”, in Cile, che ha colpito l’Associazione Nazionale delle Guardie Carcerarie,  a Santiago il 12 Maggio.

La FAI / FRI, è una cospirazione internazionale degli anarchici della prassi, che mette fuoco alle posizioni difensive degli anarchici societaristi e riformisti. Si libera dell’odore di muffa che si è stabilito nell’anarchia degli anfiteatri e riempie l’aria con l’odore della polvere da sparo, dell’anarchia nera, della notte, delle esplosioni, degli sabotaggi. È per questo che nei recenti annunci dell’Europol il Fronte Rivoluzionario Internazionale del FRI, della FAI e della Cospirazione sia il rischio anarchico numero uno.

La diffusione e l’organizzazione informale della nuova anarchia in nuclei autonomi di azione diretta è quello che spaventa le polizie del mondo. Perciò, lo Stato e i nemici dell’anarchia non dimenticano facilmente i combattenti anarchici che si trovano prigionieri nel potere delle loro prigioni.

iv. Per i fratelli che mancano…

In Germania, il compagno Thomas Meyer Falk – catturato per partecipazione a rapina con la finalità del finanziamento di azioni sovversive – mentre ha scontato la sua pena è ancora in carcere. Nel suo caso hanno applicato la vecchia legge della Germania nazista in cui il prigioniero, se si considera ancora “pericoloso per la società”, può continuare ad essere detenuto a tempo indeterminato…Thomas Meyer Falk, con il suo atteggiamento intransigente e il suo rifiuto di inginocchiarsi al potere è ancora considerato pericoloso per il meccanismo sociale*.

Allo stesso tempo in Spagna è incarcerato il nostro fratello Gabriel Pombo Da Silva – che si è trasferito pochi mesi fa dalla Germania – e in Svizzera il nostro fratello Marco Camenisch. I due nostri fratelli sono incarcerati per molti anni nelle segrete della democrazia per la loro azione anarchica e sovversiva. Gabriel -con molte azioni contro il sistema carcerario FIES**- è accusato di colluttazione con dei poliziotti nella città tedesca di Aachen e Marco di eco-sabotaggi, di fuga dal carcere e di colluttazione armata con le guardie di frontiera. Mentre hanno completato la loro condanna, la macchina statale internazionale cerca di tenerli ancora prigionieri collegandoli con l’operazione “Ardire”, ispirata dallo stato italiano. Un caso poliziesco contro la rete della FAI/ FRI per il quale, insieme a Marco e Gabriel, sono accusati i nostri compagni italiani imprigionati, Giuseppe “Peppe”, Stefano, Elisa, Sergio, Alessandro, così come si trovano “sotto inchiesta” anche alcuni dei nostri fratelli della CCF in carcere in Grecia.

Ora l’apparato statale e la sua giustizia sperimentano delle alchimie simili anche in Grecia. Il nostro fratello e membro della CCF Gerasimos Tsakalos è in cima alla lista nera degli investigatori e dei giudici. È attualmente in 31 mesi di custodia cautelare – il massimo è diciotto mesi – e gli estendono la detenzione per altri sei mesi, descrivendolo come “particolarmente pericoloso”. Ma i ciarlatani della giustizia fanno nuovi esperimenti. Aprono un altro caso – rapina a Velventòs – ed accusano Gerasimos come autore morale di una rapina in banca al tempo in cui era già in carcere. Non dimentichiamo, inoltre, che l’anno scorso, quando i diciotto mesi della sua custodia cautelare terminavano, il bastardo investigatore speciale Mokkas lo abbia messo di nuovo in custodia cautelare, mentre si trovava in ospedale, essendo scioperante della fame.

Tutto questo, più che mai, rafforza la certezza che abbiamo: La liberazione dei nostri compagni sarà effettuata solo con la violenza, con le armi, con il “terrorismo anarchico” e con l’intensificazione della nuova guerriglia urbana anarchica… e allora guai a chi si troverà nel mezzo della via della liberazione dei nostri compagni.

v. Tutto continua…

La nostra lotta non finisce, perché alcuni insignificanti si sono stancati ed ora mostrano le loro medaglie anarchiche nella passerella del fango di Exarchia, né perché alcuni si son cagati sotto dalla loro paura e si sono accomodati nei loro posti sicuri e nelle loro false assemblee.

Per noi non ci sono vie di mezzo. Chi predica le sue intenzioni anarchiche si trova di fronte ad un dilemma cruciale, quello di agire o di lasciare per sempre l’anarchia. Anarchia dall’ultima linea dei caffè e dei pettegolezzi non esiste… Agisci o taci…

In chiusura della rivendicazione della nostra riapparizione con le Bande di Consapevolezza, vogliamo dedicare il nostro attacco con tutta la nostra Forza ai nostri fratelli prigionieri detenuti nelle celle dello stato italiano e parallelamente inviamo il nostro segnale cospirativo ad Alfredo Cospito e Nicola Gai, che sono accusati per la sparatoria contro Adinolfi***, atto rivendicato dal nucleo Olga -FAI/FRI.

Le parole di coerenza delle sorelle e dei fratelli in guerra sono le uniche ad avere veramente peso. Il così detto “anarchismo sociale” fa ruotare tutto intorno allo strumento “assemblea”, diventato palestra di autoritarismo, terreno di crescita di capi e capetti il cui unico scopo è l’autoreferenzialità. I politicanti anarchici fanno di tutto per soffocare sul nascere il nuovo che avanza. Il nuovo che avanza è il concretizzarsi del’organizzazione informale (…)
Alfredo Cospito

Coraggio e forza per i compagni che anonimamente colpiscono stato e capitale, coraggio e forza per coloro che danno un nome alla propria rabbia, coraggio e forza per i compagni che danno vita alla Fai/Fri. Diamo corpo ed anima all’internazionale nera, c’è un intero mondo da distruggere. Viva l’anarchia!
Nicola Gai

Fratelli l’appuntamento è valido…
Torneremo – prima di quanto ci si aspetta…

Cospirazione delle Cellule di Fuoco – FAI/FRI.
Bande di Coscienza – FAI/FRI.
Nucleo Sole – Baleno.

(Sole e Baleno – Maria Soledad Rosas ed Eduardo Massari – erano due compagni anarchici accusati negli anni 90 di sabotaggi ed azioni dinamiche. Baleno, si è “suicidato” nella sua cella. Poco tempo dopo, Sole, si è “suicidata” nel regime di restrizione domiciliare speciale che le era stato imposto. Il loro ricordo vive in noi, nei nostri proiettili, nella nostra dinamite…)
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* In Bulgaria il nostro compagno Jock Palfreeman, rimane prigioniero in carcere dopo una colluttazione con quindici fascisti che stavano torturando un Roma. Un fascista cadde morto nella colluttazione ed un altro gravemente ferito. Noi, da parte nostra, inviamo un segnale di solidarietà ed una promessa che non sia solo.

**Regime di detenzione speciale

*** Alto dirigente di una società nucleare

fonte (PDF)

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