Category Archives: Repressione

Salonicco: Comunicato dello squat anarchico Nadir sull’ultima ondata repressiva

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“Se il nemico ci sta comtattendo, è bene. Perché dimostra che tra noi ed esso abbiamo tracciato un netto confine. Se il nostro nemico attivamente ci contrasta e ci descrive con parole infamanti, ancora meglio. Perché ciò vuol dire, che non solo abbiamo tracciato un preciso confine tra noi ed esso, ma anche che il nostro agire ha avuto grandi successi.”

Mao Tse Tung

A metà Gennaio, in preda al panico lo Stato ha iniziato l’operazione “tenaglia”. Perquisendo le abitazioni di anarchici, partecipanti del movimento radicale anarchico, lo stato ancora una volta ha trovato l’occasione per colpire lo squat anarchico Nadir e chi lo supporta. Più di dieci perquisizioni in case di compagni da vari tipi agenti (antiterrorismo, opke, agenzia per la sicurezza) hanno avunto luogo. I pretesti per esse sono state chiamate, fatte presuntamente da spie ignote o no, che hanno descritto le case dei nostri compagni come presunti depositi di armi, esplosivi e covi del guerrigliero urbano Christodoulos Xiros. Prelevati da tribunali e università, minacciando le loro famiglie, tramite indagini, interrogatori e minacce da parte di uomini incappucciati, trasferimenti spettacolari fatti da agenti pesantemente armati in tribunale. Ovviamente, colpire i nostri compagni ha a che fare con la nostra attività politica anarco-nichilista, illegalista, la solidarietà ai guerriglieri urbani e ai militanti antifascisti. Inoltre, dal giorno della fuga di Christodoulos Xiros, i media hanno creato sospetti e cospirazioni unendo lotte legali e illegali. Non ci sono mezze verità nei media. Solo totali bugie dello Stato. I poliziotti, ancora una volta, non hanno evitato di deridere il nostro compagno e membro dell’assemblea dello squat anarchico Nadir Spyros Mandylas, prigioniero da 7 mesi, accusato di aver preso parte al Progetto Fenice. Per noi, la repressione è una forte pioggia che cade su una montagna. La pioggia porterà via tutto il marcio, lasciando incolume la montagna. Noi non vacilleremo e la nostra lotta non finirà.

“La verità è fatta di consapevolezza.

… Ricostruirò l’Uomo che sono.”

Antonin Artaud

Qualche parole riguardo alla tensione anti-guerrigliera e all’attacco contro la Nuova Anarchia.

Negli ultimi anni, il sistema ha scelto di attaccare il movimento anarchico concentrandosi sull’anarchismo insurrezionalista. Usando come pretesto il fatto che Christodoulos Xiros è evaso, le tensioni pubbliche e armate del movimento radicale sono di nuovo presentate come una minaccia per i progetti anarchici pubblici. Alcuni parlano nuovamente dell’aumento della repressione, dando la colpa all’anarchismo insurrezionalista e alla teoria pratica. Noi gli rispondiamo che non c’è alcuna possibilità per lo stato di raggiungere una tregua con quelli che hanno rinunciato alla lotta armata. Al contrario, lo stato considera ciò come una debolezza e il suo attacco diventa più violento. In guerra, per ogni passo che fai indietro, il nemico ne fa due avanti. È chiaro che la guerriglia urbana è una
minaccia per lo stato e mette in discussione la sua rivendicazione di onnipotenza. Dissentiamo totalmente con la rinuncia della lotta armata e con le dichiarazioni di fedeltà e pentimento. Sappiamo che tali tattiche penalizzano l’interezza del movimento e l’indivisibilità di teoria e azione. Per noi, la nostra solidarietà non è negoziabile.

Per quanto riguarda lo squat anarchico Nadir, il suo diventare un obiettivo ha diversi destinatari. Essi sono quei compagni che con dignità stanno dalla parte dei nostri impenitenti compagni prigionieri e che non rinunciano alla lotta armata o fanno dichiarazioni di fedeltà al regime. Quelli che con furia e consapevoloezza lottano contro il proprio tempo.

FORZA AGLI INSUBORDINATI LAVORATORI DEL NEGATIVO

BUONA FORTUNA E FORZA AL GUERRIGLIERO URBANO CHRISTODOULOS XIROS

LIBERTÀ PER IL NOSTRO COMPAGNO/MEMBRO DELL’ASSEMBLEA DELLO SQUAT ANARCHICO NADIR SPYROS MANDYLAS

FORZA AL COMPAGNO ANDREAS TSAVDARIDIS (MEMBRO DELLA FAI/FRI)

LIBERTÀ PER TUTTI GLI ANARCHICI PRIGIONIERI DI GUERRA E I GUERRIGLIERI IMPENITENTI DEL MONDO

LUNGA VITA ALL’INTERNAZIONALE NERA

E ripartiamo di nuovo, stavolta fino alla fine.

Squat Anarchico Nadir

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Messico: Perquisite due abitazioni di anarchici/che

Nella notte del 31 Gennaio, agenti della Polizia Federale hanno fatto irruzione in due abitazioni per eseguire mandati di perquisizione. Una volta entrati non hanno trovato nessuno in entrambe le case. I vicini di casa hanno capito cosa stava succedendo, risultandogli strana la presenza di circa 20 persone vestite di nero all’ingresso, le quali non ricevendo alcuna risposta agli appelli, hanno forzato la porta di una casa e la serratura dell’altra.

Per motivi di sicurezza, i nomi degli abitanti delle case non verranno diffusi, senza dubbio, riteniamo importante far sapere questi fatti, visto che sicuramente fanno parte della caccia alle streghe che lo stato messicano ha avviato contro gli anarchici.

Questi mandati sono relazionati ad indagini in corso che la PGR sta conducendo per terrorismo. Ci preoccupa soprattutto il fatto che questi mandati siano stati fatti in modo irregolare; senza la presenzia degli/le abitanti, loro possono dire di aver trovato qualsiasi cosa durante la perquisizione.

Per il momento non si sa altro, non dubitiamo che le perquisizioni continueranno.

Croce Nera Anarchica Messico

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Savona: Presidio Anticarcerario, Sabato 15 Febbraio 2014

15 FEBBRAIO

Sabato 15 Febbraio dalle ore 13.30 PRESIDIO ANTI-CARCERARIO sotto il carcere SANT’AGOSTINO di SAVONA.

