[Attica, Grecia] Nikos Romanos, “Conto alla rovescia”


Questo testo non contiene riflessioni complete in merito a ciò di cui tratta. Espone solamente dei pensieri, conclusioni e valutazioni. Mira a fornire nutrimento per il pensiero e desiderio per l’azione. Fino alla prossima volta.

Ai nuovi compagni…

Se qualcosa ci disturba e ci inquieta, oltre alla privazione della nostra libertà, è la nostra preoccupazione se la vita che abbiamo dato e che diamo alla lotta toccherà il livello che desideriamo.

Quelli che decidono che l’anarchia non è un concetto congelato, un’ideologia o qualcosa di contagiato dalla diplomazia. La nostra anarchia è espressione di una vita autentica e libera da schiavitù. Si può vederla nelle molotov lanciate contro l’antisommossa durante i cortei e negli attacchi notturni, nel fumo degli attacchi incendiari, negli attacchi ai fascisti e ad ogni nemico della libertà.

Per quelli di voi che la vedono e non ne parlano come un’ideologia, al contrario essa non vi risponderebbe e disprezzerebbe i vostri discorsi rigidi.

Il suo linguaggio richiede passione, rabbia, fantasia e mire distruttive. La sentirai scorrere in te quando ti rivolti violentemente. Innamoratene e falla tua. Sciogli il ghiaccio della prigionia e scalda i nostri cuori con le fiamme…

…E adesso spazio alle parole. Le parole che non sono abbastanza per descrivere le nostre decisioni e contraddizioni armate. Ma anche cosi, esse promettono, rievocano. Parole che vendicano i silenzi organizzati del mondo moderno quando sono accompagnate dai boati delle esplosioni degli attacchi guerriglieri, creando spazi e tempi liberati nella prigionia generalizzata prodotta dal sistema. Nonostante i corpi dei ribelli sempre sepolti, i pestaggi, gli arresti e le manette. E se si fermano per qualche istante talvolta, non è per gli gli schiaffi e i calci dei porci, ma per gli sguardi assoggettati che silenziosamente confermano la loro complicità.

Non c’è posto per la pietà, non c’è mai stato e mai ci sarà. Essa ama porsi davanti agli obiettivi facendo domande senza risposta agli eserciti dei tele-idioti che non si chiedono mai cosa davvero succede nell’oscurità dell’invisibilità con ignoti protagonisti, i diseredati del contesto sociale. Cosi per la gente del nostro gruppo, la scommessa di distruggere l’esistente resta aperta, per chi, per quelli per cui la fiamme della resistenza bruciano nei cuori insanguinati.

“La scelta di rapinare una banca e le sue estensioni”

Ora arrivano le scelte. Dovrebbero essere analizzate, chiarite e comprese, abbattendo i ponti della comunicazione tramite l’approccio dialettico e la critica rivoluzionaria. L’obiettivo? Che venga fatto da sempre più compagni che le giudicheranno pratiche fertili e concrete della lotta anarchica.

Per me le rapine in banche sono una scelta senza tempo dei rivoluzionari che “schiude” molte possibilità. Prima di tutto ci libera dai tentacoli del lavoro salariato e dalle sue conseguenze. Il tempo viene liberato dalla quotidianità, dandoti la scelta di dedicarti alle tue passioni. Dove la distruzione della gioia finisce, inizia la gioia della distruzione. Contemporaneamente le rapine in banca sono anche un mezzo necessario per trovare multiforme strutture di lotta anarchica con denaro espropriato al nemico. Stiamo parlando del supporto ai progetti anarchici, ai compagni prigionieri, alle strutture di guerriglia. Allo stesso tempo è una concreta contrapposizione all’etica sociale del lavoro salariato e dei suoi ruoli sociali riprodotti dal mondo capitalista.

Ovviamente nessuna azione di per se ha caratteristiche rivoluzionarie. Il soggetto tramite la parola, le motivazioni e i suoi fini, da senso all’azione e la avvicina all’obiettivo che sceglie. Nel mio caso, il rifiuto del lavoro è una parte della scelta specifica, l’altra è il supporto all’azione diretta anarchica e agli attacchi contro stato e capitalismo attraverso la guerriglia urbana anarchica.

“Riguardo alla guerriglia urbana anarchica”

Il senso di una guerriglia urbana è un utile strumento nell’”arsenale” di ogni anarchico. Uno scontro armato contro il dominio che sfida il monopolio statale della violenza cosi come anche il bisogno fittizio di una rivolta di massa necessaria per agire. L’azione guerrigliera urbana mostra che il sistema viene sfidato e i suoi miti di onnipotenza possono collassare insieme alla facciata della macchina invincibile. Essa causa ferite fatali al nemico ed è un messaggi di insurrezione e invito aperto ad agire contro l’oppressione. Ad un livello personali non ti lasci soccombere e chini il capo davanti alla forza del sistema ma ti armi e lo attacchi. Rischi, decisioni e conseguenze sono basate sui criteri politici e personali e conducono alla scelta. Sia che lotti per la distruzione del sistema o che capitoli con i suoi benefici. Una scelta che viene insieme all’evoluzione qualitativa della lotta anarchica. Qualcosa che significa che noi dobbiamo respingere il populismo politico che circola nei circoli antiregime. Diciamo com’è la cosa. Siamo in guerra con il sistema, abbiamo vittime, ostaggi, ricercati. Niente di tutto ciò può o dovrebbe essere detto piacevolmente al fine di lusingare le orecchie degli “oppressi”. Va detto come è, un pugno nel nostro stomaco che dobbiamo tornare alle loro facce.

