Atene: Comunicato del compagno anarchico Kostas Sakkas

Penso che arrendersi al nemico quando si è attaccati e negare la battaglia quando tocca farla è, semplicemente, una cosa stupida. Dire, nel momento in cui ti stanno attaccando, “non gioco al tuo gioco”, non allevia la sconfitta ma fa correre il rischio di essere sconfitti. Disprezzare il nemico nel momento della battaglia non ti rende superiore.

La mancanza della capacità elementare di capire le cose e l’incapacità di vedere e comprendere ciò che è ovvio, è anche un qualcosa di problematico. L’ossessione per varie scelte e attitudini che si è visto conduce verso la sconfitta è l’ossessione per l’errore. Quando queste scelte e attitudini hanno a che fare con posizioni individuali, di solito, chi ne soffre le conseguenze è chi commette l’errore. Senza dubbio, quando queste scelte si fanno a nome di un collettivo e si diffondono, ad esempio, come rivoluzionarie e, ancor più, come le uniche politicamente “pure” e degne, ci si rende conto che le conseguenze sono anche collettive.

Fin dall’inizio della mia prigionia, ho pensato che lo spazio pubblico dato agli/lle anarchici/che e ai/lle prigionieri/e politici/che, in generale, per esprimere opinioni e posizioni dovrebbe, in qualche modo, essere qualcosa che si guadagna e non qualcosa di dovuto a causa della carcerazione o alla dichiarazione di un’identità o appartenenza ad un’organizzazione. Dall’altro lato, nelle carceri, ci sono diversi/e prigionieri/e considerati/e “comuni” che sono capaci incendiari, rapinatori, abili con l’esplosivo, ecc. Non credo che, come anarchici, possiamo riconoscere alcun valore in questo. Credo che lo spazio politico dovrebbe essere qualcosa che ogni prigioniero/a politico/a si prende, in ogni occasione, con il suo discorso. Ovviamente non mi riferisco alla capacità retorica o di scrittura, ma l’essenza delle posizioni e opinioni. Con ciò che si dice e, naturalmente, con ciò che si fa, si caratterizza l’anarchico/a e il/la rivoluzionario/a, non per le etichette che si hanno.

Il 25 Luglio è stato pubblico un testo di Gerasimos Tsakalos, membro della Cospirazione delle Cellule di Fuoco che, almeno per me, rappresenta un uso sbagliato dello spazio pubblico. Secondo la logica del pesce che può essere chiamato carne, quindi un errore, un attacco apolitico e immorale si può chiamare critica! Una serie di errori e bugie, sia riguardo me che il mio sciopero della fame, come anche il movimento anarchico che lo ha appoggiato, non si può, in alcun modo, considerare una critica per chi leggerà il testo.

Non avrei risposto a questo attacco malintenzionato, come neanche ho fatto in passato, senza dubbio, in questo caso, credo che ci sia qualcosa che supera il personale. Non so fino a che punto c’è coscienza di ciò, ma il testo di cui parliamo è una provocazione nuda e cruda, che danneggia la credibilità e il peso politico del movimento anarchico. È sensazionalismo che apre il cammino ai suoi nemici ufficiali. Fa ciò che, fondamentalmente, non hanno osato fare i secondi, ma che hanno usato con piacere (grazie all’articolo del giornale di Alba Dorata su questo testo o attraverso i corvacci giornalisti del regime, ecc). Per questo, credo sia necessario dire qualcosa.

Lo sciopero della fame che ho fatto non è stato un’azione individuale ma una lotta collettiva realizzata – principalmente – dal movimento anarchico, e anche da individui che, per iniziativa, senza appartenere al movimento anarchico hanno appoggiato questa lotta (amici/che, familiari e simpatizzanti). L’appoggio ricevuto da persone – diciamo – motivate da basi non politiche è un fatto e non ho nulla da dire a riguardo. Ciò che voglio dire è che la solidarietà è una relazione solo tra compagni/e. La solidarietà non è appoggio, non è una relazione che nasce da sentimenti di simpatia o antipatia, non nasce dalla sensibilità o dalla compassione, né per la rabbia e l’indignazione a causa di ingiustizie. La solidarietà è una relazione di lotta. È una relazione-arma tra lottatori/trici contro il sistema. Contro tutto il sistema autoritario. È un’arma nelle mani di chi lotta per la libertà. Riconosco solo gli/le anarchici/che come compas e, con loro, ho vinto questa lotta.

E di sicuro non sono mancati anche quelli che pensavano di poter usufruire dello sciopero della fame che ho fatto, con fini di lucro politico, per loro e i partiti. Personalmente, non ho niente da dimostrare a nessuno. La mia posizione è stata decisa e sempre la stessa. I partiti sono, nella loro essenza, meccanismi ostili all’essere umano e alla sua società. Hanno sempre funzionato e continueranno a farlo a loro spese. Saranno sempre contrari e mineranno ogni lotta concreta per la liberazione, indipendentemente dalle loro origini politiche.