Di seguito il manifesto dell’iniziativa!

“La legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che non la capiscono, o ai quali la brutale necessità non permette di rispettarla”* B.
Brecht

Il 28 settembre 2013 Francesco, accusato della partecipazione alla rivolta del 15 ottobre 2011 a Roma, viene tradotto dagli arresti domiciliari al carcere Sant’Agostino di Savona con un infame stratagemma dei Carabinieri di Varazze e del giudice romano Zaira Secchi, rivelatosi illegittimo di fronte ai loro stessi Codici.

In quei giorni un pugno di compagni/e, amici e solidali si recarono più volte fuori dalle mura di quella prigione per portare la propria solidarietà e vicinanza a Francesco e un caloroso saluto a tutti i detenuti.

Dopo 3 mesi di carcerazione (con il trasferimento prima a San Remo e poi a Rebibbia) la vendetta dei servi dello Stato verso chi, come lui, si rifiuta di abbassare la testa, ha una parziale attenuazione e Francesco torna ai domiciliari tra i suoi affetti ed amici.

Ma migliaia di individui continuano ad essere rinchiusi ed isolati nelle patrie galere. La situazione dei penitenziari italiani è oggi, più che mai, sulla bocca di tutti.

La miseria sociale e la povertà economica dilagano e di conseguenza le maglie della repressione diventano sempre più strette. Sempre più persone possono molto facilmente finire in galera da un momento all’altro. Le condizioni delle carceri sono ai limiti dell’indigenza e della tortura, omicidi/suicidi e condotte autolesionistiche non si contano più ogni giorno che passa.

Ci parlano dell’ennesima “emergenza” tanto per giustificare lo stato di eccezione permanente in cui il Potere è licenziato a prendere qualsiasi provvedimento ritenga opportuno per rafforzare la sua autorità; ci parlano di soluzioni per affrontare il sovraffollamento e magicamente dopo 5 anni dall’applicazione del reato di clandestinità ci si accorge delle disumane condizioni in cui gli immigrati vengono rinchiusi nei C.I.E.

Indulto, indultino, svuota-carceri, amnistia, depenalizzazione del reato di immigrazione, legalizzazione della marijuana.

Tutti argomenti con i quali, di fronte all’innegabile e alle rivolte (molti C.I.E. sono stati distrutti o parzialmente distrutti da rivolte interne), vorrebbero servire contentini per placare animi focosi e coscienze turbolente.

Ciò che non ci raccontano è che da sempre il carcere serve a controllare la società, al fine di conservare il loro potere e privilegio, al fine di lasciare padroni e governanti commettere indisturbati i propri crimini.

Chi è inutile, chi non serve più a produrre merce o capitale, o peggio ancora chi non si rassegna a questa vita indegna, va emarginato, talvolta eliminato.

Per tutti questi motivi e mille altri, per un’incontrollabile passione per la libertà, abbiamo deciso di tornare al carcere di Sant’Agostino per portare un nostro saluto a chi vi è rinchiuso e rompere l’isolamento a cui ci vorrebbero costringere, dentro e fuori da quelle mura.

SOLIDARIETÀ A CHI RESISTE ALL’INFAME REGIME PENITENZIARIO!

CONTRO IL CARCERE E LA SOCIETÀ CHE LO NECESSITA!

Atene: Aggiornamento sul processo e dichiarazioni dei compagni accusati

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Un altro processo-terrore è iniziato oggi, 3 Febbraio 2014, nel carcere di Korydallos, con 7 compagni anarchici accusati di partecipazione alla CCF e rapine a Pirgetos e Filota. 5 dei compagni sono già stati accusati di far parte della CCF, sebbene anche gli stessi prigionieri membri della CCF hanno più volte negato il loro coinvolgimento. L’antiterrorismo cosi come i giudici comunque insistono di proposito nel presentarli come membri della CCF.

I compagni accusati G. Mihailidis e G. Naxakis hanno dichiarato di non volere difesa legale. La corte ha nominato dei legali d’ufficio.

In queste processo sono riuniti tre casi. Due per le rapine a Pirgetos e Filota, e anche l’ordinanza 207, che è sotto processo contemporaneamente in un altro processo a Koridallos e presso la corte d’appello a Via Loukareos. Infatti, non si è mai visto che un’ordinanza viene aggiudicata tre volte (e non sappiamo quante altre ancora), perché questo adesso è il metodo del capo dell’antiterrorismo E. Hardalias.
L’avvocato dei compagni F. Harisis e A. Ntalios ha detto che ad un certo punto bisognerà esaminare la questione del rinvio del processo e che non si potranno fare processi in posti che sembrano delle baracche. Appena nominati gli avvocati, la corte si è ritirata.

I compagni G. Sarafoudis, A. Ntalios, F. Harisis, N. Romanos e G. Mihailidis hanno fatto le loro dichiarazioni. Continue reading Atene: Aggiornamento sul processo e dichiarazioni dei compagni accusati

Grecia: Dichiarazione di F. Harisis e A. Ntalios al processo (29/11/13)

Forza ai combattenti anarchici impenitenti: Harisis, Politis, Bourzoukos, Ntalios, Romanos, Michailidis in giudizio per la doppia rapina al Velventòs di Kozani
Forza ai combattenti anarchici impenitenti: Harisis, Politis, Bourzoukos, Ntalios, Romanos, Michailidis in giudizio per la doppia rapina al Velventòs di Kozani

Eccoci in questa aula di tribunale.
Circondati dai maiali della polizia, davanti a chi giudice le nostre vite.
Imprigionati dalle leggi del vostro sistema.
Il mercanteggiare numeri sopra la nostra libertà ferita.
E alcune parole molto adatte per ribadire nel miglior modo possibile IL CONFLITTO CHE ESISTE TRA I NOSTRI MONDI. “Tutte le parole che si scrivono sono complici del contenuto semantico del loro testo. Non esistono parole libere.” (T. Sinopoulos)(1)

Meglio che sia cosi. Le parole sono complici delle bocche che le pronunciano. Portano le nostre opinioni, nascondono significati, dichiarano le nostre intenzioni. Sono queste le parole che abbiamo scelto per riflettere la nostra rabbia e sbloccare le porte delle nostre celle. Da un lato svantaggiati perché da più di sei mesi siamo privati della nostra libertà, dall’altro siamo decisi ad affrontare faccia a faccia i vostri discorsi ostili, affrontare le chiacchiere della prigionia e le grida servili del mondo carcerario.

