Cile: Lettera del compagno in cattura Marcelo Villarroel Sepúlveda dal carcere di massima sicurezza di Santiago

Attraverso queste parole vorrei comunicare con la lingua della guerra eterna, la mia decisione di sostenere ed approfondire la lotta anti-capitalista, contro lo Stato e i suoi sostenitori, contro i padroni che conservano la loro festa nella danza eterna di chi ha e chi detiene.

Oggi mi trovo al carcere di massima sicurezza (CAS), accusato di due rapine di banche, in quello che è pubblicamente conosciuto come il “caso Security”. Questo non è un altro caso giudiziario, ma era e continua ad essere questi ultimi 5 anni, la vendetta poliziesca e giudiziaria di uno Stato che punisce l’ammutinamento dei sfruttati col carcere, con la persecuzione e la morte.

Durante questi anni di reclusione innumerevoli sono state le azioni e i gesti di solidarietà di varia natura e provenienza: parole di solidarietà, raduni, azioni di propaganda, discorsi pubblici, concerti, raccolte musicali, produzioni audiovisive, propaganda sulla strada e un sacco di azione autonoma contro le prigioni.

Si tratta di una prova solida che chi combatte contro lo stato-prigione-capitale non è solo. Che la solidarietà non è solo una parola scritta, ma una pratica permanente tra il popolo in lotta.

Attualmente nel carcere-impresa di Santiago-1 c’è gente detenuta a seguito di combattimenti di strada. Si tratta di Karla e Ivan, due fratelli che sono stati arrestati lo scorso Aprile perché i sbirri dicono che erano carichi con materiali per fabbricare bombe. Qui, nel carcere di massima sicurezza, si trova Hans Niemeyer Salinas, accusato di diversi attacchi contro i simboli del Capitale. Inoltre, qui si trova inoltre Miguel Sánchez, vecchio detenuto, ex militante del Fronte Patriottico Manuel Rodríguez (FPMR) ed ora affine alle idee e alle pratiche libertarie.

Eppure, qui ci sono Juan Aliste e Freddy Fuentevillia con i quali costituiamo parte di questa accusa senza fine chiamata “Caso Security» (Caso di sicurezza).

Tutti siamo puniti perché non crediamo al potere, perché non accettiamo la classe della violenza di stato, perché manteniamo in vita una storia, una memoria di Resistenza e di Sovversione.

Puniti perché ci ribelliamo contro il buon ordine del sfruttamento e della miseria, e non ci perdiamo dileguati nella loro offerta democratica di una Ribellione estetica, nella quale si suppone che più tatuaggi uno abbia, più Ribelle sia…no! Noi ci rifiutiamo di far parte di questa società del cazzo, e quindi cerchiamo e combattiamo per costruire un’altra…

Perché la lotta continua perché le ragioni e i motivi bastano…
Per la distruzione della civiltà della prigione

Fino a quando ci sarà miseria, ci sarà Ribellione!

Marcelo Villarroel Sepúlveda.
Prigioniero libertario,
26 Ottobre 2012

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