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Prigione di Koridallos: Un testo del membro della CCF Panagiotis Argirou all’avvicinarsi della fine del processo Progetto Fenice

phoenixA TUTT* I/LE COMPAGN* I CUI GESTI MI HANNO OFFERTO DEI MOMENTI DI LIBERTÀ

“Solo nei momenti in cui la nostra tensione verso la libertà si incontra con la pratica riusciamo davvero a vivere l’anarchia, qui e ora. Sfortunatamente il sogno che portiamo nei nostri cuori è troppo grande per evitare il rischio di ritrovarci davanti al mostruoso muro dell’autorità eretto in difesa dello stato e del capitale. Quando mettiamo davvero in gioco la nostra vita, ci ritroviamo inevitabilmente ad affrontare la durezza intrinseca alla lotta: morte e prigione.”
Nicola Gai, compagno anarchico prigioniero in Italia, che si è assunto la responsabilità per la partecipazione all’attacco rivendicato dalla Cellula Olga della FAI-FRI (l’uccisione di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare)

Poco prima della fine del processo del 4° caso consecutivo contro la Cospirazione delle Cellule di Fuoco, e contro di me in quanto anarchico che si è assunto la responsabilità di aver partecipato alla CCF, vorrei dire alcune cose non alla corte, ma piuttosto a tutt* i/le compagn* le cui azioni hanno dato impulso e sostanza al Progetto Fenice.

Per ovvie ragioni, tutti i membri incarcerati della CCF hanno reso onore ai compagni della Cellula Sole-Baleno (una cellula di collaborazione tra la Cospirazione delle Cellule di Fuoco e le Bande della Coscienza), un gesto che all’inizio ci è costato un’accusa per istigazione [in greco, istigazione morale] a 4 gesti del Progetto Fenice: attacco esplosivo al veicolo personale del direttore della prigione di Koridallos ad Atene, attacco esplosivo al veicolo personale di un capo dei secondini alla prigione di Nafplion, attacco incendiario in un albergo in Indonesia, e l’invio di un pacco-bomba a un ex comandante dell’antiterrorismo ad Atene.

Le autorità competenti si sono rese conto a posteriori che l’accusa di istigazione dell’attacco in Indonesia, rivendicato dall’Unità della Rabbia/Cospirazione Internazionale per la Vendetta/FAI-FRI, non avrebbe mai retto in aula, quindi quella specifica accusa venne abbandonata prima ancora di arrivare al procedimento giudiziario.

Ciò nonostante per quanto riguarda gli altri attacchi sono offeso dall’accusa di istigazione sollevata nei miei confronti, perché come anarchico disprezzo i rapporti gerarchici di ogni tipo; d’altro canto, queste accuse mi aiutano a capire che la dominazione si sente minacciata quando la guerriglia anarchica, anche da una posizione di cattività, cerca di lasciare il segno ed entra in contatto con la lotta fuori dalle mura della prigione salutando le dichiarazioni di ostilità dei/lle compagn*. La dominazione si sente minacciata quando realizza che la condizione di prigionia non è abbastanza per schiacciare l’energia combattiva dei prigionieri anarchici. Già questo è abbastanza per preparare un rinvio a giudizio per istigazione. Ma non è in ogni caso abbastanza per rovinarmi il morale e togliermi la voglia di entrare in contatto con tutt* i/le compagn* che hanno una posizione combattiva.

Quindi in occasione della fine di questo processo, vorrei salutare di nuovo i/le car* compagn* che hanno messo in moto ovunque la Cospirazione dell’Internazionale Nera degli/lle anarchic*, in tutta la Terra, attraverso tutti gli attacchi rivendicati come parte del Progetto Fenice: dal Cile alla Russia, e dalla Germania all’Indonesia.

Così, invece di un’apologia davanti ai giudici, dall’interno della mia cella scelgo di mandare un abbraccio infuocato a tutt* quell* che hanno optato per l’attacco e che hanno armato l’Anarchia con fuoco e polvere da sparo.

Ogni singola attività, ogni singolo gesto mi ha dato forza e ha illuminato il mio cuore con la fiamma dell’insurrezione anarchica.

Dal paese della cattività sento vicino ogni singol* compagn* che dalle trincee dell’attacco cospirativo ha indebolito in ogni modo possibile la normalità sociale.

Lo slancio che si è manifestato col Progetto Fenice ha lasciato un’eredità significativa che, studiandone l’impatto, mi ha fatto rendere conto delle nuove prospettive di lotta che si schiudono all’Anarchia quando supera frontiere e distanze e sceglie di scontrarsi frontalmente con la dominazione sulla base di un’Organizzazione Informale.

È stato uno degli elementi fondamentali che mi hanno spinto a contribuire ancora a una proposta per una nuova posizione nella lotta anarchica attraverso l’appello a un Dicembre Nero, un appello che ho lanciato insieme al compagno anarchico Nikos Romanos.

Credo che le prospettive che si sono aperte grazie al Progetto Fenice e la coordinazione informale dell’azione diretta internazionale possano evolversi in qualcosa di più minaccioso per il Potere se incontrano il resto della gamma delle pratiche anarchiche, componendo un mosaico di azioni anarchiche multiformi mondiali che si ergeranno costantemente contro il Potere.

Così tutto quello che ho da dire alla vostra Giustizia è che moralmente, politicamente e per quanto riguarda i valori mi ritrovo con tutto il mio cuore in ogni attacco anarchico contro la dominazione. Se vi va potete accusarmi di istigazione alla perpetua guerra anarchica contro ogni forma di Potere, come io vi accuso di istigazione di ogni atto di barbarie autoritaria firmato in nome della Giustizia. Niente mi darebbe maggiore soddisfazione che l’ottima notizia che una pallottola è stata piantata nella vostra testa come ricompensa per la vostra vita miserabile.

Lunga vita al Progetto Fenice

Lunga vita al Dicembre Nero

Lunga vita alla Coordinazione Informale dell’Azione Anarchica Multiforme in tutto il mondo.

Panagiotis Argirou
membro della Conspirazione delle Cellule di Fuoco FAI/IRF

[24 dicembre 2015]

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