Iniziamo. Voi siete soliti parlare di “innocenti” e “colpevoli”. E non solo parlare: classificate le persone in “dentro” o “fuori” in base alla loro “innocenza” o “colpa”. Voi invocate termini come “giustizia” e “ingiustizia” o altri come “legalità” e “illegalità”.

Noi non cercheremo di convincervi aprendo un dialogo. Parliamo lingue diverse, facciamo scelte diverse. La vostra ipocrisia straborda, la vostra codardia è lampante. E la vendetta che subirete è stata, è e sarà caricata da tutta la rabbia del mondo, dalla rabbia di tutte quelle persone che voi una volta – in aule come questa – avete esiliato nel “paese che non esiste”, dove voi stessi non potreste vivere nemmeno nei peggiori incubi. Non avete fastidio nel farlo. Nelle righe dei vostri libri costituzionali, leggi e paragrafi che avete davanti non rientrano i nostri sogni, i nostri desideri e i nostri sentimenti armati. Non andiamo a discutere qui delle nostre idee “innocenti” e ideologie “pure”. Le idee e le ideologie riposano li dove appartengono, nelle fiabe. E questa fiaba del vostro mondo gronda sangue, crea muri e recinzioni, si ferma per dar luogo a torture ed è ipocrita. Questa fiaba del vostro mondo dietro l’apparenza ornata di immagini suggestive e belle parole nasconde nient’altro che la MORTE stessa.
Qualsiasi movimento che osa sfidare le tenaglie della vostra legge diventa un bersaglio, va localizzato e punito. Per confermare l’essenza dell’onnipotenza del vostro sistema. Per dissuadere chiunque può pensare di fare altrimenti. Continue reading Grecia: Dichiarazione di F. Harisis e A. Ntalios al processo (29/11/13)

Atene, Grecia: Condannato l’anarchico comunista Tasos Theofilou

Il 7 Febbraio 2014 l’anarchico comunista Tasos Theofilou è stato condannato a 25 anni di carcere, anche se lui abbia negato tutte le accuse fin dall’inizio. Una corte di tre membri ha raggiunto una sentenza di maggioranza (invece di un verdetto unanime) presso il tribunale di Atene.

Tasos Theofilou è stato prosciolto da accuse gravi in relazione alla “formazione di e appartenenza ad una organizzazione terroristica” (cioè il suo presunto coinvolgimento nel gruppo di guerriglia urbana Cospirazione delle Cellule di Fuoco), nonché dal possesso di esplosivi e ordigni (queste accuse erano anche cadute, dal momento che i giudici hanno stabilito che non è mai stato un membro della CCF), falsificazione di cinque carte d’identità, l’uso di un’arma da fuoco e due tentativi di omicidio.

Tuttavia egli è stato trovato colpevole di due accuse penali: partecipare ad una rapina con le sue caratteristiche fisiche coperte, e di essere complice in omicidio colposo commesso in uno stato di calma mentale. È stato anche giudicato colpevole di tre reati: di portare un arma da fuoco, forgiatura ripetuta (accusa relativa ai veicoli dei ladri), e ricezione di proventi di reato (la macchina di fuga dei ladri).

In altre parole, la corte ha deciso che presumibilmente Theofilou (senza essere un membro della CCF o di un’altra organizzazione) abbia partecipato alla rapina nella banca all’isola di Paros nel mese di Agosto 2012, ma non era quello che abbia ucciso Dimitris Michas (il cittadino che aveva tentato di bloccare la fuga dei ladri). Secondo uno dei suoi avvocati difensori, questa è una decisione presa sulla base di una ed unica indicazione (un campione di DNA discutibile su un cappello che presumibilmente è caduto ad uno dei rapinatori). Almeno l’imposizione di ergastolo è stata impedita, perché non è stato condannato per omicidio colposo intenzionale…

Molti fatti del caso e le prove presentate al tribunale sono state a favore della sua assoluzione (ad esempio nessuno dei testimoni oculari abbia riconosciuto Theofilou durante il processo). Tuttavia, come era accaduto nel caso del prigioniero anarchico Babis Tsilianidis, anche in questo procedimento l’imputato è stato trovato colpevole esclusivamente sulla base del DNA, che sarebbe stato trovato su un oggetto mobile.

La corte di primo grado ha imposto: 16 anni per favoreggiamento ad omicidio colposo, 15 anni per aver commesso la rapina, tre anni per forgiatura, due anni per porto di un’arma da fuoco (più una multa di 5.000 euro) e due anni per aver ricevuto proventi di reato; un totale di 38 anni. La sentenza aggregata è di 25 anni di carcere. Il compagno ha il diritto di appello contro la sua condanna, ma l’appello non ha effetto sospensivo, cioè, deve rimanere in carcere fino al suo prossimo processo in corte d’appello (ma nel frattempo egli può richiedere che la sua pena detentiva sia sospesa).

PIENA ASSOLUZIONE E RILASCIO IMMEDIATO DEL COMPAGNO TASOS THEOFILOU.

tradotto dall’inglese

Atene: Dichiarazione di Nikos Romanos alla prima udienza (3/2/2014) del tribunale speciale del carcere femminile di Koridallos

Il fine di questa dichiarazione è chiarire le intenzioni a voi e alle vostra corte.

Le azioni, che non sono unite alle parole, affinché il loro contenuto concettuale sia chiaro, portano alla confusione, mentre le parole, che non sono seguite dalle azioni sono significati vuoti di un dilungarsi inoffensivo.

Sono qui come vostro nemico dichiarato e irriducibile, non imploro la vostra clemenza, non cerco il dialogo con voi e i vostri simili. I miei valori sono in guerra coi vostri, quindi ogni frase che mi esce contro di voi è una lama che colpisce le vostre maschere di ipocrisia e chiarifica la posizione e il ruolo di ognuno di noi.

Scrivete centinaia di pagine e create continuamente nuovi casi, per seppellirci nelle carceri della vostra democrazia, per decenni.