Chiarisco, inoltre, che mai ho accettato visite parlamentari in ospedale, come si è detto, e questo non per il mio stato di salute ma proprio perché non volevo che venissero. Mai ho salutato nessun raduno di partiti politici fuori dall’ospedale, tranne il presidio dei/lle compas anarchici/che il 5 Luglio, che è stato decisivo non solo per trovare la forza per gridare che questa lotta sarebbe continuata “fino alla fine, fino alla vittoria”, fino a quando l’ho sentito davvero.

Purtroppo, per i/le critici/che “impeccabili”, non ho potuto controllare in alcun modo chi era presente ai presidi, nei cortei, o nelle conferenze stampa, o controllare e riferire qualunque cosa si dicesse o proponesse. Era praticamente impossibile e lo si sa bene. È ovvio che ciò che importava era gettare fango il più rapidamente possibile prima che si asciugasse…

Non so che esperienze simili hanno avuto gli/le altri/e, ma nella stanza dove mi trovato nell’ospedale di Nikaia, oltre alle tre file di sbarre alle finestre, ero controllato 24 ore su 24 da tre unità diverse, che seguivano i dottori durante le visite, oltre che sentire cosa dicevano. Le visite erano una volta a settimana, di un quarto d’ora, solo per i familiari di primo grado, con la presenzia della guardia, letteralmente, sopra la mia testa. In molti casi, quando interveniva, era “amichevole”, o chiedeva di parlare più forte per potere ascoltare. Per diverso tempo hanno impedito la corrispondenza (cosa cambiata dopo molte lotte), mentre in alcuni casi la censura ha bloccato gli aggiornamenti presi da Indymedia. Due volte ho avuto il “piacere” di ricevere delle registrazioni nella stanza dove stavo, ricordando cosi i “bei” tempi della galera. Le circostanze erano piuttosto asfissianti. Inoltre, se c’era la possibilità di intervenire per tempo per qualunque cosa, non lo facevo perché mi sembrava “poco” o “inutile” farlo nello stato in cui ero.

Mi hanno ricoverato il 17 Giugno (ovvero il 14° giorno), con un verbale del medico di guardia della sezione medica della prigione di Korydallos. Esso era pendente dal 14 Giugno, in sostanza il medico credeva che io andassi ricoverato prima. I/le prigionieri/e sanno bene che in ospedale non vai quando vuoi, tranne un’urgenza o una situazione che non si può trattare in carcere, e questo vale anche preventivamente e non solo nel momento dell’incidente. In questo caso rientra lo sciopero della fame.

In particolare, nel mio caso, avendo fatto un altro sciopero un anno fa, il medico ha deciso che era meglio ricoverarmi in ospedale, invece di lasciarmi nell’infermeria del carcere. I/le carcerieri/e non mandano un/a detenuto/a in ospedale se non c’è un motivo serio, e anche se c’è, di solito, non lo fanno. Non sono pochi i casi di detenuti/e che muoiono nelle loro celle, perché il medico con negligenza ha diagnosticato il loro stato di salute. Chi c’è passato, anche se brevemente, nelle prigioni greche sa che questi casi non sono pochi.

Ad un certo punto dello sciopero e, a causa di continue crisi di ipoglicemia, mi hanno dato un siero di glucosio, al fine di evitare il pericolo di morte imminente, prima che si riunissero i giudici in merito alla mia scarcerazione! È stato qualcosa che chiunque può capire nel contesto della continuazione di una strategia di base, per dar senso a quello che stavo facendo. Non è mai stata mia intenzione suicidarmi. La mia lotta era per la libertà, dunque per la vita stessa. Per chi non lo sa, il siero di glucosio non influisce sulla perdita di peso dello scioperante e questo lo sa chi ha fatto lo sciopero della fame. Inoltre, i livelli di zucchero nel sangue devono essere specifici. Ciò non significa che più sieri prendi e meglio stai. Se lo zucchero è molto alto è ugualmente pericoloso cosi come fosse molto basso. Sia con uno, due, o venti sieri, per evitare la morte imminente, lo zucchero deve essere stabilizzato.

Io in realtà non ho capito cosa intende dire G.T. quando fa dei riferimenti a innocenza-colpevolezza. Chi ha parlato di innocenza? Chi ha parlato di ingiustizia? Come si arriva alla conclusioni che credo/crediamo che ci siano custodie preventive giuste e ingiuste? Che gli/le anarchici/che innocenti devono uscire, mentre i/le colpevoli no?

Ovviamente le domande sono retoriche e, personalmente, non mi aspetto alcuna risposta.

Riguardo al basilico e al vaso, se c’è questo tipo di irrigazione, io passo…

PS. Questa dichiarazione è la prima ed ultima in relazione a questa questione specifica. Dichiaro che non voglio aprire alcun tipo di dialogo. Credo che anzi minerebbe il movimento anarchico e non intendo farlo.

E raccomando a tutti/e calma e sobrietà…

Kostas Sakkas

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