Grecia: Lettera di un compagno accusato per i fatti del 5 Maggio 2010

Giugno 2013

29 Aprile 2011 : la storia inizia con degli arresti inaspettati; il mio e di altri due compagni. Inaspettati perché non basati su prove o testimonianze oculari, ma piuttosto su “resoconti anonimi” molto “convenientemente” consegnati nelle mani della polizia greca, i quali fanno il mio nome e quello di altri due compagni, citando i nostri numeri di telefono e indirizzi.

Pertanto siamo stati arrestati in un clima di terrore creato dalle forze di sicurezza statali e dai mass media. Perquisizioni domiciliari per presunte “prove” sono arrivate poco dopo, cosi come il mio arresto, e poi ammanettato per diverse ore nella stazione di polizia di Atene. Nel frattempo, per due giorni, siamo stati dati in pasto ai media, i pappagalli della sicurezza statale, che falsamente hanno parlato di “arresto degli incendiari della banca Marfin”. Poi le autorità mi hanno preso e fatto fare una “visita guidata” per i piani della stazione di polizia, fino a portarmi in una stanza designata per l’identificazione dei sospetti, dove vari “testimoni” sono passati uno dopo l’altro, presumibilmente per identificarmi. Dopo quella sera, siamo stati convocati – casualmente il 5 Maggio 2011! – per testimoniare presso la sede del servizio di sicurezza statale – senza fare giuramenti o dare impronte, ecc – riguardo al tragico incidente della filiale della banca Marfin e l’attacco alla libreria Ianos [entrambe in Stadiou street, nel centro di Atene] avvenuto un anno prima, durante lo sciopero del 5 Maggio 2010.

Nelle nostre dichiarazioni abbiamo rigettato tutte le accuse in merito a questi casi. I fatti rilevanti allegati all’accusa dimostrano chiaramente che le imputazioni sono state chiaramente fabbricate. Per circa un anno, il caso è rimasto aperto, e solo con l’avvicinarsi di Maggio 2012, siamo stati avvertiti che presto ci avrebbero convocato per testimoniare davanti all’accusa. I gesti solidali dei compagni hanno avuto luogo nello stesso periodo. Alla fine, il 1 Febbraio 2013, sono stato l’unico ad essere convocato in tribunale, riguardo al caso dell’incendio della banca Marfin.

In questo frenetico clima di terrore, ho rifiutato tutte le accuse, testimoniando mentre le labbra di molti hanno ripetuto ancora una volta Merde-Spie-Giornalisti, dato che la feccia ha parlato del caso tramite i notiziari televisivi e articoli sui giornali, distorcendo anche l’accusa stessa con le loro “analisi” ermetiche, giocando un gioco sporco sulle fosse dei tre morti della banca Marfin, e scegliendo me come parte colpevole…

Nonostante l’apparente mancanza di prove a mio carico, c’è stata una disputa tra il giudice delle indagini e la pubblica accusa sulla questione della mia custodia – quest’ultima era una grossa parte della mia accusa. Quindi sono dovuto restare in custodia temporanea presso il tribunale di Atene in Evelpidon street, aspettando la decisione del consiglio dei giudici. Dopo una lunga attesa, sono stati rilasciato con misure restrittive, come il non partecipare a cortei o presidi. Queste condizioni [divieto di lasciare il paese, due firme al mese presso la stazione di polizia più vicina, e il divieto di partecipare a cortei e cose simili] continuano fino ad oggi, quindi mi ritrovo in una condizione di “ostaggio” informale.

A metà Maggio 2013 – mentre i compagni N. L. e G. P., accusati per il caso della libreria Ianos e della banca Marfin, sono stati assolti – un giudice mi ha accusato in tribunale [con il diritto di appellarsi alla decisione] per l’incendio della Marfin e il suo tragico esito, la morte di tre impiegati che erano all’interno. [Nel frattempo, il processo contro i dirigenti della Marfin, che chiusero dentro gli impiegati quel giorno, è iniziato ad Aprile 2013].

Molte notti mi chiedo perché sono stato accusato, e su che prove… Il caso dimostra chiaramente, tramite le testimonianze oculari, il materiale fotografico e video delle telecamere di sorveglianza che io non ho nulla a che fare con qualsiasi attacco, in qualunque ora, di quel giorno nel centro di Atene, come ho detto in precedenza nei miei scritti. Nel loro perenne desiderio di avere risultati, gli agenti e le autorità giudiziarie si concentrano su di me tramite un concorso esterno che avrei con il presunto autore, e soprattutto con migliaia di altri dimostranti quel giorno. Si concentrano inoltre sul fatto che io appartengo a questo frangente politico – quello anarchico-antiautoritario. Secondo i loro motivi paranoici, “se c’è una somiglianza in questo concorso, e lui è un antiautoritario, lo consideriamo un sospetto”. Cosi come le bottiglie vuote di birra, che quando sono possedute dagli antiautoritari sono materiale per fare molotov, come nel caso dello sgombero dello squat Villa Amalias. Cercando di concludere i loro seri casi criminali con ogni mezzo, volendo dimostrare la loro efficacia nel settore della sicurezza, essi adesso stanno bersagliando chiunque prende parte ai cortei e resiste allo stato di emergenza…

Sebbene io sia convinto che non sarà difficile dimostrare la mia innocenza davanti ad una corte imparziale, non posso dire di sentirmi sereno, dato che lo stato ha dimostrato di non rispettare le legge che dovrebbe seguire. Mentre scrivo questo testo, l’anarchico Kostas Sakkas è in sciopero della fame dal 4 Giugno con la richiesta di immediato rilascio. Per chi non lo sa, Kostas Sakkas è da quasi 3 anni in prigione senza aver avuto una condanna. Il limite di custodia preventiva in Grecia è 18 mesi. Per gli anarchici, comunque, sembra ci sia una informale Guantanamo. Le leggi non sono ostacolo per le gang neofasciste che ci governano. Esempi rilevanti sono Villa Amalias, uno squat sgomberato con accuse ridicole, o l’indifferenza del governo greco verso la decisione del consiglio di stato di rilanciare l’emittente statale ERT.

Come ho detto sopra, faccio parte del movimento anarchico-antiautoritario, e lotte per la liberazione sociale attraverso aperti progetti collettivi. Mi batto per una società che sarà libera, senza classi, senza potere, sfruttamento o oppressione. Come lavoratore, sperimentando la schiavitù salariata sulla mia pelle, prendo parte alle lotte sociali di classe, dalla parte degli oppressi.

In base a tutto ciò, era ovvio che avrei preso parte ad uno dei più grandi scioperi, il 5 Maggio 2010, contro la firma del primo memorandum della Troika FMI/UE/BCE. Circa 200000 persone presero parte al corteo, assediando il parlamento greco con spirito combattivo per ore, cercando di invaderlo e invalidare la votazione.

L’ultimo atto di questo spettacolo è ora; l’ultima battaglia avrà luogo ora, dal rinvio a giudizio fino al processo… E in questa battaglia i vincitori saranno quelli che resistono, gli anarchici e gli antiautoritari, tutti noi, che sono stati infamati dalle bugie, il marcio dello stato e dei media, perché bersagliando direttamente me  e, prima, gli altri due compagni come “sospetti” negli ultimi tre anni, hanno accusato un intero movimento politico come responsabile per il tragico esito dell’incendio della filiale bancaria Marfin.

Distruggere tutte le macchinazioni statali!
Le accuse non ci spaventano, ci fomentano!

Th. S

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