Vi state preparando ad imporci “speciali condizioni detentive”, ovvero l’unico colpo mancante nel pantheon del “trattamento speciale” (trasferimenti, processi, leggi), che create per combatterci.

Le semplici leggi della fisica dicono che una reazione è la conseguenza di un’azione.

Fuori dai vostri tribunali nelle terre libere, ci sono persone ribelli, compagni per me, terroristi per voi, che non intendono tollerare il nostro sterminio, volendo far sanguinare prima voi e i vostri supervisori politici.

Potete prendere ciò come una minaccia se vi va.

Io credo che questa sia la realtà cinica. Ogni opzione ha un suo costo. Suppongo che, come giudici e servi della legge, sarete d’accordo con me su questo.

Ma diamo una breve occhiata al vostro meraviglioso mondo. Siamo nell’era della velocità. Tutto si muove velocemente, creando continuamente stati di emergenza. La velocità del tempo storico è deragliata adesso, informazioni e notizie viaggiano in millisecondi, la tecnologia e la scienza stanno avanzando a passi da gigante.

Vicino ad esse, le contraddizioni della moderna civilizzazione esplodono sempre più spesso. Dozzine di fuochi vengono appiccati nelle città, dove tutto sembra calmo, e minacciano di diffondere il caos nell’organizzato ordine del sistema.

Questi eventi creano le condizioni che servono ai nostri propositi. Creiamo ponti di comunicazione con gente dietro le barricate cosicché gli atti di violenza diventino parte di un contesto politico più specifico, aprendo la prospettiva del loro superamento nella lotta per la rivoluzione anarchica.

Lì, dove la rabbia si combina alla consapevolezza.

Lì, dove la gente, le cui budella sono bruciate dal fuoco della libertà, si incontra.

Da qualche parte ci sono le impronte della mia insurrezione.

Anarchica, perché essa è ostile verso ogni tipo di autorità riprodotta dall’uomo, continua perché non cerca di riformare ma distruggere, esistenziale perché attraverso l’insurrezione esprimiamo tutti queste bellissime sensazioni che vogliamo diffondere nei cuori degli insorti.

Inoltre, la qualità della vita viene misurata in momenti e sensazioni.

Sulla base di questa descrizione schematica, dovreste capire che non avete modo di fermare l’inevitabile. La collisione dei nostri mondi.

Ecco perché dichiarazioni come queste hanno questo proposito, mandare un messaggio chiaro.

Non potete piegarci, non potente fermare la tempesta in arrivo.

Questi tempi richiedono riflessione, cautela e continua lotta con ogni mezzo.

Nessun passo indietro!

Più violente contro stato e capitale.

Forza ai guerriglieri urbani anarchici Nikos Maziotis e Pola Roupa, che hanno una taglia sulle loro teste.

Forza a tutti i compagni in clandestinità.

Ficcatevi i soldi delle taglie su per il culo!

LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!

Nikos Romanos
3 Febbraio 2014

Nota : Il processo, iniziato il 3 Febbraio, contiene diversi casi. Leggi di più qui.

Roma: Azione in solidarietà con i/le compagnx arrestatx il 9 decembre

Roma. Alle 5.15 di mercoledi 29 gennaio una catena con due mattoni è finita sui cavi della corrente della linea AV in un tratto urbano in solidarietà con i compagni e la compagna arrestati il 9 dicembre scorso, ai quali sono stati bloccati i colloqui. Contemporaneamente è stato attaccato uno striscione sul cavalcavia con scritto:

NO TAV LIBERI/E
TUTTI/E LIBERI/E
TERRORISTA è LO STATO

Grecia: Comunicato dei 6 compagni accusati per la rapina di Velventòs

È certamente bello e allo stesso tempo necessario trovare sempre le parole per interpretare e analizzare il significato più profondo della solidarietà.

Lo sviluppo della teoria, tanto a livello di essenza che di diffusione, è la forza motrice nel percorso che porta alla crescita di una comunità di lotta. La reciprocità di relazione si conferma attraverso una comunicazione continua e una capacità di esprimere a parole questo miscuglio di esperienze, di esperienza personale e percezione di lotta in generale, come anche il tema della solidarietà in particolare.

Ciò che abbiamo vissuto il 29 Novembre in aula è la dimensione materiale delle nostre progettualità e dei nostri “sogni”. Ogni tentativo di parlare e di “catturare” tutti questi sentimenti, emozioni e la loro forza per iscritto, è condannato alla mediocrità. Non potremo mai – almeno noi – descrivere a parole, parole che, fortunatamente o no, portano l’oscurità di un mondo privo di libertà, la sensazione dell’avverarsi dei nostri desideri più forti.

Dopo vari mesi di isolamento fisico, la presenza dei/lle compagni/e e l’intensità con la quale “ci siamo uniti” con i loro abbracci e sguardi, ci ha dato la sensazione/impressione di due fiumi in piena che si uniscono subito dopo aver distrutto una diga.

Questo, compagni, la rottura dell’isolamento, che sia immaginario o reale.

L’abbiamo vinta qui questa scommessa.

Si, la solidarietà è una delle nostre armi. E nessuno sbirro potrà mai scoprire il “posto sicuro” dove nascondiamo questa arma.

PS. Abbiamo scritto questo testo per il primo giorno del nostro processo, senza dubbio ogni slogan, striscione, manifesto fatto, ogni incendio ed ogni iniziativa solidale ci hanno riempiti di forza allo stesso modo.

INSIEME FINO ALLA DISTRUZIONE DI QUESTO MONDO PUTRIDO
INSIEME FINO ALLA LIBERTÀ

Gli anarchici: Nikos Romanos, Fivos Harisis, Argyris Ntalios, Andreas-Dimitris Bourzoukos, Dimitris Politis e Giannis Mihailidis

fonte

Stato spagnolo: Se toccano uno/a – Su Monica e Francisco

Sono passati due mesi da quando cinque persone sono state arrestate ed isolate. Due di queste, Monica e Francisco, sono rinchiuse nel duro regime spagnolo FIES, e il resto è in libertà vigilata (sottoposti ad obblighi di firma settimanali presso il tribunale), in attesa del processo con le medesime accuse.

