Barcellona: Aggiornamento sullo giudizio contro i torturatori di Quatre-Camins

È successo nel processo il Mercoledì, 8 maggio

Dopo aver fatto le dichiarazioni, il Mercoledì, 8 maggio, diverse persone che erano prigionieri al momento della rivolta e che ora sono in un’altra condizione, tra cui il compagno José Solis (partecipante nell’amutinamiento de Quatre Camins, ex-priogionero FIES e prigionero in lutta), e poi qualcun’altro dell’osservatorio, nonché Mossos e carcerieri come chi era stato a capo di Quatre Camins nel 2004, la ripresa del processo è stata rinviata fino al Lunedì, 13 maggio.

Tra le situazioni curiose che si sono verificate nella mattinata di Mercoledì (c’era un’altra parte del processo che ha avuto luogo nel pomeriggio), era che dopo una pausa e tornare in sala, gli avvocati della difesa (anche se non posso dire se erano tutti), hanno cercato di ricusare la corte che presiede la sala (due giudicesse e un giudice).

Nel corso del processo nella prima parte della mattinata, gli avvocati della difesa hanno presentato costantemente allegati con la scusa che la giudice, non gli permeteva di esercitare il loro legittimo diritto di difesa. Alla maggior parte dei visitatori all’udienza pubblica è rimasto chiaro che gli avvocati della difesa non avevano alcuna intenzione di che fossero giudicate le torture e hanno mantenuto in ogni momento una strategia per distogliere l’attenzione verso altre questioni che nulla avevano a fare con le torture, ed a allungare il tempo dell’udienza. Come l’atteggiamento della giudicessa è rimasto contrario a detta strategia, attirando l’attenzione in diverse occasioni agli avvocati che continuavano con le interruzioni per impedire lo sviluppo della vista, se non dirigevano il processo, prima dell’inizio dell’udienza, dopo il ritorno di pausa di metà mattina, gli avvocati dell’accusa hanno voluto ricusare la corte, in modo che la giudice ha chiesto di lasciare la sala a uno degli avvocati che si è ritirato con la corte per parlare della situazione. Tornando la giudice, ha detto che gli avvocati sapevano in anticipo chi formava la corte e che avevano avuto tempo per ricusarla e che nel momento in cui era il processo, non era il tempo ed era una richiesta impertinente. Data l’obiezione dell’avvocato, la giudicessa ha ribadito che poteva sollevare tutti i reclami che riteneva opportuno, ma nel frattempo, il processo procedeva.

Non sono stati resi pubblici i motivi della ricusazione, anche se si poteva capire perfettamente che altro non è che la già esposta e nonostante le continue interferenze, soprattutto da tre avvocati della difesa, anche se assecondate dai 5 (uno della Generalitat) , la giudice ha impedito tanto agli avvocati della difesa come a quelli dell’accusa e fiscale, così come ai testimoni, di uscire dal “programma” che lei aveva previsto. Da un lato ha impedito avvelenamento della vista con argomenti tossici, però dall’atra parte non ha permesso ai testimoni di estendere o spiegare i motiivi e le ragioni, tagliando gli interventi per ricordare che le risposte fossero in linea con le domande.

Le testimonianze di alcune persone che erano in carcere in quei momenti non lasciavano dubbi, nel modulo 1 le guardie picchiavano bruttalmente i detenuti coinvolti nella rivolta, e a coloro che non avevano partecipato, anche. Né ha lasciato dubbi la testimonianza di un detenuto che ha negato tutto ciò che aveva inizialmente dichiarato, ma quando gli viene chiesto della sua situazione carceraria attuale, ha riconosciuto che egli era di permesso in terzo grado, e che le mancavano per finire quattro anni. Come si suol dire… “Roma non paga ai traditori” e questo, per la sua testimonianza, ha dovuto aver cambiato colpi per permessi… chi non lo farebbe?

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