Per tutti quelli che rifiutano la nostra esistenza, evitando di connettere micropolitiche con la multiforme lotta anarchica e il sogno di lotte “autorganizzate” prive di sangue e paradisi post capitalisti. Se li conosciamo, li abbiamo già dimenticati.

“Qualche parola riguardo all’organizzata noia del presente”

Viviamo un momento dove i contratti sociali vengono bruciati tra le fiamme del massacro neoliberista. Conseguentemente il welfare e i benefici sociali cadono dinnanzi al massacro dei conglomerati multinazionali.

La diffusione della civilizzazione, il complesso tecno industriale consolida la sua sovranità Il nuovo ordine richiede un dio che sarà annunciato come salvatore dell’umanità. Il suo nome è scienza. Un’autorità che non può essere affrontata da comuni mortali mentre la sua accettazione sociale prepara un controllo totale senza bisogno di sangue. L’applicazione delle nuove tecnologie, le nascenti tecnostrutture di stato che abbandonano la burocrazia del passato, il desiderio per un volontario controllo di massa della società, è un assaggio del totalitarismo civilizzato. Tramite la propaganda dominante, i crimini quotidiani della scienza sono assorbiti. Con la scusa del migliorare il livello di vita e la cura medica. I protettori della vita alzano il valore indossando le uniformi dell’ipocrisia. Quando comunque lo trovano necessario lasciano cadere le maschere al fine di sterminare nel nome del loro dio (denaro), dichiarando le crociate del presente.

Le teorie deterministiche collassano, nonostante il parassitismo economico della popolazione, la gente resta prigioniera delle inibizioni, paure, insicurezze (che vanno diminuendo). Prigionieri di un sistema dal quale le persone dipendono materialmente, mentalmente, spiritualmente. La tolleranza aumenta e l’umiliazione continua. In coda all’ufficio di collocamento, le mense delle chiese, gli uffici dei padroni, la nuova carità delle campagne umanitarie dei media.

Un’umiliazione che insulta la dignità umana, mentre i manager della scena politica vantano i successi e l’umanità della democrazia.

Gli umani moderni non scelgono, seguono semplicemente le scelte di altri. Non si preoccupano, lo lasciano fare agli altri. Non hanno voce e preferiscono ascoltare la voce altrui. Non si armano, nel migliore dei casi diventano indignati. Non vivono ma semplicemente sono convinti che un mondo virtuale di schermi e pubblicità sia la loro vita.

Scene di progetti della moderna civilizzazione delle persone e progetti ideali fanno diminuire la distanza tra essi. Persone, prodotti e macchine diventano tutt’uno nella vasca del costante aumento del controllo. L’unicità dell’individuo smette di esistere e si identifica con la mediocrità che sta nella responsabilità del silenzio. Un silenzio che uccide mentre sorride sprofondando nel paradiso consumistico dei prodotti, delle caserme, delle prigioni, dei campi di concentramento, delle cliniche psichiatriche e dei paesi “sviluppati” della periferia capitalista.

L’opinione pubblica, questa creazione inerme del sistema, si forma con le abitudini volgari e aleggia intorno ai letti dei padroni. Opinioni vuote non sono suscettibili di riparazioni ideologiche. Inoltre, non importa quanta ideologia diffondi, la merda resta merda.

Per le persone che contro il loro tempo corrono il rischio di lottare e innamorarsi con passione, l’attacco non affonderà mai nella muffa ideologica per diventare giusto e accettabile. Tracciando le passate esperienze di lotta, scoprendo i nostri punti in comune con altri combattenti, rinforziamo le barricate dell’oggi e costruiamo una prospettiva rivoluzionaria del domani. Costruiamo comunità militanti di lotta che condurranno ad una lotta diretta contro stato e capitalismo. Costruiamo relazioni anarchica tra di noi vivendo e promuovendo l’anarchia del desiderio selvaggio nel presente.

Osiamo e continuiamo ad osare.

10, 100, 1000 cellule rivoluzionarie contro il dominio e l’assoggettamento di massa.

TUTTO PER LA LIBERTÀ!

LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!

“Il punto dove il dolore non arriva.
Il punto dove le tempeste si uniscono ai mari agitati.
Il punto dove la speranza saluta le lacrime e una speranza è sufficiente.
Il punto dove il sudore di mani in tensione tocca quei visi arrossati che aspettano eternamente per quel qualcosa.
In quel punto ci incontreremo di nuovo.
E se rimarrà qualcosa da dire, saremo coerenti.”

I miei più calorosi saluti a tutti gli anarchici che non si abbattono e mantengono aperta la scommessa della sovversione. Ai compagni che scelgono di colpire lo stato e il capitale anonimamente, a quelli che scelgono un nome per battezzare la propria rivolta, alle cellule della Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI-FRI), che continuano l’attacco diffuso.

A tutti i fratelli e le sorelle in ostaggio in ogni angolo del mondo che di notte guardano le stelle tra le sbarre e il filo spinato.

Nikos Romanos, carcere giovanile di Avlonas, giugno 2013

PS 1. Poco prima di scrivere questo testo ho saputo dello sciopero della fame del compagno anarchico Kostas Sakkas in merito alla richiesta di liberazione. A breve scriverò un testo solidale.

PS 2. Getto lo sguardo alle periferie infuocate di Stoccolma e alle barricate di fuoco in Turchia.

fonti : a, b

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