Molti compagni in giro ci hanno detto della apparente aura di segretezza che coprirebbe tutto ciò che riguarda l’attuale situazione dei/lle compagni/e e il caso e che dopo il circo mediatico che ha accompagnato gli arresti, qualcosa andava detto. La verità è che, come sappiamo già, contro i media e i loro rappresentanti, poco si può fare in termini di contropropaganda. Possiamo esporla, imparare come costruiscono le loro reti e vedere come lavorano a fianco con lo stato nel costruire un vuoto che cercano di riempire con il prossimo nemico interno: musulmani, indipendentisti, galiziani, animalisti accusati di aver aperto troppe gabbie, anarchici… Tutti questi riempiranno il vuoto lasciato dal ETA, un vuoto non solo nel senso di un nemico interno che nutre un enorme apparato burocratico, repressivo e giudiziario: il cosiddetto antiterrorismo; un’istituzione che si rifiuta di scomparire e che deve provare la propria necessaria esistenza ed efficienza… Un tale vuoto sarebbe notato nelle loro nuove celle che vanno riempite e sulle pagine dei giornali, qualcosa che potrebbe lasciar spazio ad altri problemi nelle teste dei lettori… Oggi poche preoccupazioni nascono dagli sfratti massicci, dal fatto che milioni di persone non arrivano alla fine del mese (neanche con la schiavitù salariale), che i politici continuano a riempirsi le tasche e ridere di noi. Ci sono dei fantasmi molto pericolosi, dicono, che dobbiamo davvero temere: immigrati, terroristi, ecc… Continue reading Stato spagnolo: Se toccano uno/a – Su Monica e Francisco

Stati Uniti d’America: Rebecca Rubin condannata a 5 anni

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Dopo essersi consegnata nel 2012 a seguito di 7 anni in clandestinità, accettando la condanna nello scorso Ottobre, questa settimana Rebecca Rubin è stata condannata a 5 anni di carcere federale. La condanna è minore dei 7 anni e mezzo che il governo aveva chiesto.

Per i media, gli attacchi incendiari a lei attribuiti hanno messo in ombra le due azioni che ha rivendicato di liberazioni di cavalli selvaggi dai recinti BLM, dove i cavalli erano messi all’asta per il macello.

Rebecca è stata condannata per quattro azioni di ALF e ELF:

– Liberazione di 400 cavalli selvaggi da un recinto in Oregon e incendio della proprietà (1998)
– Aver portato della benzina in un resort di montagna in costruzione a Vail, Colorado, usata poi per appiccare il fuoco che ha distrutto il complesso sciistico (1998)
– Avert portato dispositivi incendiari a Medford, Oregon, presso l’ufficio delle US Forest Industries, usati poi per appiccare il fuoco (1998)
– Liberazioni di cavalli selvaggi da una struttura BLM in California e incendio di un fienile

“Gli animali e il mondo naturale sono sempre stati per me una fonte di profonda gioia, meraviglia e conforto, e il loro maltrattamento e annientamento una fonte di infinito dolore. Cercando di spiegare – e non scusare – le mie azioni, ho raggiunto un punto intorno ai venti anni dove non ho potuto più contenere o indirizzare appropriatamente il dispiacere, la disperazione e l’impotenza che sentivo verso il maltrattamento subito dagli animali e dal mondo naturale.”

Inoltre lei sarà in libertà vigilata dopo aver lasciato il carcere, e dovrà pagare mensilmente una quota per restituire danni per un totale di circa 13 milioni di dollari.

Durante la sentenza, il giudice ha anche chiesto alla Rubin di leggere l’ultimo libro di Malcom Gladwell, Davide e Golia, che le potrebbe insegnare i mezzi “non violenti” di protesta.

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Stati Uniti d’America: Liberato Jerry Koch

Martedì 28 Gennaio, l’anarchico Gerald “Jerry” Koch che si è rifiutato di prender parte al Grand Jury è stato liberato dal Centro Correzionale federale metropolitano a Manhattan. Il rilascio di Koch arriva dopo otto mesi di prigionia dovuti al suo rifiuto di testimoniare al Grand Jury riguardo all’indagine sul cosiddetto caso del bombarolo in bicicletta.

Il giudice John Keenan, che presiedeva il caso di Jerry, ritiene che la posizione di un governo fuori controllo, che usa il grand jury come una caccia alle streghe, è un “delirio di grandezza”. Il giudice Keenan ha proseguito:

“Semplicemente non ci sono prove che il governo, minacciato dall’abilità sovversiva di Koch, riesca a portarlo davanti al grand jury con un pretesto, o di avere accesso al tesoro rappresentato dal circolo dei suoi amici o mandare un messaggio minaccioso ai dissidenti politici.”

In realtà, il governo degli Stati Uniti stava seguendo lo schema di usare i grand juries come stratagemma nel tentativo di capire le reti sociali e politiche degli anarchici. Questa tattica è stata usata recentemente nel Pacific Nortwest e in California. Comunque, il rilascio di Jerry non arriva perché un giudice ha “visto la luce” e ha fatto aprire i cancelli. Arriva a causa della diligenza del suo supporto legale che ha fatto una complessa mozione. Dice il giudice:

“La posizione di Koch è lineare. Dato che lui continua ad opporsi al governo in generale e al grand jury nello specifico, sottolinea che la prigionia prolungata non lo indurranno a testimoniare. Infatti, dice che la sua detenzione al MCC hanno radicalizzato le sue idee riguardo alla repressione governativa.”

Arrestare qualcuno per vilipendio civile al fine di costringerlo a testimoniare, per lo stato, non è un atto punitivo. Quando diventa punitivo e perde ogni potere coercitivo, l’individuo deve essere rilasciato. Il contenuto della mozione presentata dal team legale sosteneva che il fine della detenzione di Jerry – costringerlo a testimoniare al grand jury, fosse fallimentare e di fatto era diventato meramente punitivo. In base a ciò, il giudice ha dato il proprio assenso. Ed ecco perché ha deciso di liberare Jerry.

La decisione del giudice Keenan rivela anche l’importanza del supporto fuori. Articoli scritti su Jerry, lettere, una petizione online aggiunta alla forza della mozione presentata. Una forte solidarietà dagli amici e dai familiari ha contribuito al rilascio di Jerry.

Nel leggere la decisione del giudice Keenan, è chiaro che l’unica gioia che è in grado di provare nella sua misera vita è l’invettiva lanciata contro Jerry e gli anarchici in generale. E alla fine del giorno, gli insulti infantili del giudice non contano nulla. Ciò che conta è che il nostro compagno è tornato tra noi.

Ancora le parole del giudice Keenan, Jerry “ha deciso di restare un oppositore – infatti ha promesso di continuare eternamente la sua protesta.” E per questo ti applaudiamo Jerry. Bentornato a casa.

fonte : anarchist news

La Paz, Bolivia: Terzo comunicato di Henry Zegarrundo, ai domiciliari

Torno a scrivere col morale alto, con la forza che la solidarietà ha aumentato, con lo sguardo in avanti, con l’orgoglio di essere anarchico, con il piacere di vivere in armonia con le mie parole, dopo aver visto cosi da vicino tutta questa vicenda giudiziaria che protegge i/le ricchi/e e i/le nemici/che dei poveri, che utilizza i suoi mezzi più bassi come la montatura e i/le suoi/e servi/e infami, per accusare, criminalizzare, perseguire e imprigionare chi non si conforma.

Adesso mi trovo prigioniero dello stato benefattore del capitale dopo più di 8 mesi di arresto domiciliare totale, oltre agli 11 mesi di carcere. Questo tipo di reclusione domiciliare si potrebbe dire che è un “progresso” verso il recupero della libertà fisica, ma la mia abitazione è la mia cella, la casa dove vivo è la mia nuova prigione, il controllo della mia vita non è scomparso, la pena continua rendendo tributo alla società carceraria. Anche se questa forma di reclusione non è gradevole, la mia situazione non è comparabile assolutamente con quella di isolamento che vivono i/le nostri/e compagni/e rivoluzionarie/e prigionieri/e nel mondo, per questo, dobbiamo lottare con la fierezza necessaria dentro e fuori le carceri, fino a che tutti/e ritornino in strada, fin quando distruggeremo i muri delle celle di esseri umani e non. Continue reading La Paz, Bolivia: Terzo comunicato di Henry Zegarrundo, ai domiciliari

Italia: Aggiornamenti sulla censura in AS2 del carcere di Ferrara

28 gennaio 2014 – Continuano la censura ed il sequestro arbitrario di corrispondenza e stampa anarchica, in entrata ed in uscita, dalla sezione di Alta Sorveglianza di Ferrara: lettere e aggiornamenti informativi stampati dai siti e blog di movimento consegnati con settimane di ritardo, stampa anarchica di lingua inglese trattenuta e sequestrata da due mesi, corrispondenza con alcuni compagni in carcere all’estero bloccata e sequestrata dalla censura.

Va ricordato che nella sezione AS2 ferrarese sono rinchiusi unicamente tre anarchici [Adriano Antonacci, Nicola Gai e Alfredo Cospito] e che non hanno alcuna possibilità di contatto con il resto dei prigionieri, tutto questo concorre ad ostacolare se non impedire di fatto qualsiasi intervento attivo nelle discussioni fuori, visto che le notizie arrivano tardi e con il contagocce.

Alfredo in particolare chiede di far presente la situazione (l’ultimo episodio –di cui ha ricevuto notizia la scorsa settimana dall’amministrazione penitenziaria– è il sequestro di una sua lettera/intervista indirizzata ai compagni in carcere in Grecia delle CCF, bloccata due mesi fa e mai uscita dalle mura del carcere) e ribadisce solidarietà e vicinanza ai quanti continuano ad agire, in Italia ed all’estero, ai compagni prigionieri ed in particolare alla compagna Tamara Sol Vergara, sequestrata dallo stato cileno per aver attaccato un guardiano del BancoEstado, in solidarietà a Sebastian Oversluij, anarchico ucciso durante un esproprio.

Per scrivere ai compagni …
Alfredo Cospito – Nicola Gai
C.C. Ferrara, Via Arginone 327, 44122 Ferrara (Italia)

Più d’informazione : nidieunimaitres@gmail.com

Stati Uniti d’America: Kevin Olliff condannato a 2 anni e mezzo

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Martedì, Kevin Olliff ha accettato di patteggiare la pena ed è stato condannato a 2 anni e mezzo. L’unica prova a sua carico è stata il possesso di strumenti che per l’accusa erano pronti per essere usati per “danneggiare” un allevamento di volpi.

Con i benefici per la pena scontata, e quelli relativi al Illinois, Kevin dovrebbe essere rilasciato tra 10 mesi.

Questa è una condanna significativamente più pesante rispetto a quella ricevuta dal coimputato Tyler Lang, che è uscito a Novembre. Si è detto che i trascorsi di Kevin con i suoi arresti per la militanza animalista lo abbiano reso un bersaglio per l’accusa, traducendosi con una condanna più lunga (Kevin ha scontato in California per delle accuse di “stalking” riguardo al suo ruolo nella vittoriosa compagna contro POM Wonderful).

La storia

Tyler Lang e Kevin Oliff sono due attivisti animalisti di Los Angeles che sono stati arrestati in Illinois in Agosto per “possesso di strumenti per vandalismo”. Dopo un primo momento dove si sono rifiutati di far effettuare la perquisizione dalla polizia, la loro automobile è stata comunque perquisita. Dentro, la polizia ha trovato cesoie, acido muriatico, maschere da sciatori, tronchesi, abbigliamento mimetico. Secondo l’accusa tali strumenti erano utili per colpire un vicino allevamento per pellicce.

Un caso che parte dal generico vandalismo e finisce nella liberazione animale

Questo caso ha avuto numerose svolte, incluso l’accusa che ha sostenuto di avere immagini di sorveglianza di un attacco ad un allevamento di visoni in Illinois avvenuto la notte prima del suo arresto (insieme a Tyler Lang).

Mentre è stato chiaro dall’inizio che l’accusa stava usando le loro storie di attivisti animalisti contro Tyler e Kevin, solo alla fine ciò è stato esplicito.

Prima, l’accusa ha detto di usare Morris, la liberazione di visoni in Illinois (avvenuta la notte prima dell’arresto) per costruire un caso circostanziale e sostenere che Kevin Olliff volesse usare gli strumenti trovati in auto per colpire un allevamento per pellicce.

Dopo, l’accusa ha citato uno specifico allevamento che credeva fosse l’obiettivo di Kevin e Tyler la notte del loro arresto.

Alla fine, il governo è stato esplicito: Hanno voluto processare Kevin e Tyler per l’aver cospirato in piena regola di attaccare un allevamento.

Governo alla disperata ricerca di un arresto

Negli ultimi 6 mesi del 2013 10 allevamenti sono stati attaccati e nessuno è stato arrestato. È chiaro che il governo ha avuto un particolare interesse per Kevin e Tyler in assenza di poter arrestare membri del ALF. Nonostante quasi tutti gli attacchi siano avvenuti dopo il loro arresto, il governo è sembrato voler rochestrare qualcosa di simbolico (arrestando
attivisti animalisti di notte nel Midwest) contro gli attuali successi del Fronte di Liberazione Animale.

Trasporto in carcere

Kevin è stato trasferito dal tribunale di Woodford quasi subito dopo la sentenza, e trasferito in una struttura a Joliet. Dovrebbe star li un mese, prima di essere portato in una vera prigione. Durante il prossimo mese, avrà limitazioni sulle telefonate, potrà ricevere (ma non inviare) mail. Il suo nuovo indirizzo verrà postato appena possibile.

Cosa si può fare

Questo risultato, anche se non ideale, non sarebbe stato possibile senza le manovre legali del team legale di Kevin, un gruppo di duramente impegniati avvocati attivisti da Chicago (ed un avvocato dal Woodford County). Il fondo di sostegno di Kevin è ancora in rosso dalle sconfinanti spese legali, e diverse migliaia di dollari sono ancora necessari per pagare gli avvocati. Considerate di organizzare una raccolta di fondi per Kevin, o donare direttamente alla sua difesa legale.

Per donazioni qui.

Controllate il sito del supporto Kevin & Tyler per aggiornamenti frequenti, per donare, e per tutte le ultime novità.

fonte

Messico: Rilasciato su cauzione il compagno Mario Lopez

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Abbiamo saputo dagli avvocati che il compagno Mario Lopez è stato scarcerato su cauzione dopo essere stato arrestato lo scorso 20 Gennaio con l’accusa di aver violato la legge federale sulle armi e gli esplosivi, per fabbricazione di esplosivi.

Ciò ci rallegra molto, senza dubbio, ma è chiaro che prosegue la caccia alle streghe contro gli anarchici; arrestati, deportazioni, minacce, montature giuridiche, ecc. La detenzione di Mario è parte di questa strategia terrorista dello Stato.

Al momento non sappiamo altro.

Abbasso le mura delle prigioni!

Libertà per tutti/e!

Croce Nera Anarchica México

fonte ~ in inglese

Stato spagnolo: Trasferimento a Cordoba per il compagno Francisco Solar

Sembra che il potere, vuole fare ancora una mossa, cercando di distruggere la solidarietà e l’amicizia che ci unisce.

Per la seconda volta, Francisco Solar, sarà trasferito di carcere. Dopo settimane senza alcun contatto con un altro prigioniero, Francisco è da una settimana che condivide il cortile con un altro detenuto, con il quale congiuntamente sarà trasferito alla prima prigione. Oggi stesso (25 Gennaio) sarà trasferito al carcere di Valdemoros, dove starà per quattro giorni, fino a Mercoledì, quando sarà trasferito al carcere di Córdoba. Il compagno rimane forte e con la testa alta!

Cogliamo l’occasione per aggiornare e diffondere la direzione di Monica, che continua imprigionata nel carcere di Brieva.

Monica Andrea Caballero Sepulveda
C. P. Avila
Ctra. Vicolozano-Brieva S/N
05194 Brieva-Vicolozano (Avila).

Morte allo stato e viva l’anarchia!

fonte

Atene, 20/01/2014: Dichiarazione dell’anarchico Andreas Dimitris Bourzoukos riguardo il capo d’accusa attribuitogli per la rapina a Velventòs di Kozani

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Nego il capo d’accusa che mi viene attribuito da un tribunale nei sensi della legalità borghese. Nel mio mondo la rapina in banca è un momento di lotta, un’azione concreta di resistenza di fronte alla dittatura del denaro e del profitto. Per voi questa azione è un crimine come i miei pensieri anarchici e il progetto per una vita libera dall’autorità, traducendolo come terrorismo.

Gli unici terroristi che vedo io qui dentro li tengo difronte a me, siete voi, che con questa calma criminale condannate persone nella continua tortura della carcerazione. Siete parte di un meccanismo repressivo che in base alla politica -eliminare il nemico interno- agisce spietatamente, molte volte ”gonfiando” capi d’accusa o anche costruendo interamente accuse, in accordo sempre con le indicazioni del reparto antiterrorismo. Vi ricordo allora che sono nemico di tutto quello che volete mantenere intatto, sono nemico del mondo della sottomissione e del vassallaggio che voi volete imporre.

Secondo voi terrorista, secondo me e tanti ancora compagni anarchico.

E come anarchico, l’unico significato di giustizia che potrei accettare sarebbe quello di una giustizia che viene fatta dal basso, una giustizia che rigurgiterà l’etica del capitalismo, dove parole e significati come proprietà, autorità, sfruttamento, dio, stato, legge smetteranno di avere senso.

Sono pericoloso per la vostra democrazia per adesso, e questa è l’unica accusa che riconosco in sostanza.

Anche se è una verità che cercate di camuffare dietro i processi legali, il vostro agire repressivo ha come scopo primario quello di eliminare ogni tipo di resistenza e di concreta negazione delle vostre leggi e dei vostri valori.

Fino a quando esisteranno persone come voi, esisteranno anche coloro che con ogni mezzo lotteranno per il vostro rovesciamento e per la distruzione del sistema che asservite.

Andreas Dimitris Bourzoukos

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Atene: Testo in merito al processo che inizierà nel tribunale speciale del carcere femminile di Koridallos

ΑIl 3 Febbraio 2014 inizierà un altro processo nel tribunale speciale del carcere femminile di Koridallos, e includerà diversi casi. Alcuni di noi sono accusati nel caso delle abitazioni a Volos e Kallithea (Michalidis, Ntalios, Romanos), lo scontro con gli sbirri a Pefki (Michalidis), altri per la rapina alla ATEbank a Filotas, Florina (Sarafoudis, Michalidis, Politis, Ntalios, Harisis) e per quella alla ATEbank a Pyrgetos, Larissa (Sarafoudis).

Non diremo nulla in relazione alle accuse che “pesano” su di noi. Ognuno di noi ha fatto le proprie scelte e segue la propria strategia riguardo alla gestione del processo sia a livello legale che politico. Alcuni di noi hanno già scritto questo in precedenza rispetto al processo per il caso Velvedo e lo diciamo di nuovo: L’AMICIZIA E LA VICINANZA TRA COMPAGNI che ci legano non saranno colpite dalle scelte legali e politiche del processo.

Con o senza avvocati, rivendicando o meno, noi CONTINUIAMO a guardare il cielo INSIEME da dietro le mura e INSIEME lottiamo contro la prigionia.

BUONA FORTUNA A TUTTI QUELLI CHE STANNO PREPARANDO I LORO ATTACCHI.

Giannis Michailidis, Dimitris Politis, Grigoris Sarafoudis, Argyris Ntalios, Fivos Harisis, Nikos Romanos

fonti: i, ii

Prigione di Koridallos, Atene: Lettera aperta di Gerasimos Tsakalos

Da quando è fuggito il guerrigliero urbano Christodoulos Xiros, l’antiterrorismo, che si promuove come elite poliziesca del Potere, ha iniziato una caccia alla streghe nel tentativo di ottenere vendetta e ripristinare il prestigio ferito.

In parallelo, i media ufficiali in quanto proprietari e creatori esclusivi di verità hanno consolidato la propria falsità tramite una guerra di comunicazione contro la nostra organizzazione. Stavolta la propaganda dei giornalisti ha optato per dipingerci come “mafiosi”, “leader carcerari”, “custodi”, sfruttando un evento – il pestaggio del calunniatore G. Naxakis – e un paio di testi dei suoi compagni che illustrano situazioni e fatti, offrendoli ad ogni prospettiva nemica – polizia, giudici, giornalisti. Non parleremo ancora di ciò; da ora parleranno i fatti se necessario.

All’interno di tale contesto, il 16 Gennaio* abbiamo saputo che Kostas Sakkas è stato nuovamente arrestato, accusato nel caso Halandri sulla base di alcune impronte trovate sui sacchi della spazzatura.

Fin dal primo momento abbiamo chiarito in ogni modo e con ogni tono che nessuno degli arrestati per presunta appartenenza alla CCF, chi non ha mai rivendicato la propria partecipazione, non ha ALCUN TIPO di relazione con l’organizzazione e le nostre pratiche. L’abbiamo detto in aula, l’abbiamo scritto nei nostri testi, e soprattutto, è evidente a causa dei percorsi, valori e convinzioni diverse che abbiamo scelto, in contrasto con quelle di molti di loro.

Quindi, ci ritroviamo in un periodo di intensa campagna antiterrorista contro la CCF.

Gli agenti hanno scoperto “per caso”, dopo 4 anni e mezzo, impronte di K. Sakkas su un sacco della spazzatura che conteneva residui di un dispositivo esplosivo connesso al caso della CCF. Ma gli agenti stessi sanno la verità; è solo che essa non fa comodo al fine del loro piano.

La verità è che K. Sakkas non ha avuto e non potrà avere mai alcun tipo di relazione con la CCF. Il suo unico collegamento all’intera vicenda è la passata amicizia con me – e questo è ben noto ad agenti e giudizi.

Pertanto, il motivo del ritrovamento delle sue impronte sui sacchi – se esso è vero – sta nel fatto che io personalmente ho usato quei sacchi, quando li ho presi dalla casa che condividevo con K. Sakkas. Quindi, è molto probabile che lui abbia toccato uno di quei sacchi, visto che erano in uno spazio comune di quella casa. Continue reading Prigione di Koridallos, Atene: Lettera aperta di Gerasimos Tsakalos

Grecia, Corfù: Rivendicato attacco contro bancomat in solidarietà con K. Sakkas

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Solidarietà da Corfù

Il 18 Gennaio abbiamo distrutto un bancomat della Emporiki Bank (Banca Commerciale Greca) nella zona di Messonghi nell’isola di Corfù, in solidarietà con Kostas Sakkas e contro tutte le pratiche vendicative dello stato e di ogni potente.

GIÙ LE MANI DAI NOSTRI COMPAGNI

anarchici

PS1. Forza e salute al prigioniero Spyros Stratoulis
PS2. Buona fortuna al fuggitivo Christodoulos Xiros

in inglese

Atene: Aggiornamento sui compagni della CCF dal carcere maschile di Koridallos

wOggi 20 Gennaio 2014, 6 compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco* sono stati convocati dinnanzi al procuratore del carcere, il quale ha deciso le sanzioni disciplinari a loro carico in seguito al testo diffuso dai prigionieri del 4° padiglione che li** vede come colpevoli del pestaggio di un altro detenuto, in seguito il personale penitenziario ha riportato i fatti. Le sanzioni ammontano a un anno di sanzione disciplinare per avere immobilizzato una guardia, e trenta punti carcerari per aver picchiato un altro detenuto. Ci sarà probabilmente un proseguimento giudiziario per questi fatti. Vi terremo aggiornati.

Solidali con la Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Note dei traduttori:
*Il titolo di questo messaggio come anche i link sono a nostra cura.
** Per conoscenza, i dieci prigionieri nel testo non hanno citato per nome i 6 compagni.

in inglese

Salonicco, Grecia: Aggiornamento sul compagno Babis Tsilianidis

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Il 15 Gennaio 2014, durante una nuova udienza al tribunale di Salonicco, i giudici hanno esaminato la richiesta presentata da Babis Tsilianidis in merito alla sospensione della pena fino all’appello nel caso della rapina all’ospedale AHEPA. La richiesta è stata rifiutata. Il compagno è prigioniero nel 4° padiglione del carcere di Koridallos ad Atene.

Solidarietà con l’anarchico Babis Tsilianidis
Solidarietà con quelli che lottano, si rivoltano e si scontrano.

in inglese

Grecia: S. Stratoulis assolto dalle accuse in merito al caso di Salonicco

I vulcani esplodono dal basso
I vulcani esplodono dal basso

Spyros Stratoulis è stato prosciolto dalle accuse in merito alla presunta partecipazione in una organizzazione criminale, motivo che gli aveva fatto perdere i permessi d’uscita dal carcere.

Tieni duro, Spyros, fino alla libertà.

in inglese